La letterina di Natale a Grasso spedita dal giornale di Travaglio

Nel numero del Fatto Quotidiano confezionato per il 24 dicembre, e destinato a rimanere a casa dei lettori per tre giorni abbondanti grazie al calendario delle uscite comodamente assegnatosi da editori, giornalisti, tipografi e edicolanti, Marco Travaglio ha lasciato ad Andrea Scanzi il compito di scrivere una specie di letterina, anzi lettera di Natale.

Una lettera non a Gesù Bambino, come quegli ingenui dei nostri genitori e maestri di scuola ci insegnarono a fare per tenere vive le tradizioni, ma al presidente del Senato Pietro Grasso. Che è notoriamente tornato nelle grazie di Travaglio, collaboratori e amici – finalmente dimentichi dell’accusa all’allora magistrato di avere a suo tempo “soffiato” a Giancarlo Caselli il posto di capo della Procura nazionale antimafia usando una legge confezionata apposta dal centrodestra- da quando ha accettato da Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema e compagni il ruolo di capo del cartello elettorale antirenziano chiamato Liberi e uguali. Ma liberi intesi anche come libere, ha precisato al suo arrivo nella combinazione la presidente della Camera Laura Boldrini, scomodatasi evidentemente pure allo scopo di garantire la parità di sesso fra tanti protagonisti maschili della nuova avventura politica.

Da Grasso, già nella campagna elettorale ma anche dopo, nel tempo libero che troverà finalmente nella nuova legislatura, quando sarà ben difficile che riottenga la presidenza del Senato, i suoi nuovi amici del Fatto si aspettano che escluda  ogni forma di collaborazione col Pd dell’odiato Renzi. Ciò significherebbe automaticamente aprire, anche senza doverlo dire esplicitamente, al movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, con rapporti di forza rovesciati rispetto all’inizio di questa legislatura che sta finendo, quando fu il Pd di Bersani, provvisto di più parlamentari grillini, ad aprire loro le porte del negoziato di governo, rimediando solo sberleffi.

Questa volta –sembra di capire dalla lettera di Scanzi- i grillini potrebbero fare le persone serie, dal punto di vista dello stesso Scanzi. D’altronde, essi partirebbero da posizioni migliori, essendo ultrascontato che, per quanti voti potranno raccogliere i liberi e uguali nelle urne, i loro gruppi parlamentari saranno non modesti ma modestissimi rispetto ai pentastellati. Che non avranno quindi da temere di finire come carne da macello. E poi, ci sarà sempre il Fatto Quotidiano a vigilare perché i grillini non vengano raggirati e strumentalizzati. E al tempo stesso a vigilare, ora che Grasso è entrato nelle grazie del giornale di Travaglio, perché non siano i grillini a fargli brutti scherzi.

E’ però importante, perché scatti questo doppio ruolo di vigilanza e insieme di garanzia dei travaglini, che i Grassi, intesi come i liberi e uguali di Grasso, dimostrino di essere –ha scritto testualmente Scanzi- “sinistra stavolta sul serio, e senza più prendere per i fondelli” chi è disposto a scommettere su di loro.

Scanzi e compagni si sono tuttavia dimenticati di chiedersi perché mai questa nuova forza per la quale sono disposti a spendersi non abbia speso, a sua volta, la sinistra nel nome che si è data e che l’avrebbe resa certamente più riconoscibile agli occhi e alla testa di un certo elettorato. Già, perché? Destra e sinistra sono categorie ormai superate, ha detto nel suo esordio televisivo di capo dei Liberi e uguali l’ex “ragazzo di sinistra” Grasso in persona, ripetendo nel salotto di Fabio Fazio quello che pochi giorni prima aveva detto davanti a Lilli Gruber l’ex presidente del Consiglio D’Alema. Ma è poi quello che pensa e dice da ancora più tempo l’odiato Renzi. E che dicono anche i grillini, addirittura ridendo sia della destra sia della sinistra.

Dov’è allora e che cosa è questa sinistra “sul serio” che reclamano dalle parti di Travaglio? Non si attendono naturalmente risposte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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