Quel fascino perduto del presidente del Consiglio dei Ministri…..

            Per quello che è destinato a contare, cioè niente, nella concezione che ne hanno i protagonisti del nuovo corso politico, convinti che sia un mero “esecutore” del “contratto” di governo da consegnare lunedì per sole ragioni di “rispetto” al Quirinale, come ha detto il segretario leghista Matteo Salvini, non si capisce  la suspense creata dallo stesso Salvini e dal capo delle 5 stelle Luigi Di Maio sul nome del presidente del Consiglio da indicare lunedì al capo dello Stato. Che dovrà nominarlo solo perché l’articolo 92 della Costituzione gliene conferisce ancora il compito, come ai vecchi tempi, quando il capo del governo, dopo essere stato il protagonista davvero delle trattative sul programma nella fase dell’incarico, ne dirigeva la politica generale, ne assumeva la responsabilità, manteneva l’unità di indirizzo politico ed amministrativo promuovendo e coordinando l’attività dei ministri.  

           Tutte queste cose sul conto del presidente del Consiglio sono state scritte testualmente nell’articolo 95, sempre della Costituzione, più di 70 anni fa, quando nessuno poteva immaginare che un governo potesse essere concepito e nascere come in questi giorni, lasciando il presidente della Repubblica tanto libero da impegni da scendere in piazza e mescolarsi alla folla per assistere allo spettacolo del cambio straordinario della guardia davanti al Quirinale: con tanto di Corazzieri in alta uniforme, a cavallo, banda e simpatica mascotte, in festa sotto il sole per il centocinquantesimo anniversario della fondazione del reggimento.

            La folla ha colto l’occasione per manifestare al capo dello Stato la propria simpatia, ed anche solidarietà per l’abuso fatto della sua pazienza dai partiti della costituenda maggioranza. “Grazie per quello che fa per noi”, ha detto una donna a Sergio Mattarella alludendo -credo- proprio alla dura prova cui egli è stato sottoposto in questa crisi dai nuovi protagonisti della politica italiana, dichiaratamente convinti, come ha detto Di Maio, di stare “scrivendo la Storia” in generale, e quella della “terza Repubblica” in particolare: la Repubblica “dei cittadini”, parola sempre di Di Maio. Che evidentemente considera le due precedenti appartenute solo alla “casta” sbeffeggiata sulle piazze e nei teatri da Beppe Grillo, forte ora di una spalla come Salvini, affrancatosi in questa crisi da tutte le malefatte, e relative contumelie, contestategli prima delle elezioni politiche del 4 marzo dal comico genovese e seguaci.

           Altan.jpg Ora a rappresentare la ricerca del presidente del Consiglio ancora in corso fra grillini e leghisti basta e avanza l’arguta vignetta di Altan su Repubblica, dove uno dei due attori parla dell’attesa del nome e cognome della persona da sistemare a Palazzo Chigi e l’altro gli chiede se sia davvero sicuro che occorra anche il cognome, e non solo il nome.

            Più si è avvicinato a Grillo nel negoziato sul nuovo governo e più Salvini si è naturalmente “distanziato” dall’alleato Silvio Berlusconi, che non lascia ormai passare giorno senza dirglielo in privato e in pubblico, specie da quando ha ottenuto la riabilitazione giudiziaria e la candidabilità alle elezioni e a tutto il resto, anche alla guida di un esecutivo. Cui non a caso il Cavaliere si è appena riproposto nel caso di un aborto del “governo del cambiamento” allestito da pentastellati e leghisti: un governo “legastellato”, lo chiamano gli amici di Salvini. I quali non hanno gradito naturalmente la sortita del Cavaliere, sino a dargli del “traditore”.

           Dalle parti del Carroccio credevano di essere stati autorizzati a muoversi, evidentemente nella debolezza in cui Berlusconi si trovava prima della riabilitazione giudiziaria, con assoluta autonomia e al tempo stesso di considerarsi ancora parte della coalizione elettorale del 4 marzo. Che è peraltro lo specchio di tante e tanto rilevanti amministrazioni locali condotte insieme: dalla Lombardia al Veneto, dalla Liguria al Friuli-Venezia Giulia, dal Molise alla Sicilia, per fermarci al livello regionale.

          Salvini con stivali.jpg Le distanze tra un Salvini che le vignette del Foglio riprendono ormai in tenuta fascista e un Berlusconi sulla cui testa i capelli non si drizzano solo perché sono incollati sono inversamente proporzionali a quelle fra il Cavaliere e Matteo Renzi. Che hanno appena formulato giudizi e preoccupazioni analoghe, per esempio, sulla deriva giustizialista del contratto di governo già acclamato digitalmente dai grillini e passato al Consiglio federale della Lega senza neppure il ricorso ad una votazione, avendo tutti preferito rimettersi da quelle parti al popolo dei gazebo mobilitato in questo week end. Che per fortuna farà riposare un po’ gli speculatori di borsa, scatenatisi contro i titoli dell’ingente debito pubblico italiano da quando i gestanti del nuovo governo hanno fatto sapere e capire che intendono aumentarne ancora la consistenza per cercare di realizzare i loro generosi propositi, diciamo così, sociali: dal cosiddetto reddito di cittadinanza in su, o in giù, come preferite.

            Mister Spread, come viene chiamato il differenziale fra i titoli di Stato italiani e tedeschi, è appena andato a riposarsi accumulando più di 160 punti. E avendo buone speranze di aumentarli nella settimana prossima.

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

     

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