Bell’amico di Berlusconi, quel Putin che aiuta Grillo e Salvini…

E’ proprio vero che bisogna guardarsi dagli amici, affidando al buon Dio il compito di proteggerci dai nemici.

Da tutta questa storia americana degli aiuti di Putin ai partiti italiani di Beppe Grillo e di Matteo Salvini chi ne esce peggio a casa nostra, come danneggiato, è Silvio Berlusconi. Che pure vanta rapporti di grande sintonia umana e politica col nuovo zar della Russia, al quale va visite e manda regali, ricambiati, ad ogni occasione.

Bell’amico, questo Putin. Che aiuta i due più pericolosi concorrenti politici dell’ex presidente del Consiglio: l’uno esterno e l’altro interno al centrodestra che fu e che vorrebbe tornare con le prossime elezioni politiche.

Beppe Grillo, ormai arrivato nei sondaggi al 29 per cento dei voti, pur avendo candidato a Palazzo Chigi uno come Luigi Di Maio, è stato promosso dallo stesso Berlusconi al ruolo del male assoluto, da combattere come una volta il comunismo. Che Putin ha conosciuto bene avendolo servito in divisa. E che divisa.

Ma per fortuna di Berlusconi, e di Matteo Renzi, il partito del comico genovese con quel 29 per cento dei voti, per quanto sia il doppio della consistenza elettorale attribuita a Forza Italia, non ha alcuna possibilità di vincere davvero le elezioni perché rifiuta ogni alleanza nelle urne e in Parlamento, temendo per fortuna di esserne contaminato. Nè la situazione cambierebbe se quel 29 per cento guadagnasse ancora qualche punto da qui al giorno del voto grazie agli errori dei concorrenti, che ne commettono a iosa.

Non si capisce pertanto perché Putin abbia tanto investito sui grillini, a meno che non si tratti di un complesso: quello, a lungo nutrito a Mosca negli anni del comunismo, di appoggiare e persino finanziare il maggiore partito di opposizione in Italia, com’era il Pci. Di cui in effetti a volte Grillo sembra volere prendere il posto, non solo nell’immaginazione o negli incubi di Berlusconi.

Ma più ancora di Grillo, l’ex presidente del Consiglio teme in Italia, giustamente, le ambizioni di Matteo Salvini, il suo principale alleato nell’area di centrodestra. Che vuole succedergli con le buone o con le cattive alla guida della coalizione e poi del governo, se i numeri parlamentari lo permetteranno col combinato disposto dei seggi assegnati alla coalizione col sistema proporzionale e maggioritario.

Salvini, diversamente da Berlusconi, non avendo gli stessi problemi giudiziari, è candidabile davvero, non solo sulla carta, col proprio nome  scritto nel logo delle liste di partito.

Berlusconi dovrebbe forse decidersi a parlarne con l’amico di Mosca, se fossero vere le voci rilanciate oltre Oceano da Joe Biden e Michael Carpenter, entrambi collaboratori di Obama negli anni della Casa Bianca: il primo come vice presidente e il secondo come sottosegretario alla Difesa.

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