La sfida di Giuseppe Conte: “La nostra rivoluzione è appena iniziata”

              Con involontaria ironia, visto il proposito dichiarato di far capire e finalmente apprezzare la manovra economica del governo di fronte alle critiche o allo scetticismo suscitato in sede comunitaria, e non solo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avvertito con una intervista al Corriere della Sera che “la nostra rivoluzione è appena iniziata”. Nostra, intesa naturalmente come governo e maggioranza gialloverde. I cui problemi interni sarebbero quanto meno sopravvalutati, perché “la tenuta”, specie quella della compagine ministeriale, “è solida, come i fondamentali -ha detto Conte- della nostra economia”, a dispetto dei quali la pur debole crescita si è fermata nel terzo trimestre, la disoccupazione è aumentata e lo spread è arrivato dov’è compromettendo i risparmi degli italiani, ha appena avvertito il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Che non sarà stato eletto dal popolo, come gli ha recentemente rinfacciato il vice presidente grillino del Consiglio Luigi Di Maio, ma in materia ha più esperienza e competenza di lui, per non scomodare altri argomenti di carattere istituzionale.

            Della sorte dei risparmi degli italiani e degli equilibri dei conti pubblici è tornato a mostrarsi preoccupato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il quale ha profittato dell’occasione anche per ricordare ai cosiddetti sovranisti di casa nostra, insofferenti dei vincoli europei, che proprio dalla tenuta dei conti e dalla difesa del risparmio, peraltro tutelato dalla Costituzione, dipende la “sovranità effettiva” dell’Italia, come di ogni altro Paese.

            Il capo dello Stato ha infine inviato al presidente del Consiglio una lettera di accompagnamento all’autorizzazione a presentare in Parlamento il  disegno di legge sul bilancio del 2019 raccomandandogli, in sostanza, molta prudenza nella gestione dei rapporti con l’Unione Europea, perché atteggiamenti di sfida e rotture sulla manovra finanziaria già contestata dalla Commissione di Bruxelles aggraverebbero le difficoltà del Paese.

            Tornando all’intervista al Corriere della Sera, di tutt’altro segno, sulla rivoluzione “appena iniziata”, il presidente del Consiglio è ricorso anche all’immagine dei “primi tasselli” messi in questi mesi per concludere, nella prospettiva di una durata del governo sino alla scadenza ordinaria della legislatura, nel 2023: “Vogliamo cambiare l’Italia da cima a fondo”. Forse anche con l’aiuto della informazione televisiva della Rai, i cui nuovi direttori sono stati appena nominati dal Consiglio di Amministrazione dell’azienda di Stato con una selezione culturale e politica ristretta ai due partiti di governo.

            “Cambiare l’Italia da cima a fondo” ricorda il proposito di “rivoltarla come un calzino” attribuito negli anni dell’inchiesta giudiziaria famosa come Mani pulite all’allora sostituito procuratore della Repubblica di Milano Piercamillo Davigo. Che, oggi componente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha sempre smentito, in verità, di avere parlato in quei termini. Lo avranno fatto forse altri in quella Procura. Dove però la delusione per i risultati alla fine conseguiti fu enorme, ed espressa pubblicamente dal capo in persona. Che era Francesco Saverio Borrelli.

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