Il campo largo, anzi stretto, esplorato dal direttore del Corriere della Sera

       Comincia ad avere dubbi sul campo largo dell’alternativa al centrodestra, sino a manifestarli per iscritto, anche Luciano Fontana, approdato al Corriere della Sera dall’Unità dei tempi di Walter Veltoni e salito sino alla direzione. Dove, guarda caso, ha assunto Veltroni quando la politica ha restituito il primo segretario del Pd al giornalismo, o gli ha fatto ritrovare l’antico amore familiare.

       In risposta al lettore scettico Marco Colombo, scelto ieri come l’interlocutore privilegiato di giornata nella pagina della corrispondenza, il direttore del maggiore giornale italiano ha lamentato, diciamo pure denunciato “i molti aspetti fratricidi” della “battaglia in corso” tra le opposizioni al governo. La segretaria del Pd Elly Schlein sarebbe “sotto assedio” ad opera soprattutto del Movimento 5 Stelle, che vuole “trascinare gli alleati”, si fa per dire, “in una coalizione dai connotati radicali”, ma non del compianto Marco Pannella, con l’esclusione delle “formazioni centriste, in particolare quella dell’odiato Matteo Renzi”. Che, dal canto suo, mi permetto di aggiungere, fa tutto il possibile e l’impossibile per guadagnarsi l’ostilità, pur essendo stato nel 2019 il responsabile del recupero di Giuseppe Conte appena scaricato da Salvini, l’altro Matteo.

       Nelle “condizioni” alle quali si è ridotta la convivenza nel campo fintamente largo, in realtà sempre più ristretto quando cerca di darsi un programma e una leadership, Fontana ha avvertito non tanto il suo interlocutore speciale di giornata quanto il più vasto pubblico che non può bastare “l’antimelonismo” della polemica quotidiana ad assicurarne la sconfitta. Come fu per l’antiberlusconismo. Né potranno bastare le scommesse che si fanno a sinistra sui guai che il generale Roberto Vannacci, in tenuta da bagno o imperiale, è in grado di procurare al centrodestra sia rimanendovi sia uscendone.

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