A teatro, in ultima fila, per assistere allo spettacolo dell’emergenza

            Francesco Tullio Altan non poteva rappresentare meglio sulla prima pagina di Repubblica la situazione, non so se più comica o drammatica, con quel Cipputi in pantaloni e maglione che esulta, a braccia sollevate e pugni chiusi, non per una certezza ma per una domanda di fronte a ciò che accade attorno a noi, tra emergenza sanitaria e politica: “Ce la faremo ??”.

            Il governatore della Campania Vincenzo De Luca, in versione autentica e non imitato da Maurizio Crozza, dispone di fronte all’esplosione virale nella sua regione, fra l’altro, la chiusura momentanea delle scuole e la ministra grillina del settore, Lucia Azzolina, sostenuta da tutto intero -una volta tanto- il suo movimento, protesta reclamando riunioni, sconfessioni e quant’altro. E ancora di più si dimena quando la informano che il segretario del Pd Nicola Zingaretti non critica ma “comprende” la scelta del suo collega di partito e omologo della Campania, essendo lo stesso Zingaretti anche governatore della regione Lazio, peraltro limitrofa.  Ebbene, c’è voluto un vignettista -Stefano Rolli sul Secolo XIX- per spiegare alla signora ministra inviperita che se “il virus non si prende a scuola”, come lei grida appendendosi a dati e quant’altro, “non è un buon motivo per portarcelo”.

            A Montecitorio è scoppiato un putiferio politico raccontato dal manifesto magistralmente in prima pagina in  sole 185 battute:  “Italia Viva fa saltare alla Camera la riforma sul voto ai 18enni per il Senato. Il Pd a Conte: ora un chiarimento di maggioranza ai massimi livelli. Palazzo Chigi teme l’implosione M5S”. Che non è l’acronimo sbagliato dell’estinto Movimento Sociale Italiano ma quello vero del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo fondatore, garante, “elevato” e non so cos’altro ancora, nato per essere liquidamente di protesta e refrattario a diventare solido come un partito normale, e per giunta di governo.

            Ma perché Conte teme “l’implosione” dei grillini in un vertice di chiarimento, di “verifica” o comunque lo si voglia chiamare: anche “tavolo”, come dice Matteo Renzi pensando anche al cosiddetto rimpasto che potrebbe o dovrebbe seguire spostando ministri, scaricandone qualcuno e nominandone altri di nuovi? Perché tra i piedi della verifica o simile c’è, fra l’altro, un problema che si chiama Mes, acronimo del Meccanismo europeo di stabilità, o fondo-salva Stati. Da cui potremmo prendere in prestito decennale più di 35 miliardi di euro a tasso vicino allo zero per potenziare il sistema sanitario e indotto messi a durissima prova da un’epidemia che sta per farci importare dalla Francia il coprifuoco, e ci obbligherà forse a chiuderci a chiave in casa a Natale: davvero, non per qualche scherzo del vignettista Sergio Staino sulla Stampa.

Ebbene, di fronte all’uso sollecitatone dal Pd nella maggioranza, leggete qui la linea grillina sul Mes esposta o dettata oggi sul Fatto Quotidiano da Marco Travaglio nel dispositivo, diciamo così, della sua sentenza: “Il Mes, oltre a non servire a una mazza, non ha più neppure alcuna convenienza”. Questo Travaglio rischiamo di trovarcelo governatore della Banca d’Italia, cacciando a calci nel sedere quello in carica che ha recentemente sollecitato pure lui l’uso di quella linea europea di credito.

            A tutto questo spettacolo è raccomandabile assistere in ultima fila, in modo da poter cercare di scappare dal teatro in tempo per non essere travolti dal suo crollo. Ma ce la faremo, con i due punti interrogativi di Altan ??

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