L’autorete dell’assalto a Carlo Nordio, rafforzato da un intervento di Meloni

Questa volta, grazie anche alla rapidità con la quale si è giocata la partita, i giornali e le aree politiche di riferimento non hanno potuto applicare al cosiddetto caso Nordio lo schema, solito a contatto col sistema giudiziario, di sparare in prima pagina l’accusa e di ignorare, o relegare l’assoluzione in ultima, anzi in penultima, quella che si vede ancora meno.

“E su Nordio: piena fiducia”, ha titolato in prima pagina il Corriere della Sera riferendo del comunicato di Giorgia Meloni contro voci e quant’altro che l’avevano data il giorno prima in dissenso dal ministro della Giustizia dopo lo scontro avuto anche nelle aule parlamentari con i pubblici ministeri per la loro pretesa di dare la linea alle Camere. “Meloni blinda Nordio”, ha titolato Repubblica, sempre in prima pagina, pur facendo ripetere da Ezio Mauro l’accusa alla destra di volere imbavagliare l’informazione e fare altre porcherie per favorire i criminali, veri o presunti che siano.

“Fiducia in Nordio”, ha gridato La Stampa  pur insistendo sulle “divisioni” nel governo su altri problemi. “Mi fido di Nordio”, ha titolato fra le virgolette Il Secolo XIX attribuendo le parole alla presidente del Consiglio nel frattempo volata in Algeria per una missione finalizzata a renderci sempre più autonomi dalla Russia sul piano energetico. 

Persino il Fatto Quotidiano, pensate un pò, pur sventolando come bandierine le 125 mila firme raccolte per “cacciarlo”, ha dovuto ammettere e annunciare che “Meloni si tiene Nordio”. Il quale, dal canto suo, aveva preceduto il comunicato di sostegno e di fiducia della presidente del Consiglio, pronta a incontrarlo per “calendarizzare” gli interventi sulla giustizia, smentendo le voci che gli avevano attribuito tentazioni di rinuncia e dimissioni.

Dulcis in fundo, diciamo così, Massimo Cacciari, non classificabile certamente a destra, in una intervista alla Verità, quella di Massimo Belpietro, ha detto che “Nordio ha ragione” nel suo scontro con gli ex colleghi pm e “il Pd dovrebbe dargli una mano”. Figuratevi, nelle condizioni in cui trova quel partito inseguendo a sinistra i grillini di Giuseppe Conte e riaccogliendo a braccia aperte i Bersani, D’Alema e Speranza, in odine rigorosamente alfabetico. Che se n’erano andati via  nel 2017 in odio all’allora segretario Matteo Renzi. 

A furia di recitare il giustizialismo dopo averlo praticato contro Bettino Craxi per eliminarlo anche fisicamente, essendo troppo pericoloso come concorrente sulla strada di una sinistra davvero riformista e moderna, il Pd ha appena regalato l’ormai scomparso leader socialista, a 23 anni dalla morte in terra straniera, al “nuovo Pantheon della destra-destra”, come ha scritto in un’analisi Massimiliano Panarari e hanno titolato ieri sulla Stampa. E come si è visto nelle foto appena  scattate in Tunisia attorno alla tomba di Craxi, dove questa volta è accorso dall’Italia anche il renzianissimo Ettore Rosato.

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