La sordida vendetta di Putin nascosta in dieci milioni di profughi

Titolo del Fatto Quotidiano

    Gli edifici distrutti, le case sventrate e rimaste appese con i loro mobili ai resti delle facciate, i cadaveri abbandonati per strada accanto a un bagaglio o, peggio ancora, ad una madre o un padre che non è riuscito ad abbracciare per l’ultima volta il figlio caduto accanto, le voragini grandi quanto i quartieri che vi sorgevano prima, le fosse comuni nelle quali vengono gettati in tanti come e senza sacchi, gli spiragli attraverso i quali s’intravvede o si immagina il sottosuolo affollato, cui  il manifesto ha dedicato la sua foto di copertina, “il grande cratere” che pure al Fatto Quotidiano si sono accorti essere diventata Kiev non per le armi  ricevute e usate degli ucraini per difendersi ma per le bombe russe di ogni tipo che vi stanno cadendo sopra da giorni; tutto questo, diffuso in centinaia e centinaia di foto fra cui c’è solo l’imbarazzo delle scelta per chi confeziona un giornale o le fa proiettare sulle pareti del salotto televisivo di turno , dove si parla della guerra qualche volta persino con gli occhi umidi davvero di lacrime, non mi sembra riflettere davvero o più efficacemente il dramma anche di questa carneficina in corso. Che per fortuna di alcuni di noi spettatori televisivi è la prima o qualcuna delle poche cui ci è capitato di assistere in diretta, diciamo così, essendoci state risparmiate per ragioni anagrafiche le guerre addirittura mondiali del secolo scorso. 

        Più ancora del fuoco e delle fiamme, delle ceneri e dei cadaveri, mi ha impressionato sulla prima pagina della Stampa di oggi l’immagine apparentemente salvifica o meno tragica dei profughi che lasciano le loro terre distrutte o insicure per rifugiarsi altrove. Dieci milioni di profughi, ha calcolato probabilmente per difetto il giornale di Torino. Dieci milioni e più di morti sinora mancati che Putin e i suoi cinici generali che ancora gli ubbidiscono, scattando sull’attenti al solo vederlo, senza neppure bisogno di sentirlo parlare, stanno spingendo di fatto verso altri paesi che hanno la colpa di non avere sostenuto e di non sostenere le operazioni speciali di denazificazione e simili. 

            Costoro, i profughi,  sono naturalmente tutti benvenuti fra noi che potremo e vorremo accoglierli, facilitati dal fatto di conoscere e apprezzarne i familiari ai quali siano abituati da tempo ad affidare quello che di più prezioso abbiamo: i nostri vecchi e/o malati. Ma non facciamoci molte illusioni sulla capacità che avremo, circondati o rappresentati come siamo dai partiti che abbiamo, di nuove ma anche di vecchie tradizioni, di conservare la lucidità e la commozione di questi giorni , non trasformandole via via in stanchezza, risentimento e rifiuto. Pensiamo un pò al favore col quale tanti di noi in anni e persino mesi neppure tanto lontani siamo riusciti a scaldarci il cuore non per le migliaia e migliaia, diciamo pure centinaia di migliaia in  fuga dall’Africa su imbarcazioni di fortuna solo per chi le allestiva e le faceva partire, ma per gli ordini che si davano dalle nostre coste di non lasciarli sbarcare. 

Speriamo che almeno questa guerraccia di Putin ci abbia fatto diventare più umani anche su quest’altro versante dell’umanità sofferente. Ma temo che sia una speranza destinata a scontrarsi con la prima campagna elettorale che torna sulle prime pagine dei giornali: ce n’è una lunga serie da qui all’anno prossimo, alla scadenza del mandato delle Camere attuali. 

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