Travaglio mena Renzi per accoppiarlo a Grillo

Se non ci fosse, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio bisognerebbe inventarselo sia per la sua indubbia versatilità sia per le sorprese che è capace di riservare a chi lo segue abitualmente, un po’ per diletto e un po’ per mestiere.

Lo avevo lasciato poche sere fa, collegato con Lilli Gruber a la 7, ma in una circostanza diversa da quella su carceri e dintorni commentata da Piero Sansonetti, su un piano di disponibilità insolita verso il Pd che sta tornando sotto la guida di Matteo Renzi. Se davvero ne è mai uscito con le dimissioni presentate dal segretario per anticipare almeno il congresso, visto che non gli era riuscito di avviare il ricorso alle elezioni anticipate dopo la “strasconfitta” – parola sua- nel referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale.

Incoraggiato anche da un ragionamento appena sviluppato dal presidente assai emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky proprio sul Fatto Quotidiano, Travaglio aveva esortato a non escludere la possibilità di qualche convergenza post-elettorale fra gli apparentemente incompatibili Grillo e Renzi. Che insieme, d’altronde, pur dicendosene e dandosele di tutti i colori e di santa ragione, qualcosa l’hanno già fatta in questa accidentatissima legislatura: per esempio, sbloccando la paralisi del Parlamento, pur non essendone partecipi ne’ l’uno né l’altro, quando si sono dovuti coprire i vuoti creatisi nel Consiglio Superiore della Magistratura e nella Corte Costituzionale. Dove proprio per effetto di quella paralisi non siede adesso un candidato del Pd che aveva francamente tutti i requisiti per accedervi: l’ex presidente della Camera e docente universitario, oltre che magistrato in pensione, Luciano Violante.

Il buon Travaglio quella sera si era spinto anche a spiegare come e perché una convergenza di Grillo con Renzi fosse più possibile, o meno difficile, di una con Matteo Salvini, per quanto grillini e leghisti abbiano spesso approcci simili, per esempio, sul terreno scivoloso dell’immigrazione continua, e derivati.

Figuratevi -aveva detto Travaglio con l’aria di conoscere bene cose e persone- se gli elettori 5 stelle, più numerosi al sud che al nord, potranno mai tollerare un accordo con Salvini, visto tutto quello che gli capita ogni volta che si affaccia da quelle parti.

Grande pertanto è stata la mia sorpresa ieri mattina, quando ho visto sferrare sulla prima pagina del Fatto Quotidiano un colpo durissimo contro Renzi su un terreno politico e istituzionale delicato come quello dei rapporti con la magistratura e col ministro della Giustizia, nonché suo concorrente alla segreteria del Pd, Andrea Orlando. Un colpo, poi, inferto con l’aiuto gridato dello stesso Orlando in un titolone così: “Intervista del Fatto a Orlando: “Contro i pm Renzi si scelga un altro ministro”. A pagina 6 replica del titolo e del concetto, cioè di un Renzi sconsideratamente espostosi a reclamare contro i magistrati che hanno accusato il padre di traffico d’influenze illecite, peraltro dopo un’intercettazione manipolata, una tempestiva ispezione ministeriale. Che può pure passare se auspicata da un giornale, non certo dal Fatto in questo caso, o da un amico o sostenitore di Renzi, ma diventa uno strafalcione politico e istituzionale in bocca allo stesso ex presidente del Consiglio di Orlando, che è rimasto guardasigilli anche nel governo di Paolo Gentiloni.

Si dà però il caso che il virgolettato dei titoli è risultato quanto meno posticcio rispetto al testo dell’intervista diligentemente raccolta da Fabrizio D’Esposito. Al quale Orlando ha detto che Renzi non gli ha chiesto nulla. E l’intervistatore, dal canto suo, ha scritto della posizione assunta da “qualcuno dei renziani”. “L’ultimo – ha scrupolosamente notato l’intervistatore- è Franco Vazio, vice presidente della Commissione Giustizia della Camera”, responsabile di avere detto, testualmente, che “Orlando non ha saputo fermare gli attacchi dei magistrati contro Renzi”. “Sono parole che mi addolorano e mi feriscono profondamente”, ha commentato giustamente il guardasigilli riferendosi però a Vazio, appunto, o a “qualche renziano”, ha poi “precisato”, non a Renzi. Nei riguardi del quale al ministro basta e avanza essere concorrente alla segreteria del partito, senza bisogno di attribuirgli anche un’indebita interferenza o pretesa come quella che il direttore del Fatto ha voluto o ha consentito al titolista di attribuire a Renzi in persona.

L’episodio, o l’infortunio, non è la fine del mondo, per carità. Ne accadono di simili nei giornali, magari per la fretta o solo per rendere più appetibile un titolo o un richiamo, ma nei giornali comuni, non in un quotidiano in qualche modo di scuola come si considera quello del buon Travaglio, sempre pronto a dare i voti agli altri, e a coglierli in fallo di omissione o di malizia, specie quando a farne le spese possono essere magistrati e grillini, o viceversa.

Diciamo così per scherzare, o per sfotterci professionalmente a vicenda, che Travaglio è stato un po’ tradito dalla voglia di partecipare alle primarie del Pd senza scomodarsi sino al gazebo di turno, domenica prossima. E con quel titolo ha voluto mettere a modo suo, e gratuitamente, senza l’obolo dei due euro, una scheda contro Renzi.

Tutto questo, giusto per cercare di ridurre la vittoria del segretario rientrante del Pd, e con la vittoria anche le pretese di Renzi nelle trattative post-elettorali con Grillo, se davvero vi si dovesse arrivare. Come Travaglio, sempre lui, prudentemente non esclude dopo averne ragionato col già ricordato presidente assai emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky.

 

 

          Pubblicato su Il Dubbio

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