Quanti occhi su Mario Draghi ai funerali di Papa Benedetto XVI

Da buon fedele, forse anche amico e apprezzato anche dall’estinto, oltre che da Papa Francesco, cui deve la nomina alla Pontificia Accademia delle scienze sociali, pure Mario Draghi ha voluto partecipare ai funerali del Papa emerito Benedetto XVI, per quanto l’Italia fosse rappresentata ai livelli più alti del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il cui predecessore, pur non avendo il diritto -per carità- di essere chiamato e neppure considerato emerito pure lui, non è certamente e giustamente passato inosservato. E ciò sia per il prestigio internazionale e la notorietà di cui egli gode sia per lo zampino, a dir poco, che a torto o a ragione gli viene attribuito ogni tanto anche nella gestione o ispirazione del nuovo governo, succedutogli del resto in un clima di continuità dichiarata e cordialità insoliti nella storia italiana, considerando anche il fatto che Giorgia Meloni gli aveva praticato l’opposizione dal primo momento. 

Solo dopo sarebbe arrivata la fiducia negata o praticamente sterilizzata al governo Draghi, in ordine rigorosamente cronologico, da Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi: tutti oggi accomunati da una pesante insinuazione espressa dal Riformista con questo titolo stampato un pò in  nero e un pò in rosso: “Settantrè CDA da nominare: 1000 posti al sole. Tutto in mano a Crosetto (perciò volevano cacciare Draghi)”. Riuscendovi, si è risparmiato di aggiungere il giornale di Piero Sansonetti solo per non rendere sproporzionatamente lungo il titolo, tanto nota essendo la realizzazione dell’obbiettivo attribuito ai promotori della crisi dell’ultimo governo della scorsa legislatura.

Paolo Conti ha riferito sul Corriere della Sera, nell’articolo sulla partecipazione degli ospiti illustri ai funerali di Benedetto XVI, dello “scambio di opinioni, prima della cerimonia, tra l’ex presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, già suo ministro dello Sviluppo economico: immagine -ha raccontato- subito rilanciata da Dagospia tra mille interrogativi”. “Il ministro -ha precisato ancora il cronista- ha seguito la cerimonia con un rosario tra le mani”. E Dio solo sa di quante preghiere abbiano bisogno i conti e debiti italiani, per quanto la nuova presidente del Consiglio e lo stesso Giorgetti si sforzino quotidianamente di operare “in continuità”, ripeto, rispetto a Draghi. 

Meno male che ai funerali di Papa Ratzinger, nella cui lingua il debito equivale al peccato, non ha avuto la possibilità di incrociare occhi, mani e voce con l’ex premier anche il ministro della Difesa Crosetto, indicato dal Riformista come il regista delle mille e più nomine del cosiddetto spoils syistem, e dal manifesto “alla guerra di Francoforte” contro la Banca Centrale Europea, ora guidata dalla francese Christine Lagarde discostandosi dal predecessore italiano, Draghi appunto.  

Ripreso da http://www.policymakermag.it

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