Ora Salvini, almeno lui, tenta la ritirata del millimetro, o del decimale

             I primi rapporti di Conte sulla cena con Juncker, fatti presumibilmente per telefono in attesa di un vertice rinviato, debbono essere stati diversi dall’ottimistica rappresentazione che si è fatta a  caldo del “dialogo” che procede a livello europeo, e per ciò stesso positivo, se i dioscuri della maggioranza gialloverde hanno cambiato linguaggio. O almeno lo ha fatto Matteo Salvini, essendo l’altro -Luigi Di Maio- un po’ distratto dalle polemiche che hanno investito il padre come imprenditore edile accusato -si vedrà se a torto o a ragione- di pagare in nero i suoi dipendenti.

           Dopo essersi davvero sprecato in annunci muscolari, intenzionato ad “andare avanti” e a “non arretrare neppure di un millimetro” nella difesa della manovra finanziaria dalle critiche dei commissari europei, arrivati ormai a un palmo dalla cosiddetta procedura d’infrazione per debito eccessivo, il leader leghista si è deciso, o rassegnato, a dire che non vuole dissanguarsi per una questione di “decimali”. E poiché la guerra con Bruxelles è esplosa per otto decimali in più, fra il deficit dell’1,6 per cento  anticipato in estate e quello del 2,4 per cento deciso in autunno a Palazzo Chigi per il 2019 tra feste in piazza e sui barconi teverini  del “popolo” pentastellato, quella sopraggiunta di Salvini potrebbe anche essere presa o scambiata per una svolta.

             Il vignettista Emilio Giannelli sulla prima pagina del Corriere della Sera attribuisce anche al leader leghista, oltre che al grillino Di Maio, la speranza che ad accorgersi della svolta, vera o presunta, siano “i mercati e non i sondaggi”. Ma anche a Salvini, pur nell’ottimismo, anzi nella spavalderia da lui mostrata di fronte alle previsioni di voto che da mesi lo danno in progressiva crescita ai danni dei grillini, i sondaggi potrebbero riservare prima o poi brutte sorprese senza una sua frenata politica.

            I governatori leghisti del Veneto e della Lombardia, per esempio,  debbono avere già avvertito il vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno del malumore crescente del proprio elettorato di fronte agli effetti di un ciclo economico bloccato nella sua pur modesta crescita dopo il via libera a spese più assistenziali e demagogiche – come quelle per il cosiddetto reddito di cittadinanza e l’anticipo dell’età pensionabile- che produttive di posti di lavoro e di reddito vero.

           Non a caso, del resto, proprio sul Corriere della Sera, e nello stesso giorno in cui Giannelli fa scoprire a Salvini e a Di Maio la necessità di preoccuparsi più dei mercati che dei sondaggi, è comparso un editoriale dell’ex direttore Paolo Mieli in cui compare il fantasma di elezioni anticipate in inverno, forse già prima di quelle di primavera per il rinnovo del Parlamento europeo, a causa delle difficoltà finanziarie, economiche e sociali che potrebbero fare implodere la maggioranza gialloverde di governo.

            Forte anche degli argomenti e dati fornitigli da Guido Tabellini, ex rettore del’Università Bocconi, il buon Mieli ha raccontato dell’ombra recessiva che si sta allungando un po’ dappertutto, anche in Italia, e delle cattive sorprese che potrebbero venire dalle prossime aste dei titoli del debito pubblico italiano, dopo il flop dell’ultima. Che ha dimostrato quanto poco si fidino ormai delle condizioni italiane i risparmiatori.

           A questo punto, e sempre in attesa di verificare con riunioni di vertice, dichiarazioni, interviste autorizzate o no a ministri, vice ministri e sottosegretari dal portavoce di Palazzo Chigi e voti d’aula o di commissione fra Senato e Camera, nella solita giostra delle leggi che vanno e vengono fra i due rami del Parlamento, c’è veramente da chiedersi se potrà bastare a cambiare realtà e percezioni la ritirata del millimetro, o del decimale, prospettata da Salvini.

 

 

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