La campagna degli ulivi di Michele Emiliano

Quelle sagome di ulivi diligentemente incappucciati per essere ripiantati dopo la sistemazione dei tubi del gasdotto Tap in terra pugliese sembrano tanti monumenti al governatore regionale Michele Emiliano. Che naturalmente non si è lasciata scappare neppure questa occasione per mettersi di traverso alla realizzazione di un’opera utile alla popolazione pugliese -lo ammette pure lui- ma che avrebbe dovuto seguire un altro percorso. Lungo il quale probabilmente non avrebbe incrociato nessun albero di ulivo, o ne avrebbe incrociati di meno graditi al governatore della regione, per quanto gli alberi rimossi siano tutti destinati -ripeto- a tornare al loro posto, senza subire danni, una volta che riavranno la terra dove essere ripiantati.

         Per quanto dimissionario dalla direzione dell’Unità per lo sgarbo ricevuto da una redazione rifiutatasi di sorridere delle sue vignette dedicate all’ennesima crisi dello storico giornale della sinistra, e arroccatasi nella proclamazione di uno sciopero a suo avviso inutile, anzi controproducente, Sergio Staino ha trovato il tempo e la voglia di mettere in ridicolo la campagna degli ulivi condotta da Emiliano.

         Il geniale vignettista lo ha fatto a modo suo, immaginando un progenitore di don Michele in terra di Medio Oriente che si preoccupa degli ulivi minacciati dalla costruzione del Canale di Suez, fra il 1859 e il 1869, lungo allora 164 chilometri, diventati recentemente 193, largo 53 metri e profondo 8.

         Il canale fu peraltro progettato da un italiano allora suddito dell’Imperatore d’Austria: l’ingegner trentino Luigi Negrelli.

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