Un altro monito dal Quirinale sul governo negoziato fra grillini e leghisti

            Per quanto ancora indefinito in alcuni “dettagli” del programma, o “contratto”, come preferiscono chiamarlo soprattutto i grillini, il governo Salvimaio proposto anche in effige dal Fatto Quotidiano è stato raggiunto da un altro monito del Quirinale. Dove hanno raccontato a Marzio Breda, del Corriere della Sera, che il presidente della Repubblica, pur consapevole delle stranezze o irritualità introdotte in questa lunga crisi di governo dai due partiti che si sono autonomamente proposti e incaricati di risolverla, guidati rispettivamente dal leghista Matteo Salvini e dal pentastellato Luigi Di Maio, si è imposto di non considerare le anticipazioni del “contratto” di governo, neppure quelle consegnategli lunedì scorso dagli interessati, per non farsi cogliere dalla tentazione di commentarli. E magari anche di contribuire con le sue valutazioni al nervosismo, alle preoccupazioni, alle speculazioni e a quant’altro dei mercati. Che Salvini, dal canto suo, ha ritenuto di fronteggiare ricorrendo a un “me ne frego” di conio storicamente fascista, variante dei vaffa…di Beppe Grillo spesi a lungo fra piazze e teatri per preparare lo scenario politico di questi giorni. E chissà che altro.

          Breda.jpg  In ogni caso -e arriviamo al monito, appunto, partito dal colle più alto di Roma- il presidente della Repubblica “si farà sentire più tardi”, una volta definiti anche i dettagli del programma o contratto, e magari anche prestatosi alla formazione del nuovo governo cercando di conciliare le proposte di Salvini e di Di Maio con le sue prerogative costituzionali nella nomina del presidente del Consiglio e dei ministri. Si farà sentire, “semmai quando si tenterà -ha scritto il quirinalista del Corriere della Sera- di convertire eventuali insensatezze in leggi”.

            Vanno intese per leggi -mi permetterei di aggiungere rileggendo l’articolo 87 della Costituzione recentemente richiamato all’attenzione della politica dallo stesso presidente della Repubblica- non solo quelle approvate dalle Camere, e ad esse rinviabili dal capo dello Stato per una nuova e questa volta definitiva deliberazione, ma anche quelle che il governo di volta in volta decide di proporre al Parlamento con testi che vanno “autorizzati” al Quirinale. E’ appunto questo che prescrive l’articolo 87 in un comma scambiato sino ad ora per un inciso, o un passaggio scontato. Del quale invece sembra che Mattarella voglia avvalersi per garantirsi da parte del governo, presumo, anche “il rispetto dei trattati e delle alleanze internazionali” non casualmente sottolineato nella corrispondenza del Corriere dalla sede della Presidenza della Repubblica. Fanno parte naturalmente dei trattati e delle alleanze internazionali anche quelli atlantici ed europei, che i contraenti del nuovo governo vorrebbero quanto meno ridiscutere.

            Ci sarà insomma da tenere bene aperti occhi e orecchie nel seguire l’eventuale nascita e poi la vita di un governo che continueremo -credo- a chiamare Salvimaio anche se a presiederlo non dovessero essere né Salvini né Di Maio, entrambi comunque sinora tentati almeno dal parteciparvi in postazioni importanti.

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

           

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