Troppe le zucche contro Zuccaro

Non so se e quanti voti in più potrebbe procurare oggi nelle primarie del Pd per l’elezione del segretario al ministro della Giustizia Andrea Orlando, surclassato da Matteo Renzi nei circoli, la polemica a freddo che ha voluto fare, fuori dal partito, ma sempre in campagna congressuale, col collega di governo Angelino Alfano. Al quale ha dato del distratto, ma un po’ anche dello smemorato, per avere difeso “al cento per cento” -ha puntualizzato il ministro degli Esteri- il capo della Procura di Catania Carmelo Zuccaro. Che sta rischiando il posto per avere segnalato i rapporti non proprio chiari, se non addirittura collaborativi, fra la terraferma africana e alcune delle organizzazioni non governative che raccolgono con le loro navi i migranti e gli sciagurati che in Libia li derubano e li seviziano prima di imbarcarli a forza su pescherecci e gommoni fatiscenti, a volte persino sprovvisti di motore. E ciò contando appunto da parte dei trafficanti, sul soccorso dei volontari che si spingono sino alle vicinanze con le coste della Libia per raccogliere i malandati e portarli nei porti italiani.

I contatti telefonici tra i trafficanti di carne umana e i soccorritori, prevalentemente non italiani, risultano da intercettazioni di servizi segreti stranieri e nazionali note al capo della Procura di Catania, ma forse anche di altre località dove vengono sbarcati i migranti, e tuttavia inutilizzabili per l’apertura e la conduzione di indagini perché non disposte ne’ gestite dalla competente autorità giudiziaria italiana. Sarebbero sei, delle circa venti organizzazioni volontarie operanti nel Mediterraneo, quelle sospettate di traffico nel traffico dei profughi.

È a dir poco curioso che un procuratore della Repubblica espostosi nella denuncia di una simile situazione, che potrebbe tradursi in una versione marittima della speculazione economica che è stata

 

scoperta sulla terraferma italiana nella gestione dell’immigrazione, capace -ha detto Salvatore Buzzi, imputato di Mafia Capitale– di far guadagnare più della droga, venga soccorso nelle polemiche non dal ministro della Giustizia ma da quello degli Esteri.

Ancora più curioso è che il ministro della Giustizia non solo eviti di soccorrere il procuratore ma contesti il soccorso del collega di governo. E lo accusi, essendo stato fino a quattro mesi fa ministro dell’Interno, di non essersi accorto di nulla. O di essersene accorto e di avere rimosso tutto dalla testa. E comunque di non essersi adoperato per porvi rimedio.

Eppure il procuratore di Catania prima di parlarne in pubblico, con interviste e incontri con più giornalisti insieme, si presume che ne avesse parlato nel suo ambiente di lavoro, che è lo stesso del guardasigilli. Di sicuro, comunque, ne aveva parlato ad una commissione parlamentare, con tanto di resoconti accessibili a tutti ma sfuggiti evidentemente all’attenzione pur dovuta del Ministero guidato da Orlando. Che pertanto dovrebbe quanto meno per questo evitare battute ironiche come quelle sfuggitegli davanti alle telecamere che lo hanno ripreso nel suo giro elettorale alla vigilia delle primarie.

 

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Non migliore della prova del ministro della Giustizia è quella che ha dato il presidente del Senato, ed ex magistrato, Pietro Grasso. Che si è messo a dare in pubblico, col solito sorriso, lezioni di deontologia e di codice di procedura penale a Zuccaro scordandosi di presiedere un’assemblea che, a conti fatti sommariamente, è per quasi la metà convinta, fra grillini, forzisti, centristi e destra, che il procuratore di Catania non sia un mitomane o uno sprovveduto.

 

 

Non parlo, o riparlo, del Consiglio Superiore della Magistratura, che continua a dare o a lasciarsi attribuire segnali di diffidenza, se non di ostilità, verso un procuratore capo non dico fresco, ma quasi, di nomina. Nel cosiddetto palazzo dei marescialli, non dei caporali, si parla della possibilità di predisporre una pratica non a difesa del procuratore di Catania, attaccato da varie parti per il fango che avrebbe sparso sui soccorsi dei volontari ai migranti, ma contro di lui per presunta incompatibilità ambientale. Ma incompatibilità con chi? Con quale ambiente? Quello forse che, all’ombra del dovere dell’accoglienza e di tante altre buone cose, non ha interesse, diciamo così, ad approfondire il problema sollevato dal procuratore per andare sino in fondo, senza riguardi per nessuno, in Italia e fuori.

La stampa, infine, non è da meno. È bastato, per esempio, che anche il ministro Alfano ne prendesse le difese perché il Fatto Quotidiano con la penna o la tastiera del direttore in persona si dimenticasse del sostegno a Zuccaro ben argomentato il giorno prima, sino a farmelo quasi invidiare, pur di tornare ad attaccare e deridere il ministro. Che non gli deve essere simpatico nè come esponente del governo, nè come esponente politico, nè -temo- come persona, per cui qualsiasi cosa pensi o dica ha torto, anche quando ripete l’ora esatta appresa componendo l’apposito numero telefonico o sbirciando la videata del computer. Potenza della passione politica e umana, alla rovescia naturalmente.

Più che il Falso Quotidiano, come di recente gli è capitato di dire imitando Travaglio nell’abitudine di storpiare i nomi di persone e cose non gradite, Matteo Renzi avrebbe potuto dire il Pregiudizio Quotidiano, senza esporsi all’accusa dell'”insulto” guadagnatosi dal direttore. Il pregiudizio può essere talmente radicato in una persona a prescindere a volte dalla malizia, o dal dolo. Si può finire per avere un pregiudizio persino a propria insaputa.

 

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Inconsapevole, sia pure a fin di bene, cioè per ingenuità, deve essere stata anche la difesa pregiudiziale di tutte le organizzazioni di volontariato operanti nel Mediterraneo che ha fatto nello studio televisivo di Lilli Gruber, a la 7, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, che ha voluto dare così il suo contributo alla campagna contro Zuccaro.

Forse il buon Tarquinio ha pensato di riconquistare in questo modo anche la fiducia di monsignore Nunzio Galantino e, più in generale, della Conferenza Episcopale Italiana, recentemente compromessa per essersi riconosciuto nei “tre quarti” delle posizioni dell’amico Beppe Grillo. Ma nella Chiesa, dopo una posizione iniziale tutta favorevole alle organizzazioni del volontariato presenti sin nelle acque libiche, è sopraggiunta una più cauta riflessione sfuggita forse allo sfortunato direttore di Avvenire. Che potrebbe pertanto rischiare un’altra tirata d’orecchie da parte di Galantino.

 

 

           Diffuso da www.formiche.net

 

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