L’Italia attaccata alla canna del gas

 

Mentre la politica si smarrisce nell’ennesima manfrina di una commissione parlamentare che ha eletto come presidente uno che la vice presiedeva da quattro mesi, guadagnandosi evidentemente simpatie e apprezzamenti trasversali non graditi ai soliti lottizzatori, la giustizia continua a contraddirsi e a rendere l’Italia un paese troppo pericoloso per chi fosse tentato dal farvi investimenti. E quindi dall’aiutarci ad uscire dalla crisi.

         La Corte Costituzionale aveva appena ribadito la legittimità di tutti i percorsi dell’approdo in terra pugliese del gasdotto Tap quando il Tar, cioè il tribunale amministrativo regionale del Lazio, che ad occhio e croce, in un paese normale, dovrebbe valere meno, ma molto, molto meno della Corte Costituzionale, ha ordinato la sospensione dell’espianto degli ulivi difesi dal governatore della Puglia Michele Emiliano come se fossero sue creature.

         Naturalmente sospendere l’espianto degli ulivi, previsto per rimetterli al loro posto dopo che saranno sistemate le condutture del gas e ricoperte del terreno necessario, significa sospendere i lavori di costruzione del gasdotto.

         Questa povera Italia è proprio attaccata alla canna del gas.

                    

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