Finita la latitanza anche di Matteo Messina Denaro, a 30 anni dalla cattura di Totò Riina

Sono proprio “sfigate”, come si dice a Roma, le opposizioni al governo di Gorgia Meloni, esterne e persino interne alla stessa maggioranza garibaldinamente ammonite dalla presidente del Consiglio che “qui si fa l’Italia o si muore”. E anche  avvertite che la premier a Palazzo si difenderà da attacchi e manovre “costi quel che costi”, come fece Mario Draghi a difesa dell’euro da presidente della Banca Centrale a Francoforte. 

Il governo, peraltro all’indomani del compleanno della premier, è riuscito dove hanno mancato tutti quelli che l’hanno preceduto negli ultimi trent’anni, dopo la cattura del capo della mafia Totò Riina, morto in carcere. E’ stato preso adesso il suo successore Matteo Messina Denaro, responsabile di una lunga serie di delitti e stragi mafiose. E’ stato catturato, in particolare, in una clinica privata di Palermo, dove era in terapia. 

La cattura dello storicamente infausto successore di Riina smentisce, fra l’altro, l’altra infausta previsione o condanna politica del governo Meloni pronunciata nell’aula del Senato prima del voto sulla fiducia dall’ex procuratore generale di Palermo, ora parlamentare grillino, Roberto Scarpinato. Che aveva indicato nella formazione del  nuovo governo il segno di un abbassamento o persino caduta della lotta alla mafia. 

Ripreso da http://www.startmag.it e http://www.policymakermag.it

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