Il compromesso sulla prescrizione come la secchia rapita del Tassoni

             Ancora una volta dobbiamo al manifesto il titolo più felice sul compromesso raggiunto in meno di mezz’ora a Palazzo Chigi fra Luigi Di Maio e Matteo Salvini sulla prescrizione, che pure li aveva portati ad un palmo dalla separazione politica e dalla caduta del governo gialloverde.

            “Prescritti sull’acqua”, ha titolato il giornale ancora dichiaratamente comunista, per fortuna sopravvissuto -grazie alla fantasia dei fondatori e successori- alla caduta del muro di Berlino e alle sue più o meno conseguenti crisi editoriali.

           Giannellijpg.jpg E’ proprio sull’acqua che galleggia il compromesso che i due vice presidenti del Consiglio hanno adottato con una formula escogitata, in particolare, dalla esperta di Salvini: l’avvocato di prim’ordine, prestata al governo come ministro della pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno. Che aveva liquidato, allarmatissima, come “una bomba atomica sui processi” la pretesa del guardasigilli grillino Alfonso Bonafede, peraltro avvocato pure lui, di usare la legge contro la corruzione all’esame della Camera per fermare la prescrizione in tutti i processi, e non solo quelli per corruzione, alla sentenza di primo grado, lasciando scorrere indefinitamente il tempo per i due gradi successivi.

           Rolli.jpg La Bongiorno, e Salvini, hanno concesso a Bonafede di continuare a viaggiare con le sue idee sul treno della cosiddetta legge spazzacorrotti, che riprenderà il suo cammino a Montecitorio il 19 novembre, dopo una pausa imposta da un quasi pugilato fra quanti se ne occupano in commissione, ma hanno assegnato al progetto del guardasigilli  una data nella quale potrà essere, a sua volta, prescritto: il 1° gennaio del 2020, se non si rivelerà strada facendo il 31 dicembre.

            Entro quelle date dovrà essere approvata una riforma della giustizia penale che garantisca naturalmente il principio ineludibile della “ragionevole durata” dei processi, Gazzetta.jpgentrato in Costituzione nel 1999 con la riscrittura dell’articolo 111, superato in lunghezza solo dall’articolo 117, a sua volta modificato nel 2012 per distribuire le competenze legislative fra lo Stato e le Regioni.

            Che cosa succederà se la riforma del processo penale, che si è deciso di affidare  al governo su delega del Parlamento, ancora da scrivere, da proporre al Parlamento e naturalmente da approvare, non sarà ancora pronta al 1° o al 31 dicembre del 2020 ? Di Maio, e credo anche Bonafede, è convinto che scatterà comunque la fine della prescrizione alla prima sentenza. La Bongiorno, intervistata davanti all’ingresso del Senato, lo ha escluso perché -ha spiegato- le due riforme sono tra loro “concatenate”. Davigo.jpgEd è un’opinione confermata da un altro, insospettabile esperto della materia: il sessantottennne consigliere superiore della magistratura Piercamillo Davigo, per qualche tempo corteggiato come possibile ministro della Giustizia dai grillini e tanto fiducioso nella fine della prescrizione pretesa e programmata da Bonafede, da avere dichiarato che ne vedrà gli effetti “da morto”. E lo ha detto certamente augurandosi lunga vita, com’è naturale che sia per uno che appare così in buona salute come Davigo.

             In questa situazione, nonostante l’entusiasmo dei grillini, notoriamente pronti a festeggiare in piazza e sui barconi, almeno sul Tevere, i successi annunciati dai loro dirigenti al governo, affacciati o no al balcone di Palazzo Chigi, non può meravigliare che il compromesso sulla prescrizione abbia scatenato la fantasia dei vignettisti. Ed evochi un po’ la secchia rapita dell’omonimo poema eroicomico del modenese Alessandro Tassoni, composto in prima stesura nel 1614 e pubblicato a Parigi otto anni dopo, nel 1622.

 

 

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