In pochi giorni dalla fila alla ressa davanti alla porta di Super Mario

             Formidabile quell’Altan, sulla prima pagina di Repubblica, che reclama in questi tempi di epidemia virale i distanziamenti sul tram affollato di Mario Draghi. Il povero Sergio Mattarella al Quirinale si sentirà un po’ in colpa per avere messo nella circolazione politica un mezzo così pericoloso per i contagi cui si espongono i passeggeri. Dalla fila, in effetti, si è passati in pochi giorni alla ressa lamentata in rosso dal Fatto Quotidiano davanti alla metaforica porta dell’ex presidente della Banca Centrale Europea. Che è stato incaricato di formare il nuovo governo al di fuori delle formule e degli schemi sperimentati in questa legislatura sempre più abbinabile a quel maggiolino matto del cinema per le strade di San Francisco.

            Un fotomontaggio del giornale diretto da Marco Travaglio con le immagini, a scalare da sinistra a destra, di Nicola Zingaretti, i due Mattei -Renzi e Salvini- e Silvio Berlusconi ha cercato di coprire di sarcasmo “il governo di alto profilo” affidato dal Quirinale alla sartoria, diciamo così, di Draghi. Ma per reticenza manca un attore in quel fotomontaggio: Beppe Grillo. Dal quale Travaglio deve essersi sentito pugnalato come Cesare da Bruto, pur ad età invertita, prima per la lunga telefonata col presidente incaricato, poi coll’improvviso viaggio a Roma per cercare di controllare di persona quell’inferno che è diventato il Movimento 5 Stelle e guidarne come “garante”, “elevato” e quant’altro la delegazione con la quale Draghi ha voluto chiudere il suo primo giro di incontri o consultazioni. E ciò nelle sale messegli a disposizione dal presidente, guarda caso grillino, della Camera Roberto Fico, della cui esplorazione Mattarella si è servito per archiviare l’aspirazione di Giuseppe Conte a formare un suo terzo governo, in meno di tre anni, quanti non ne sono ancora passati dalle elezioni del 2018.

            Ora Conte, per quanto resosi forse disponibile a entrare pure lui nel governo Draghi per continuare ad esserci, come ha promesso dietro al tavolino allestito in tutta fretta in Piazza Colonna, fra Palazzo Chigi e Montecitorio, fa bella mostra di sé fra le statuine in terracotta aggiornate durante la crisi da Genny Di Virgilio, l’artigiano dell’arte del presepe di via San Gregorio Armeno, nella Napoli di Fico. Per Conte il povero Travaglio aveva progetti più ambiziosi, e se ne sarà sentito tradito non meno che da Grillo, Vito Crimi, Luigi Di Maio e altri ancora votatisi ormai al “suicidio assistito”, che peraltro non mi sembra estraneo alla sensibilità del direttore del giornale sicuramente fra i più letti sotto le cinque stelle.

            Temo che Travaglio sia ormai in caduta immunitaria così libera da meritare la precedenza nella campagna di vaccinazione in corso antipandemica. Lo desumo dalla speranza che ha appena espresso che in un sussulto di dignità, coerenza e chissà cos’altro i grillini, convocati dalla solita piattaforma Rousseau di Davide Casaleggio, facciano ancora in tempo a rifugiarsi almeno nell’astensione verso il governo Draghi e a proporre la nomina dell’ormai pensionato Piercamillo Davigo a ministro della Giustizia, visto che la conferma di Alfonso Bonafede è difficile anche da immaginare. Davigo, si sa, è quello che ritiene gli assolti, nei processi, soltanto scampati ad una più meritata condanna.  

 

 

 

 

 

 

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