Meloni nei guai per la benzina, Letta ancora di più per il congresso del Pd

Per quanto fresca ancora di sorrisi incoraggianti e di benedizioni del Papa, Giorgia Meloni si è infilata nei guai coll’affare delle riduzioni fiscali sulla benzina prima ridotte e poi eliminate sottovalutando, quanto meno, gli effetti di un’operazione compiuta pur con le solite, migliori intenzioni del mondo. Per non sottrarre risorse -sostiene-  ad altri interventi sociali. 

Saranno pure esagerate quelle “bugie” elettorali rinfacciatele con un titolo contundente da Repubblica, ma non mi sembra francamente adeguata come risposta quell’agenda esposta dalla Meloni in persona con la promessa scritta di fare chiarezza, se non ho letto male. Lei è la presidente del Consiglio, o il presidente del Consiglio al maschile come preferisce sentirsi chiamare, e non più un’adolescente che apre il diario, o qualcosa di simile, davanti allo specchio per esprimere lodevoli propositi. Meglio avrebbe fatto, a mio modestissimo avviso, ad improvvisare una conferenza stampa, viste la serietà del problema e le sue ricadute sociali e politiche, ed esporre le proprie ragioni al livello istituzionale che ha così tenacemente perseguito e infine conquistato.

Scritto tutto questo sulla Meloni, permettetemi tuttavia di aggiungere una certa sorpresa nel vedere così ilarmente soddisfatto in certe foto sui giornali il segretario Enrico Letta per la prosecuzione del cosiddetto percorso congressuale  del suo partito: congressuale e “costituente”, ha aggiunto sfidando così tutti quelli -e non sono pochi, provenienti soprattutto dalla Dc, come lui-che contestano quell’aggettivo, a 15 anni dalla fondazione del Pd. 

Non saranno certamente i 7 giorni aggiunti al già lungo percorso congressuale, spostando dal 19 al 26 febbraio, le primarie per l’elezione del nuovo segretario, a produrre un maggiore chiarimento fra candidati, anime, correnti e quant’altro. O a proteggere meglio il congresso dalle ricadute delle elezioni regionali in Lombardia e Lazio che si svolgeranno fra un mese esatto. 

Non è neppure il caso di vantarsi più di tanto dell’astuzia con la quale si è riusciti a bocciare “senza spaccature” la proposta degli imitatori, inseguitori e quant’altro dei grillini di fare del Pd una specie di copia del MoVimento 5 Stelle digitalizzando le primarie, cioè il congresso.  Il voto on line sarà, grazie a Dio per un partito quale ancora Enrico Letta considera il suo, non la regola ma un’eccezione riservata, con tutte le modalità da fissare, agli invalidi, ammalati, anziani, studenti fuori sede, eccetera. Ma la sola idea delle primarie on line partorita all’interno del Pd dopo tutto quello che si è visto e si è detto nello stesso Pd della democrazia di stile e contenuto grillino, dà la misura della crisi in cui si trova il partito del Nazareno, già sorpassato d’altronde dal MoVimento 5 Stelle nei sondaggi, preferendosi di solito l’originale all’imitazione. Ha proprio ragione Stefano Folli a scrivere oggi su Repubblica, in prima pagina, della “sinistra che non c’è e il suo declino”. 

Ripreso da http://www.startmag.it e http://www.policymakermag.it

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