Nostalgici delle brigate rosse a Napoli e dintorni

Non ci crederete ma vi sono ancora nostalgici delle brigate rosse a Napoli e dintorni, dove 36 anni fa l’organizzazione terroristica che aveva già insanguinato mezza Italia, e assassinato a Roma Aldo Moro dopo 55 giorni di prigionia, sequestrò l’assessore campano ai lavori pubblici Ciro Cirillo , democristiano della corrente di Antonio Gava, liberandolo in cambio di un miliardo e 450 milioni di lire.

In polemica con una mia rievocazione di quel sequestro su Il Dubbio,   e dei misteri che si è portato appresso il 30 luglio scorso l’ex amministratore locale della Dc morendo a 96 anni di età,  e non lasciando memoriali di sorta a qualche notaio, come aveva promesso o minacciato ma poi anche smentito, ho ricevuto per Facebook un’intervista su quella vicenda che avrebbe forse fatto invidia a Omero per il tono epico usato nella motivazione e descrizione dei fatti.

Ho così scoperto a tanti anni di distanza, e grazie al racconto di uno dei dirigenti dell’allora colonna napoletana delle brigate rosse, Vittorio Bolognesi, fatto il 1° agosto scorso al giornale on line dichiaratamente e orgogliosamente comunista Controcampo, che grazie al sequestro appunto di Cirillo fu evitata una “deportazione di massa”, addirittura. Essa sarebbe stata cinicamente progettata dalla Dc politica e malavitosa all’ombra della ricostruzione dopo il terremoto in Campania del 1980.

Il rapimento fu concepito, realizzato e concluso per impedire, in particolare, “la deportazione del proletariato da tutto il centro storico verso la palude delle periferie”, lasciando spazio ai “grandi affari” dei soliti speculatori, costruttori, camorristi e quant’altri. Che poi gli  affari -in verità- li realizzarono lo stesso, nonostante l’eliminazione politica di Cirillo. Ma questa magari è un’altra storia che ci verrà raccontata e spiegata in occasione della scomparsa di qualche altro dei sopravvissuti al sequestro, forse fra quanti stanno scontando la pena in carcere per quell’avventura. Ne esistono, ha lamentato Bolognesi, non avendo avuto evidentemente l’occasione, la fortuna e non so cos’altro di Giovanni Senzani. Che si rimediò proprio per quel sequestro uno dei suoi ergastoli ma vive in regolare, legittima libertà, a giusto dispetto  dell’ignoranza di quanti ritenevano ch’egli non si fosse mai davvero pentito.

Una volta rapito l’amministratore locale di riferimento dei “grandi affari”, le povere brigate rosse si trovarono aggirate, assediate, perseguitate e chissà cos’altro dalle complicità fra Dc, camorra e servizi segreti, in grado -collaborando fra di loro- di scoprire prima o dopo il luogo dove Cirillo era rinchiuso e magari anche chi lo custodiva. Qualche camorrista ebbe anche la sfrontatezza -ha raccontato Bolognesi- di contattare in carcere detenuti aderenti o vicini alle brigate rosse per stabilire rapporti in qualche modo collaborativi venendone sdegnosamente respinti. E fu grazie alla loro bravura e tenuta che gli autori del sequestro riuscirono a gestire da soli la loro impresa incassando almeno la metà della cifra richiesta per finanziare la propria organizzazione: un miliardo e 450 milioni di lire contro i tre pronosticati dopo una fase in cui addirittura i terroristi non avevano pensato nemmeno ad un riscatto, bastando ed avanzando loro la fiducia che si sarebbero guadagnati presso la povera gente difendendola dal rischio della succitata “deportazione”.

Ah, quelle brigate rosse. Altro che arresti, condanne ed anche morti, perché non mancarono certo terroristi uccisi negli scontri con le forze dell’ordine, o uccisi fra di loro nei regolamenti di conto che non mancano mai in queste vicende, specie quando cominciano i tradimenti e non si fanno sconti neppure ai familiari dei traditori, come   provò il sequestro e l’assassinio -sempre in quel 1981 targato Cirillo- di Roberto Peci. Meritavano un monumento quei brigatisti, secondo i nostalgici ora indignati della solita approssimazione con la quale l’informazione osa ancora occuparsi dei loro eroi.

Anche un simile spettacolo doveva offrirci questa pazza estate del 2017.

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