Eppure si chiama Governo, quello gialloverde ancora in carica

             No. Non è un albero di Natale quello che Emilio Giannelli ha proposto nella sua vignetta sulla prima pagina ai lettori del Corriere della Sera, anche se manca ormai poco più di un mese alle feste di fine anno. E gli addobbi relativi cominciano a comparire sulle nostre strade, nelle nostre piazze e nei centri commerciali che Luigi Di Maio, dalla postazione stellata di vice presidente del Consiglio a Palazzo Chigi, ci permette ancora di frequentare anche nei giorni festivi.

            Quello che Giannelli ha disegnato è un cumulo di rifiuti su cui troneggiano i due vice presidenti del Consiglio, lo stesso Di Maio e il leghista Matteo Salvini, divisi su cosa farne, o come trattarli. Se destinarli all’inceneritore più vicino, almeno uno in ogni provincia, estendendo dappertutto i buoni affari che fanno quelli operanti dove gli amministratori hanno avuto la fortuna, l’accortezza, il coraggio, come preferite, di lasciarli costruire e funzionare, o mangiarseli.

             La disputa fra i due vice presidenti del Consiglio, nell’abituale o sostanziale silenzio naturalmente del presidente titolare dell’ufficio di capo del governo, o di premier, come dicono all’estero, ha avuto l’inconveniente di non passare inosservata al presidente grillino della Camera Roberto Fico. Che è abituato come ogni napoletano a convivere con la monnezza ancor più di quanto la sua collega di partito Virginia Raggi stia cercando di fare nella Capitale con romani e ospiti, fissi o di passaggio.

            Il Foglio.jpg  La pronta protesta di Fico contro le bizzarrie inceneritrici di Salvini, destinata -ritengo mentre scrivo- ad essere recepita e rilanciata dal collega di partito Alessandro Di Battista in veste sia di reporter sia di mito del movimento delle 5 stelle, pronto al rientro anche fisico nella lotta politica italiana, ha allarmato Di Maio. Che, già critico di suo con Salvini per tante altre cose, anche quelle sulle quali i due si sono appena chiariti o accordati al telefono o a vista, ha alzato il tono della voce, ha portato le mani dove di solito stanno quando si dice a qualcuno che ha rotto i cosiddetti…e lo ha perentoriamente invitato a non creare tensioni fra i grillini e , più in generale, nel governo: per giunta, su un argomento estraneo al famoso contratto stipulato in primavera. Di cui prima o poi troveremo una copia anche sui comodini o nei cassetti delle camere d’albergo per il suo valore ormai biblico.

               Nel frattempo la combinazione ministeriale gialloverde continua il suo confronto o scontro, come preferite, con la Commissione Europea e altre istituzioni internazionali sui  conti italiani  “senza cedere di un millimetro”, come ripetono ossessivamente Salvini e Di Maio, e da qualche tempo anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria, rinsavito rispetto alle prime posizioni attribuitegli, a torto o a Gazzetta.jpgragione, dai soliti animali travestiti da giornalisti. Che adesso starebbero giocando sporco pure col presidente della Repubblica Sergio Mattarella, indicato all’unisono con vistosi titoli di prima pagina dal Fatto Quotidiano di Marco Travaglio e da La Verità di Maurizio Belpietro di meditare un intervento a gamba tesa a favore dell’Unione Europea. Ciò avverrebbe  rifiutando la promulgazione del bilancio se il Parlamento l’approverà fregandosene delle osservazioni, critiche e quant’altro degli organismi comunitari.

                Va bene che anche quello di Sua Maestà Elisabetta II è un governo con qualche problema, come riferiscono le cronache da Londra. Ma è pur sempre un’impresa scambiare per un governo quello in carica a Roma.

 

 

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