Grande, grandissimo Sergio Staino

         Sergio Staino ha 77 anni da compiere l’8 giugno all’anagrafe. Ma solo all’anagrafe. Il suo cuore -quello vero, d’origine, per niente trapiantato- non ne mostra più di una ventina, tanta è la delusione che il direttore della storica testata di sinistra fondata da Antonio Gramsci ha avvertito nello scontro appena consumatosi con la sua redazione. Come se si fosse rotta una relazione d’amore. E meno male che Staino tornerebbe a sentirsi addosso tutti i suoi anni se fosse alle prese con un’arma da fuoco. Sennò, saremmo all’ennesimo femminicidio. L’Unità del resto è femmina.

         Propostosi l’anno scorso, alla sua età, alla direzione del giornale in una delle tante crisi che l’attraversava, Staino si aspettava giustamente dai suoi redattori un minimo di gratitudine. Che però, si sa, come diceva la buonanima di Giulio Andreotti, è solo il sentimento della vigilia, Trascorsa la quale, nulla è più dovuto. Neppure il rispetto che Staino ha preteso per il suo lavoro di vignettista, cui è ricorso, fra le poteste della redazione, per rappresentare con una lunghissima striscia satirica, estesa quanto l’intera prima pagina del giornale, l’ennesimo braccio di ferro con l’amministrazione sull’altrettanto ennesima stretta al personale.

         Non solo non hanno voluto o saputo ridere, magari solo per scommettere sulla capacità del loro direttore di far ridere anche anche quelli dell’amministrazione per chiudere al meglio la vertenza, ma i 35 redattori dell’Unità, in servizio per produrre un giornale di 14 pagine venduto al massimo in 7 mila copie, secondo i numeri che Staino ha impietosamente deciso di rivelare, hanno anche proclamato e attuato uno sciopero che il direttore li aveva scongiurati di evitare, facendone quasi una questione di fiducia.

         I furbi, in una crisi anche di intelligenza, come ha scritto sempre Staino mostrando di sapere usare la penna ancor meglio della matita, hanno fatto lo sciopero e al tempo stesso rivolto un insistito invito al direttore a non andarsene, al pari dell’amministratore delegato della società editrice, precipitatosi a respingerne le dimissioni. Ma, per quanto fumettista di professione, Staino non ci è cascato. E ha liquidato almeno la posizione dei suoi ormai ex redattori “un sublime capolavoro di ipocrisia”. Lo ha fatto con la stessa sincerità, direi anzi lealtà, con la quale egli ha voluto e saputo dare del cafone a un troppo indifferente Matteo Renzi quando era ancora segretario del Pd, e non si era messo in aspettativa congressuale. Gli ha dato del cafone senza avere i soldi e la liquidazione di Ferruccio de Bortoli, che da direttore uscente del Corriere della Sera diede a suo tempo a Renzi, sia come segretario del partito sia come presidente del Consiglio, del maleducato di talento.

Grande, grandissimo Sergio Staino. Peccato per l’Unità. Che rischia davvero di perderlo e di perdersi.

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