Enrico Letta… nomina Conte custode e garante del governo Draghi

Dalla prima pagina del Corriere della Sera

  Non ha per niente torto il Corriere della Sera a lamentare, nel richiamo di un lungo articolo di Francesco Verderami finito purtroppo a pagina 25, che “a forza di chiedere il cessate il fuoco in Ucraina, i partiti hanno dimenticato di applicarlo in Italia”, mettendo persino a rischio la sopravvivenza del governo. Che si è appena salvato per un solo voto in commissione alla Camera su una revisione del catasto di là da venire, fra non meno di quattro anni, e a gettito fiscale invariato, nel suo complesso, per un impegno ripetutamente preso dal presidente del Consiglio Mario Draghi. 

  Quest’ultimo potrà certamente cambiare nel frattempo, per carità, tenendo conto che massimo fra un anno verranno rinnovate le Camere, e di parecchio, riducendosi di un terzo i seggi parlamentari e cambiando di sicuro, e di molto, i rapporti di forza tra i partiti e simili. Fra i quali il più penalizzato è destinato ad essere quello dei grillini, dopo essere stato “centrale”, come una volta la Dc, in questa legislatura ormai all’epilogo. Ma è già scritto nel disegno di legge delega fiscale che ogni eventuale variazione d’imposta sulla casa non potrà essere apportata, catasto o non catasto, senza passare prima per il Parlamento. 

    Giustamente in un’altra parte dello stesso Corriere della Sera, intervistato per telefono di ritorno da Parigi, il segretario del Pd Enrico Letta ha denunciato la campagna di disinformazione del centrodestra -sia delle componenti della maggioranza sia di quella di Giorgia Meloni all’opposizione- orchestrata per dare per scontati gli aumenti fiscali sulla casa e seminare panico elettorale e politico. 

Il segretario del Pd al Corriere della Sera

      Eppure Enrico Letta, sempre lui, non un omonimo, chiamato a pronunciarsi sulla clamorosa dissociazione di alcuni senatori pentastellati dalla risoluzione della maggioranza sulla crisi, cioè sulla guerra in Ucraina, a cominciare dal presidente della Commissione Esteri Vito Rosario Petrocelli, deciso a restare lo stesso al suo posto, ha testualmente risposto: “Mi sembra che i 5 Stelle abbiano tenuta una linea chiara. Non vedo problemi. Hanno tenuto anche sul catasto. Se il governo è ancora in piedi è grazie a Conte”. Che peraltro non è neppure parlamentare, ma ciò nonostante -a sentire il segretario del Pd- riuscirebbe a controllare i gruppi sia dei senatori sia dei deputati: cosa che non risulta alla generalità dei cronisti politici. 

        A parte il fatto che, proprio mentre Enrico Letta parlava o prima ancora ma senza che nessuno fosse riuscito ad avvertirlo in tempo, arrivavano dai grillini notizie per nulla rassicuranti sui loro umori proprio in tema di catasto e dintorni, in previsione del passaggio del provvedimento in aula; a parte, dicevo, questo fatto non secondario, è quanto meno singolare che il segretario del Pd declassi praticamente a una bazzecola la dissociazione del presidente della Commissione Esteri del Senato e altri colleghi gruppo dalla linea del governo esposta personalmente dal presidente del Consiglio, e riassunta in un documento comune di maggioranza, su un problema che fa paura a tutto il mondo, e non solo all’Italia e all’Europa, minacciate ora anche dall’estensione degli obiettivi militari dei russi alle centrali nucleari. 

    Arrivano intanto proprio dall’interno della Commissione Esteri del Senato notizie di una certa apprensione politica, diciamo così, per l’imminenza di un voto predisposto dal presidente su un documento concordato -udite, udite- con  gli omologhi parlamentari russi. 

         Mi chiedo con una certa incredulità se e come possano essere pagati prezzi così alti nel Pd  all’interesse, al desiderio, al disegno e quant’altro di un rapporto sostanzialmente privilegiato con i grillini di Conte, tuttora sospeso giudiziariamente -non dimentichiamolo- dalle sue funzioni di presidente del MoVimento 5 Stelle. 

Ripreso da http://www..policymakermag.it

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