La Lega consolida il sorpasso sui grillini e cresce il nervosismo nel governo

Schermata 2018-11-03 alle 05.55.21.jpg            Mentre il vice presidente grillino del Consiglio Luigi Di Maio prenota per Natale un decreto legge per il r cosiddetto reddito di cittadinanza, allo scopo di smentire i dubbi sulla sua operatività ribaditi dal sottosegretario leghista a Palazzo Chigi Giancarlo Giorgetti, la macchina dei sondaggi continua a sfornare brutte notizie per il movimento delle cinque stelle.         

            I dati appena emessi da Ipsos per il Corriere della Sera sono peggiori di quelli di Demos del giorno prima, pubblicati da Repubblica.  Anziché al 30, il partito di Matteo Salvini sale al 34,7 per cento dei voti, dal 17 delle elezioni politiche del 4 marzo scorso. I maggiori consensi arrivano al Carroccio per il 16 per cento dall’elettorato grillino, altrettanto dal bacino delle astensioni e per il 12 per cento dall’ormai ex elettorato di Silvio Berlusconi.

            Il movimento delle cinque stelle ha quasi un punto in più del risultato attribuitogli dalla Demos: il 28,7 per cento contro il 27,6 ma pur sempre meno del 32 per cento delle elezioni politiche di marzo. In ogni caso il sorpasso dei leghisti sui grillini è ormai stabilizzato, più consistente al Nord che al Centro-Sud.

            Di fronte a questo quadro, tradotto bene nella vignetta di Giannelli sulla prima pagina del Corriere della Sera, con quel Salvini che sale come lo spread sulla scala mobile e Di Maio che in discesa lo ammonisce, si capisce l’animosità fra i due partiti di governo, che emerge ora su un tema e ora su un altro, ma crescente. E la gran fatica che deve fare il presidente grillino del Consiglio Giuseppe Conte a proteggere il governo dai contraccolpi, specie in vista dei passaggi parlamentari sul bilancio, sul decreto della sicurezza, su quello per Genova zavorrato col condono edilizio a Ischia, e ora anche sulla prescrizione. Che il ministro grillino della Giustizia Alfonso Bonafede, spiazzando i leghisti alquanto infastiditi, ha voluto tentare di riformare perentoriamente, bloccandola alla sentenza di primo grado. E con una intrusione emendativa della legge di contrasto alla corruzione, anche se il blocco della prescrizione non è limitata a quel reato.

           Bonafede.jpg “E’ nel contratto”, in verità un po’ generico in materia, ha detto Bonafede reagendo alle obbiezioni degli alleati e sventolando la sua proposta come una bandiera, al pari del già ricordato reddito di cittadinanza, del no alla Tav al Nord, specie ora che i grillini hanno dovuto subire la Tap al Sud, dei vitalizi da abolire ora anche nei consigli regionali, tagliando i fondi dello Stato a quelli che non si allineano, e naturalmente dei tagli alle pensioni cosiddette d’oro, oltre cioè i 4500 euro netti mensili. Che sono peraltro meno dei 5000 scritti nel famoso contratto di governo continuamente richiamato nelle polemiche interne ed esterne alla maggioranza.

            Ci sono altre cose del contratto che via via si sono assottigliate ai danni delle attese dei leghisti: per esempio, la cosiddetta tassa piatta, sostanzialmente accantonata per privilegiare il finanziamento del reddito di cittadinanza e della riforma della legge Fornero sull’accesso alle pensioni. Se n’è doluto il sottosegretario Giorgetti osservando che un aumento del deficit per via della tassa piatta avrebbe forse trovato, per gli effetti che avrebbe provocato sulla ripresa, minori resistenze nella Commissione Europea. Di Maio, peraltro in partenza per la Cina, gli ha risposto dicendo testualmente degli alleati legisti in una intervista al Corriere della Sera: “Hanno fatto loro una scelta politica. Sono le loro scelte per la legge di bilancio. Io sono soddisfatto delle mie. Se loro non sono soddisfatti delle loro non dipende da noi”. E’ sale sulle ferite. Ma i leghisti possono consolarsi, almeno per ora, con i sondaggi elettorali.

 

 

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