La miseria e stupidità umane contemplate e persino riflesse nello spazio

Scusate l’ingenuità, ignoranza e quant’altro vi venisse voglia di attribuirmi, ma debbo confessarvi che fra tutte le foto pubblicate con maggiore evidenza sulle prime pagine dei giornali emblematiche della guerra in corso in Ucraina, e dei conflitti che potrebbero seguire dopo che Putin ha avvertito i suoi interlocutori telefonici che “il peggio potrebbe ancora venire”, non essendo riuscito nei pochi giorni da lui programmati a “denazificare” il paese confinante per meglio annetterselo, evidentemente; fra tutte le foto, dicevo, in gran parte peraltro identiche, ritraendo le macerie di un ponte sotto le quali si sono rifugiati gli scampati alla morte, quella che mi ha colpito di più è sul Sole 24 Ore, il noto e diffuso giornale della Confindustria. 

  Da un quotidiano del genere qualcuno si aspetterebbe la foto di un’industria distrutta, o un grafico sulle borse in caduta più o meno libera, o un titolo rivelatore dei danni economici e sociali già prodotti dai dieci giorni di guerra di Putin e di quelli che potrebbero aggiungersi e riguardare tutti noi, anche vivendo lontani dall’Ucraina, o solo ospitandone tante brave donne che badano ai nostri anziani o malati, e di cui raccogliamo in questi giorni le lacrime, le apprensioni, le richieste di aiuto o di accoglienza dei loro familiari. 

Dalla prima pagina del Sole 24 Ore

      No. Il giornale della Confindustria ci ha proposto ancora più desolatamente, come vi spiegherò,  la foto di copertina, chiamiamola così,  della Stazione Spaziale Internazionale in orbita attorno alla terra, a circa 400 chilometri di distanza, da più di 20 anni in corsa a 27.600 chilometri l’ora e programmata per viaggiare sino al 2024. Ebbene, anch’essa è a rischio per effetto della guerra in Ucraina e dintorni, con i suoi oltre 100 metri di intelaiature, moduli e laboratori, e il suo equipaggio fra i due e i sette membri, alternati   a scadenze naturalmente ben studiate, perché si sono “interrotti -dice il giornale-  i rapporti con i russi”. Che sono troppo presi evidentemente dagli ultimi e prevalenti interessi di Putin e dei suoi generali per occuparsi da terra anche di questa stazione spaziale di cui peraltro possiedono i moduli condividendo il resto con le agenzie spaziali degli Stati Uniti, dell’Europa, del Giappone e del Canada, tutte interessate non solo ad esplorare lo spazio ma anche o soprattutto ad esperimenti di biologia chimica, fisiologica e fisica.

Nella mia ingenuità, ripeto, ignoranza e quant’altro sono turbato, scandalizzato, sbigottito, non solo e non tanto perché Putin e i sui uomini, e donne, non prestano la dovuta attenzione all’impresa spaziale internazionale nella quale il loro Paese è impegnato con  denari, mezzi e astronauti, ma perché e come tanti paesi messisi così lodevolmente insieme per compiere una missione del genere nello spazio non riescono su questa nostra povera e dannata terra ad andare d’accordo, o a ritrovarlo un minuto dopo -non di più- averlo perduto per qualsiasi ragione, nobile o volgare che sia. E preferiscono invece tutti insieme o solo alcuni di essi fare i conti dei danni che possono procurarsi a vicenda, o della gente da fare scappare dalle loro case, o dei morti che riescono a lasciare sul campo senza lasciarli neppure seppellire. Ma in che  razza di mondo e di cosiddetta umanità ci è capitato di vivere, e di rischiare di morire precocemente?  

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