Travaglio scivola sulla cattiveria di giornata, destinata a Dell’Utri

So che è sempre minatissima la strada delle critiche alla satira, scritta o disegnata che sia. Si rischia di esagerare e sbagliare più di quanto si ritiene che abbia fatto il corsivista o il vignettista di turno. Ma credo che questa volta abbiano davvero oltrepassato il segno del buon senso e del buon gusto sia chi ha scritto sia chi ha deciso di pubblicare “la cattiveria” di giornata sul Fatto Quotidiano, dedicata al rifiuto di Marcello Dell’Utri di alimentarsi e di curarsi, volendo lasciarsi morire in carcere. Dove il tribunale di sorveglianza di Roma, a dispetto del parere anche del perito del magistrato d’accusa, ha deciso che l’ex parlamentare debba rimanere nonostante condizioni di salute che non un amico, ma un avversario politico come Pier Luigi Bersani ha ritenuto più che sufficienti per differire la pena a “un qualsiasi Pincopalla”.

Ebbene, il cattivo -senza virgolette- del giornale diretto da Marco Travaglio ha avuto la fantasia di attribuire lo sciopero della fame e delle cure deciso dal detenuto al proposito di dimagrire a tal punto da poter “provare a passare attraverso le sbarre” e riconquistare così la libertà prima di avere scontato del tutto la pena a sette anni.

Questa pena è stata comminata a Dell’Utri per quel  controverso reato di concorso esterno in associazione mafiosa creato artificiosamente dalla giurisprudenza e applicato con effetto retroattivo rispetto ai fatti addebitatigli in via definitiva. E destinati perciò a cadere con la bocciatura della giustizia europea, come è già avvenuto per Bruno Contrada. Vi dice nulla il nome di questo fedele servitore dello Stato, di cui la Polizia ha dovuto ricostruire la carriera restituendogli l’onore toltogli abusivamente dai tribunali italiani?

Contro Dell’Utri, che pure negli anni scorsi dovette sudare le proverbiali sette camicie per ottenere dal direttore del carcere dove era in quel momento rinchiuso il diritto di abbonarsi proprio al Fatto Quotidiano per riceverlo ogni giorno, il giornale di Travaglio è di una cattiveria -sempre senza virgolette- recidiva.

Già all’annuncio del suo sciopero della fame e delle cure, con un lungo titolo sopra la testata, il giornale travagliato aveva invitato a non prendere sul serio Dell’Utri, o comunque a non preoccuparsi, perché in carcere ci sono ottimi medici, in grado evidentemente di scongiurare anche i suicidi. Ma i fatti, quelli veri, come si evince consultando un po’ di dati, non mi sembrano confortare questa fiducia.

Ho la sensazione, spero sbagliata, che le sbarre fra le quali è rinchiuso Marcello Dell’Utri siano già troppo larghe rispetto a quelle nelle quali Travaglio ha deciso di chiudere spontaneamente la propria intelligenza, oltre al buon gusto.

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