Il Governo fa orecchie da mercante al “sollecito” europeista del Quirinale

            Il Governo, con la maiuscola usata per riguardo dal capo dello Stato nella lettera inviatil manifesto.jpga al presidente del Consiglio, e apparsa non solo al manifesto “una strigliata a Conte”, ha fatto orecchie da mercante alle preoccupazioni ed esortazioni del Quirinale sul bilancio preventivo del 2019, licenziato per le Camere con la necessaria, ma forse anche sofferta autorizzazione di Sergio Mattarella.

            A quest’ultimo, che lo aveva “sollecitato” per dichiarato senso del “dovere” a “sviluppare con le istituzioni europee “il confronto e un dialogo costruttivo”, evidentemente maggiore di quanto non sia sinora avvenuto, perché diversamente il sollecito non avrebbe avuto senso, il presidente del Consiglio ha risposto con un comunicato che il dialogo con la Commissione di Bruxelles è “proficuo e costante”. Ci sarebbe quindi ben poco da chiedere in più da parte del Governo, sempre con la maiuscola.

            Piuttosto -par di capire dalla risposta a mezzo stampa di Giuseppe Conte- dovrebbero essere gli interlocutori di Bruxelles a rendersi finalmente conto delle ragioni di Roma. Dove si reclama più spesa e più deficit in funzione “espansiva”, ha ribadito il presidente del Consiglio. Che ha profittato dell’occasione per tirarsi fuori da ogni tipo di responsabilità di fronte ai dati peggiorativi della situazione, tutti addebitabili quindi al governo precedente: blocco del pil nel terzo trimestre dell’anno in corso, aumento della disoccupazione, crescita dello spread, conseguente aumento degli interessi da pagare sul debito pubblico e altrettanti rischi di tenuta delle banche imbottite di titoli di Stato.

            Il carico da novanta alla risposta governativa l’ha messo tuttavia il vice presidente leghista del Consiglio Matteo Salvini. Che, precedendo una volta tanto sullo scivoloso terreno economico il collega grillino Luigi Di Maio, ha dato appuntamento ai sovranisti d’Italia, leghisti e non, per l’8 dicembre a Roma, in Piazza del Popolo, quando il Parlamento sarà ancora alle prese con la legge di bilancio, e probabilmente sarà anche partita la minacciata procedura d’infrazione europea. L’obiettivo è  di gridare tutti insieme che si va avanti e che “nessuna letterina o letterona potrà farci tornare indietro”, da chiunque firmata.

           Salvini.jpg “Lasciateci lavorare”, ha intanto gridato per conto suo il leader della Lega, imbaldanzito da una serie di circostanze a lui indubbiamente favorevoli, e in qualche modo anche meritate, come la notifica della richiesta di archiviazione del procedimento giudiziario avviato, pur sulla corsia protetta del cosiddetto tribunale dei ministri, per la vicenda della nave Diciotti con l’accusa di sequestro plurimo e aggravato di persone: gli immigrati curiosamente soccorsi in mare da quella stessa nave.

            Non ci voleva molto, in verità, a capire che quell’accusa non stava in piedi, come le altre originariamente mosse dal capo della procura della Repubblica di Agrigento e già ridotte dalla Procura di Palermo, prima dell’approdo dell’inchiesta alla Procura di Catania. Nel cui porto quel pattugliatore della Guardia Costiera era alla fine approdato.

           Naturalmente il procuratore di Agrigento rimarrà tranquillamente al suo posto, convinto di avere fatto la cosa giusta. Così vanno notoriamente e legittimamente -cioè in conformità con le leggi in vigore- le cose in Italia.

            Scagionato, almeno su richiesta della Procura competente di Catania, dall’accusa di sequestratore di immigrati, Salvini si è guadagnato anche un ulteriore vantaggio sugli alleati di governo a cinque stelle nel sondaggio appena condotto per Repubblica dalla  Demos: 30 per cento dei voti contro il 27,6 dei grillini, scesi di cinque punti rispetto ai risultati delle elezioni politiche di marzo. Il gradimento personale di Salvini è inoltre del 60 per cento, contro il 53 di Di Maio.

           Travaglio.jpgLa crescita della Lega a danno dei grillini non piace naturalmente al Fatto Quotidiano di Marco Travaglio, che si è affrettato a confezionare un bell’editoriale contro Salvini, come una volta faceva contro Silvio Berlusconi, e poi contro Matteo Renzi, e poi ancora contro entrambi, ed ora contro tutti e tre, accomunati dalle peggiori nefandezze politiche, ma anche di altro tipo. Dio li ha fatti e poi li ha messi insieme, evidentemente, anche se per il momento Salvini governa col partito o movimento che, fra tutti, è quello che piace di più, o dispiace di meno, a Travaglio.

 

 

 

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