Il curioso processo a Michele Emiliano

Dopo tredici anni e più di aspettativa per fare politica, iscrivendosi anche ad un partito per scalarne alla fine la segreteria nazionale, non sarà forse il caso di strapparsi le vesti se la sezione disciplinare -si dice così- del Consiglio Superiore della Magistratura ha allungato il brodo del procedimento finalmente avviato a carico del governatore pugliese Michele Emiliano. Che riprenderà l’8 maggio, quando l’interessato avrà concluso del tutto la sua corsa alla guida del Pd, svolgendosi il 30 aprile le primarie aperte ai non iscritti al partito.

         Allora Emiliano sarà solo uno dei due candidati sconfitti da Matteo Renzi, insieme col ministro della Giustizia Andrea Orlando. Nessuno potrà addebitare la sua sconfitta, cocente almeno rispetto all’ambizioso obiettivo propostosi di stendere politicamente l’avversario, ad una eventuale censura del Consiglio Superiore. Ammesso e non concesso naturalmente che l’organo di autogoverno della magistratura abbia davvero l’intenzione di censurarlo, per quanti sforzi l’interessato abbia compiuto di guadagnarsi un verdetto negativo sostenendo, in pratica, che sbagliato non sia stato il suo comportamento ma la norma che glielo impediva. E tuttora glielo impedisce, di iscriversi cioè ad un partito, pur essendo in aspettativa.

         Ci sono, è vero, altri magistrati nelle sue condizioni, o quasi. Dei quali il difensore di Emiliano, che è il procuratore capo di Torino Armando Spataro, ha chiesto non a caso la chiamata a testimoniare: magistrati di cui la più alta in grado, diciamo così, è la ministra dei rapporti col Parlamento Anna Finocchiaro. Ma la richiesta di Spataro è stata respinta. Che è l’unica cosa, oltre al rinvio, decisa dalla sezione disciplinare del Consiglio Superiore.

         D’altronde, anche la ministra Finocchiaro risulterebbe sottoposta, con una formale richiesta di notizie trasmessale dalla Procura Generale della Cassazione, ad un procedimento analogo a quello in corso contro Emiliano. In che veste, quindi, avrebbe potuto essere sentita su richiesta del difensore del governatore pugliese ?

         Al di là di tutte le questioni formali e sostanziali sollevate dal procedimento aperto contro Emiliano, si potrà pur consentire di dire che il Consiglio Superiore della Magistratura è destinato a non uscire bene da questa vicenda. Come organo di autogoverno tempestivo delle toghe, come dovrebbe essere, comprensivo dell’aggettivo, non ci ha fatto, almeno sino ad ora, una gran bella figura. Di tempestivo, d’altronde, in quel consesso c’è sempre stato poco. Lo sanno i tanti uffici giudiziari che hanno sempre dovuto aspettare tanto per vedersi nominare i capi ogni volta che ne scadeva o ne moriva uno.

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