Sergio Mattarella alla finestra e Giuseppe Conte sulla graticola

            “Tesi fondate sul nulla” sono considerate al Quirinale, secondo quanto ha riferito ieri l’informatissimo Marzio Breda sul Corriere della Sera, voci e vocine sull’interesse del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma anche sul “pressing” che verrebbe esercitato su di lui da varie parti a liberarsi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Che peraltro anche dagli ultimi sondaggi pubblicati oggi proprio dal Corriere risulta in calo di consensi, oltre che indebolito da tensioni nella maggioranza.

            Eppure Mattarella avrebbe avuto e avrebbe motivo di essere deluso e di lamentarsi di Conte, e ancor più dei suoi più accaniti sostenitori. Senza risalire al cosiddetto “impeachment” minacciato a gran voce dai grillini nel 2018 – quando Mattarella costrinse Conte alla rinuncia rifiutando di sottoscrivere a scatola chiusa la lista dei ministri da lui concordata con i candidati e poi vice presidenti del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini- basterà ricordare tutti gli appelli di Mattarella lasciati cadere nel vuoto da Conte negli ultimi tempi per tenere rapporti più costruttivi con l’opposizione di centrodestra, considerate l’emergenza virale e quelle annesse e connesse. Anche oggi Lina Palmerini sul Sole-24 Ore riferisce della “spinta del Colle affinchè il premier faccia una sintesi e apra una fase di dialogo”

            L’opposizione ci avrà messo pure del suo, specie nelle componenti di Salvini e di Giorgia Meloni, per rendere difficile una cooperazione, o qualcosa che le assomigli, ma francamente del suo ce l’ha messa pure Conte. Che ha dato l’impressione di volere più spaccare l’opposizione che coinvolgerla nella gestione delle varie emergenze, scommettendo soprattutto sulla Forza Italia di Silvio Berlusconi. Che però ai grillini è ancora più indigesto del pur “traditore” Salvini  per la storia fattane di “psiconano” sopra e sotto i palchi dei suoi spettacoli dal comico fondatore, garante e quant’altro del MoVimento 5 Stelle.

            Ancora qualche giorno fa il più contiano dei giornali sulla piazza -naturalmente Il Fatto Quotidiano– inseriva il Quirinale tra le fonti di disturbo del lavoro a Palazzo Chigi per la produzione dei decreti del presidente del Consiglio dei Ministri per il contenimento dei contagi virali. Poi, a dire la verità, il presidente Mattarella è stato “graziato” per avere ricordato anche ai critici e agli avversari di Conte che il nemico da cui guardarsi è solo o soprattutto il Covid.

            Qualora al Covid nei rapporti con Conte si aggiungessero davvero settori della maggioranza ora inquieti solo a parole, sino a sfiduciarlo o a costringerlo alle dimissioni, persino a costo di rinverdire della cosiddetta e odiata Prima Repubblica anche l’abitudine delle crisi “extraparlamentari”, Mattarella sarebbe costretto a pensare sì -ma solo allora- se e come sostituirlo, in uno scenario comunque da brividi, ha fatto capire il quirinalista del Corriere, pur non usando questa parole. Più esplicitamente e chiaramente invece Marzio Breda ha fatto capire le criticità -chiamiamole così- avvertite al Quirinale nell’azione di governo lamentandone “sottovalutazioni, ritardi, inerzie” e persino “fragilità”. E’ un po’ quello che ha anche scritto su Repubblica Stefano Folli ricordando a Conte che una cosa è la popolarità da sondaggi, pur ormai datati, altra è “l’autorevolezza” necessaria a un presidente del Consiglio in tempi di crisi e di emergenze come questi.

 

 

 

 

 

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