Sereni, Beppe Grillo è con noi e vigila sull’epidemia che ci angoscia

            Tranquillli, si fa per dire. O sereni, come direbbe Matteo Renzi. Contrariamente alle apparenze lamentate da qualche parte commentando il suo lungo silenzio, Beppe Grillo non se l’è data, sopraffatto dalla crisi d’identità o nervi  in cui si dibatte il Movimento 5 Stelle da lui fondato.

            Non so, francamente, se il “garante”, l’”Elevato”, con la maiuscola, il “padre di tutti noi”, come lo chiamano ancora in molti tra militanti e “portavoce” del suo quasi partito e come si diceva di Mao in Cina, soffra ancora delle apnee notturne da lui stesso comunicate qualche tempo fa preannunciando un intervento che gliele avrebbe risparmiate, consentendogli di stare poi meglio anche di giorno. Spero, per lui, che tutto sia regolarmente avvenuto e bene, prima che i traffici ospedalieri si ingolfassero per l’epidemia, anzi la pandemia del Coronavirus, come l’ha dichiarata l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

            So tuttavia che Grillo, i cui spettacoli “terrapiattisti” sono sospesi anche per gli assembramenti vietati dalla guerra virale,  è vigile, attento, probabilmente preoccupato e sempre pronto blog di Grillo.jpegalla battuta ironica. Lo rilevo dal suo blog personale, che viene regolarmente aggiornato  e che nella sua 103.ma settimana non ha per niente ignorato l’epidemia  con la quale sta facendo i conti anche il governo e la relativa maggioranza a trazione pentastellata. E’ una trazione derivanti dalla consistenza parlamentare del Movimento omonimo e dalla quasi discendenza o appartenenza -chiamatela come volete- del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Che senza la forte e convinta designazione di Grillo non sarebbe arrivato a Palazzo Chigi quasi due anni fa e non sarebbe stato confermato nella scorsa estate, pur a maggioranza  diversa o capovolta, con la sinistra al posto della destra leghista, non più “costola della sinistra” immaginata e decantata nel 1995 -ricordate?- da Massimo D’Alema. Che a sinistra allora dettava legge, o quasi.

            Oltre a scherzarci un po’ vignetta blog Grillo.jpegsopra con una vignetta di Davide Charlie Leccon -se non ne ho letto male il nome- in cui il conduttore di un telegiornale gioca tra pandemia e pandemonio, Beppe Grillo tratta seriamente l’argomento affidandolo all’articolo di un professore -Fabio Massimo Parenti- che si divide fra l’Università cinese degli affari internazionali, a Beijling, e l’Istituto Internazionale Lorenzo dei Medici, a Firenze.

            Il professore lamenta “la politicizzazione” del Coronavirus attraverso la sua “etnicizzazione” cinese, come si dice e si fa alla Casa Bianca e dintorni. Piuttosto, egli indica la Cina come modello da seguire sul fronte antivirale, grazie anche alla sua “politica di comando e controllo”, e auspica che il governo italiano continui con “le misure coraggiose” già intraprese, senza lasciarsi evidentemente trattenere dalle critiche di sostanza e di forma che gli stanno piovendo addosso dalle opposizioni di centrodestra, ma anche da giornali di una certa autorevolezza come il Corriere della Sera e la Repubblica.

Cina-Italia: un destino comune”, è il titolo Ambasciatore cinese.jpegdell’articolo del professore Parenti, con tanto di immagine esplicativa. Ne sarà rimasto contento -immagino- al pari di Grillo, suo frequentatore quando viene a Roma-  l’ambasciatore di Pechino in Italia, appena intervistato dal Messaggero.

Di questa specie di asse Roma-Pechino, gestito in qualche modo alla Farnesina dal ministro grillino degli Esteri Luigi Di Maio, si è parlato anche nell’incontro di Conte con la delegazione del centrodestra ricevuta a Palazzo Chigi. E’ stata insomma riaperta per assistenza, tra tanti blocchi, almeno la cosiddetta Via della Seta.

 

 

 

 

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Le guerre puniche del Fatto Quotidiano alla Lombardia del leghista Fontana

Gli esperti, dai virologi in giù e in sù, non condividono questa lettura delle condizioni della sanità lombarda, sostenendo anzi che nella disgrazia nazionale è stata per certi versi una fortuna che l’emergenza si sia manifestata per prima e sviluppata in una regione attrezzata sanitariamente come quella lombarda. Altrove, dal centro al Sud, la situazione sarebbe stata ancora più drammatica, e il bilancio dei malati e dei morti ancora più pesante. Ma da quest’orecchio, diciamo così, al Fatto non vogliono sentire. La Lombardia sembra ormai diventata per loro quella che i romani  per alcuni secoli prima di Cristo considerarono Cartagine.

Se il presidente americano Donald Trump dall’alto -ahimè- della sua Casa Bianca non si lascia scappare nessuna occasione per ricordare la provenienza e natura cinese del coronavirus, dopo averlo peraltro scambiato per un raffreddore o qualcosa del genere, al Fatto Quotidiano non si lasciano scappare nessuna occasione per ricordare la provenienza e natura lombarda dei guai virali con i quali sono alle prese l’Italia e l’incolpevole governo presieduto da Conte. Che fra i vari inconvenienti ereditati dai suoi predecessori avrebbe quello delle competenze riconosciute in materia di sanità alle Regioni non chissà da chi ma dalla Costituzione della Repubblica. Alla quale anche Conte, come tutti i suoi predecessori, ha convintamente giurato fedeltà nelle mani del capo dello Stato all’atto dell’insediamento, prima ancora di chiedere e ottenere la fiducia parlamentare.

Da un po’ di tempo a questa parte, quando se ne occupa, Travaglio diffida dei governatori, del loro potere, delle loro manie, pur senza essere ancora arrivato all’insofferenza di Massimo D’Alema verso i sindaci, liquidati una volta come “cacicchi”. I governatori hanno in comune con i sindaci l’inconveniente -in questa lunga epoca di leggi  a liste più o meno bloccate- di essere davvero eletti direttamente dalle comunità che poi amministrano. Ma fra tutti i governatori quello della Lombardia è preso particolarmente di mira dal direttore del Fatto Quotidiano. Lo sfortunato Attilio Fontana non riesce a farsi perdonare , oltre all’eredità del già ricordato Formigoni, pur con l’interregno di Roberto Maroni, l’appartenenza alla Lega del “cazzaro verde”, come viene generalmente chiamato Fontana.jpegMatteo Salvini da Travaglio, l’alleanza con un Silvio Berlusconi Reavaglio.jpegriuscito a convincerlo a tagliarsi la barba e infine -dannatamente- quel goffo tentativo in diretta televisiva di infilarsi dal verso sbagliato la mascherina. Ora egli è anche il governatore comicamente “mascherato”, che pur di non assumersi le proprie responsabilità nell’adozione delle misure da emergenza del coronavirus – preferendo avvalersi solo del potere di assumere come consigliere per l’ospedale in allestimento nei padiglioni della vecchia Fiera di Milano Guido Bertolaso, altra bestia nera del caravanserraglio del Fatto Quotidiano– le scarica su Conte.

Eppure, nonostante questo successo, chiamiamolo così, attribuitogli da Travaglio, nell’area del centrodestra nè il governatore lombardo, né Salvini, e neppure il più dialogante Giornale della famiglia Berlusconi, spintosi a definire “buffonata” l’ultimo parto governativo di Conte, hanno Fatto contro Fontana.jpegmostrato di avere gradito o condiviso gran che le decisioni del presidente del Consiglio. Di cui probabilmente -insisto, probabilmente- non debbono essere piaciute a Travaglio le circostanze politiche in cui, all’interno della maggioranza, sono maturate le scelte.

Il sospetto mi è venuto dalla cronaca, sul Corriere della Sera, di Marco Cremonesi e Monica Guerzoni. Che hanno Cremonesi e Guerzoni sul Corriere.jpegraccontato testualmente, senza essere stati smentiti sino al momento in cui ne scrivo: “Se Di Maio si è battuto per restrizioni il più possibile rigorose, Bonafede ha scelto la linea della cautela. Il capo della delegazione era per mandare avanti la Lombardia, raccontano nel Movimento 5 Stelle”. Conte invece ha preferito seguire l’ex capo della delegazione grillina al governo, piuttosto che il nuovo.

La sintonia fra Travaglio e Bonafede sarà stata del tutto casuale, per carità, a scanso di equivoci, insulti e chissà che altro, ma sta lì, nelle cose.

 

 

 

Pubblicato sul Dubbio

Statevene a casa, con le buone o le cattive. Come dobbiamo ripetervelo?

            Se non vi bastano o non vi convicono gli appelli notturni del presidente del Consiglio per le loro modalità tecniche, peraltro contestate addirittura come “una buffonata” dal pur dialogante Giornale Il Giornale.jpegdella famiglia Berlusconi, e non solo per i contenuti dei provvedimenti annunciati, tradottisi non a torto in quel “Tutto chiuso, anzi no” gridato su tutta Repubblica.jpegla prima pagina dalla Repubblica di carta, statevene a casa almeno per seguire l’appello dei medici all’unione, o intimità, affidato ad un manifesto tricolore che giustamente Pirellone.jpegLa Stampa ha scelto quasi come una copertina. E che rende obiettivamente più di quella scritta proiettata di notte sulla facciata della sede della regione lombarda governata dal leghista Attilio Fontana. Il quale peraltro è risultato molto meno Fontana.jpegsoddisfatto dell’ultimo decreto di Conte, che pure al Fatto Quotidiano gli avevano rimproverato di avere quasi imposto al riluttante presidente del Consiglio per non volersi assumere lui la responsabilità di imporre certe misure ulteriormente restrittive dello spostamento delle persone e delle attività industriali.

            Statevene a casa, con le buone e con le cattive, com’è accaduto con i militari che hanno bloccato nella stazione di Milano le partenze ritentate verso il Sud da meridionali tentati dalla fuga, come in un titolo dei giornali del gruppo Monti Riffeser, perché quello di non muovervi è l’unico mezzo La Nazione.jpegdi difesa di cui disponete. E’ l’unico dispetto che potete fare a quel mostro del coronavirus che vi insegue per infettarvi e farvi infettare gli altri, vendicandosi delle curve del rallentamento della sua corsa verso gli indifesi, mortale soprattutto per gli anziani.

            Statevene a casa, con le buone e con le cattive, perché è l’unico modo non solo di vincere questa guerra virale nella quale siamo tutti drammaticamente coinvolti, ma anche di smentire quei tre italiani su quattro che, secondo Ivo Diamanti e i suoi accertamenti o sondaggi, sono convinti che essa durerà “alcuni mesi” e non alcune settimane, per cui oltre a questa primavera appena iniziata perderemmo anche l’estate, se non addirittura la vita.

            Statevene a casa e cercate di non litigare con i vostri familiari per costrizione d’ambiente, diciamo così, visto che negli studi degli avvocati, chiusi o no dalle ordinanze nazionali o locali, risultano aumentate in questi giorni le richieste di separazione. E’ accaduto e accade anche questo, purtroppo, in questa dannatissima primavera del 2020. La cui immagine più funesta rimane quella fila di carri militari che trasportano altrove le salme non più contenibili nei cimiteri locali. E c’è gente che pensa a separarsi da vivi, anziché ad andare d’accordo. Robe da matti.

 

 

 

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La caccia alla strega lombarda nell’Italia sbarrata all’invadente coronavirus

            Chissà perché il pur irreverente o impietoso Francesco Tullio Altan, il fumettista di Repubblica che riesce a far sorridere i lettori anche nelle condizioni più drammatiche, non se l’è sentita di mettere il volto di Giuseppe Conte sotto Titolo Repubblica.jpegil cappello e sopra la divisa del comandante che sintetizza nello “Statevene a casa, cazzo!” la sostanziale serrata disposta dal governo in quella che il giornale fondato da Eugenio Scalfari ha definito su tutta la prima pagina l’Italia sbarrata.

            Eppure Scalfari in persona nel suo solito editoriale della domenica ha tenuto ad apprezzare ancora una volta “il senso dello Stato” che sta dimostrando in questa emergenza virale il presidente del Consiglio, “confortato -ha aggiunto- dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella”. Che in effetti, profittando della fortunata impossibilità del coronavirus di diffondersi anche per quello che una volta chiamavamo il filo del telefono, ha reso quasi bollenti i suoi apparecchi, fissi e mobili, sia per pungolare Conte sia per frenare, al contrario, le cattive tentazioni delle opposizioni di centrodestra, ma anche di qualche settore della maggioranza giallorossa. Sono quelle di profittare delle difficoltà eccezionali di questi drammatici giorni, mentre salgono i grafici dei “positivi” e dei morti, per contrastare il crescente spazio politico e consenso del presidente del Consiglio.

            Hanno creato un assai curioso caso politico le “porte in faccia al virus”, come ha titolato Avvenire, comprese Avvenire.jpegquelle delle fabbriche non strategiche e degli uffici pubblici, sbattute dal governo alla fine di una giornata di drammatiche consultazioni e riflessioni, allo manifesto.jpegscopo purtroppo necessario di limitare al massimo i movimenti delle persone aggredibili dal mostriciattolo “cinese”, come tiene sempre a precisare il presidente americano Donald Trump con spirito non tanto anagrafico quanto accusatorio.

            A farne una questione politica da rissa, o quasi, è stato il solito Fatto Quotidiano. Che, come Trump ai cinesi, non riesce in Italia a perdonare, con un titolo sparato su tutta la prima pagina, alla Lombardia governata dall’odiato governatore dell’ancor più odiata Lega di Matteo Il Fatto.jpegSalvini, il “mascherato” Attilio Fontana, di essere “fuori controllo” per malati e morti. E di avere preteso, riuscendovi, che il governo si assumesse compiti spettanti a quella regione, anche a costo di coinvolgere evidentemente incolpevoli cittadini e zone d’Italia cui -sembra di capire- potevano essere risparmiati tanti sacrifici.

            Una volta posto il problema in questi stranissimi termini, peraltro Travaglio .jpegcontraddetti dai tanti amministratori meridionali dichiaratamente in linea con le preoccupazioni e le spinte del governatore lombardo, piuttosto che dare a Conte del debole o dello sprovveduto, visto che da tempo lo difende a prescindere, il direttore del Fatto Quotidiano ha praticamente dato del prepotente e irresponsabile al “mascherato” -ripeto- Attilio Fontana. Che resterà inchiodato per tutta la vita alla derisione guadagnatasi quando sbagliò a infilarsi una mascherina in diretta digitale. Ma più ancora di quella mascherina infilata male, e delle condizioni di “fuori controllo” in cui Fontana avrebbe messo la sua regione alle prese col coronavirus, Travaglio nel finale di un editoriale a dir poco velenoso gli ha attribuito e contestato -parafrasando addirittura il povero, incolpevole Leo Longanesi, che non avrebbe mai potuto immaginare sino a quanto si sarebbe potuto abusare delle sue parole e battute- questo motto: “Meglio assumere un Bertolaso che una responsabilità”.  Ogni ulteriore commento è davvero superfluo.

 

 

 

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Le ultime notizie, tra morte e speranza, dal fronte della guerra virale

            Nell’Italia di questa inedita primavera progressivamente militarizzata per la guerra virale, con i soldati che davanti al Duomo di Milano fanno la guardia ai piccioni e i Carabinieri Carabinieri a Roma.jpegche a Roma, sullo sfondo di altre chiese e cupole, aspettano al varco sul lungotevere pedoni e automobilisti, l’unica paradossale consolazione resta quella della simmetria fra l’ostinato aumento dei malati e dei morti e il “giro di vita” dell’Europa. Così l’ha manifesto.jpegchiamato con la solita immaginazione creativa in prima pagina il quotidiano manifesto riferendo dell’annuncio della sospensione del cosiddetto patto di stabilità da parte della presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen. E’ un patto che di “stabilità”, a dire il vero, ha avuto troppo spesso, secondo le ammissioni dell’italiano Romano Prodi, uno dei predecessori della stessa Ursula, qualcosa più di “stupido” che di intelligente o previdente, tradottosi spesso in un’austerità fine e a se stessa, destinata più ad aggravare che a risolvere i problemi dei paesi in maggiore difficoltà nell’Unione, allungando e non accorciando le distanze di ogni tipo fra di loro.  

             E pazienza per il ministro grillino degli Esteri Luigi Di Maio, che il vignettista Vauro Senesi sul Fatto Quotidiano ha immaginato dimesso e in mascherina davanti al presidente del Consiglio Conte, pure Vauro.jpeglui in mascherina, che per scaramanzia e altro gli impedisce di correre sul balcone di Palazzo Chigi a fare festa. Cioè a replicare lo spettacolo dallo stesso Di Maio improvvisato con imprudenza, per le circostanze di allora, nell’autunno del 2018, quando la maggiorana gialloverde già a trazione più leghista che pentastellata esordì sfidando Bruxelles, salvo indietreggiare dopo qualche settimana introducendo uno zero dopo la virgola fra il 2 e il  4 del rapporto del deficit col prodotto interno lordo, . Altri momenti, ben più lontani dei due anni neppure trascorsi da allora, e altri attori, almeno in parte.

           Adesso a inseguirsi, sempre parlando e scrivendo per vignette, questa volta col ricorso a Stefano Rolli sul Secolo XIX, sono il pedone che Eolli.jpegcorre a 10 chilometri in 42 minuti, sfuggendo a controlli e divieti, di ogni natura, nazionale o locale, e un dannato coronavirus che sta per raggiungerlo vantandosi di averne fatti fuori 627 in sole 24 ore. Le salme a Bergamo si erano già accumulate a tal punto da fare intervenire i camion dell’Esercito per destinarle alla cremazione in altre città, province e regioni.

           Neppure i più anziani, peraltro i più minacciati vigliaccamente dal virus, tanto da porre i medici davanti al tragico problema della scelta fra la cura o il sostanziale abbondono, vista la scarsezza dei letti per le terapie necessarie; neppure i più anziani, dicevo, ricordano spettacoli del genere pur avendo fatto in tempo a vedere almeno le ultime fasi della seconda guerra mondiale e della sua appendice civile. Figuriamoci i giovani o meno anziani, che al massimo hanno vissuto il disordinato 1968 e i successivi, terribili anni di piombo del terrorismo.

          Eppure, dicevo, aspettando paradossalmente come una liberazione la registrazione o l’arrivo del “picco”dell’epidemia solo perché esso logicamente dovrebbe comportare un successivo e progressivo, o augurabilmente precipitoso calo, ci resta solo la consolazione di quel “giro di vita” di un’Europa necessaria a vincere questa guerra infame e, ancor più, a riparare poi i danni subiti, di ogni grado e tipo.

 

 

 

 

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Finalmente l’Europa si è svegliata nella guerra del Coronavirus

            Non chiamatemi cinico o, all’opposto, ingenuo se fra le notizie della guerra al Coronavirus -in cui l’Italia si trova in prima linea, più avanti addirittura della Cina dove è cominciata, per il primato dei morti che ci è stato imposto dalla sorte- oggi ne scelgo una per consolarmi e per sperare che anche questa volta, come d’altronde è già accaduto a tanti e in tante parti del mondo, dal male possa derivare un bene.

            Mi riferisco alla svolta -mi auguro finalmente decisiva e permanente- registratasi nei rapporti di forza non economica, di certo, ma tutta politica all’interno dell’Unione Europea. La cui stessa concezione fu l’unico lascito positivo di quell’orrenda carneficina, altro che virale, della seconda guerra mondiale, anche se poi il processo d’integrazione del vecchio continente è andato progressivamente allontanandosi dallo spirito di generosità dei cosiddetti padri fondatori. E ciò, paradossalmente, è accaduto specie dopo la caduta del comunismo e la liberazione di tante energie che potevano essere positive.

            L’Europa, al di fuori della cui Unione vera, non verbale e saltuaria, o a corrente alternata, non potrà esserci salvezza per nessuno dei paesi che la compongono, sopravvivendo anche alla guerra del Coronavirus e ai suoi effetti, ha dato un segno d’inversione di rotta impersonata quasi fisicamente dalla presidente francese della Banca Centrale Christine Lagarde. Le cui “maniche rimboccate” davanti allo specchio sono state disegnate da Emilio Giannelli sulla prima pagina del Corriere della Sera, con le mani sotto “il rubinetto BCE”. Che, chiuso recentemente dalla stessa Lagarde scrollando le spalle davanti al cosiddetto spread, fra le proteste levatesi per prime proprio dal Quirinale, in Italia, ha  anche liberato -come la presidente della Banca Europea ha scritto personalmente in un articolo suLagarde su Repubblica.jpeg Repubblica o 3000miliardi di Lagardeillustrando le decisioni appena adottate a Francoforte- “fino a 3000 miliardi di euro di liquidità tramite le nostre operazioni di rifinanziamento”. Per gli speculatori sarà più duro giocare con i titoli degli Stati europei più deboli o indebitati  profittando cinicamente anche dell’emergenza bellica del Coronavirus.

            Permarrà pure, come ha scritto sul Fubini sull'Europa.jpegCorriere della Sera Federico Fubini, “la lotta segreta delle due Europe”, con i francesi e gli italiani questa volta da una parte, e i tedeschi e gli olandesi I fronti di Fubini.jpegdall’altra, ma già il fatto che i francesi si siano ritrovati con gli italiani e non con i tedeschi, come in quasi tutte le precedenti occasioni, è una svolta di cui compiacersi. Che può preparare Le radio con Mameli.jpegla strada ad un altro evento emblematico dopo quello odierno e tutto nazionale, o persino “sovranista”, delle radio italiane che trasmettono contemporaneamente l’inno nazionale di Mameli.

             Aspettiamo fiduciosi il giorno in cui tutte le radio del vecchio continente suoneranno contemporaneamente il solenne e insieme gaudioso brano del movimento finale della nona sinfonia di Beethoven scelto come inno dell’Unione Europea. Altro che accontentarsi, come hanno preferito Il Fatto su criminalità.jpegal Fatto Quotidiano, di quell’altro effetto indotto, diciamo così, dell’emergenza virale, con “l’80 per cento in meno di rapine, furti e spaccio” e “le mafie in difficoltà”. Che per fortuna erano già messe male prima dello sbarco del Coronavirus in Italia, grazie anche all’azione di generali e altri fedeli servitori dello Stato condannati in primo grado per la cosiddetta “trattativa” e, in fondo, le stesse stragi che quel negoziato doveva prevenire o limitare fra il 1992 e il 1994.  

 

 

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Se per uscire bisogna farsi accompagnare e assistere sul posto dall’avvocato

Il prolifico e saggio Sabino Cassese ha un bel dire, o scrivere, sul Corriere della Sera che “lo Stato non chiude per malattia”, “non può fermarsi” neppure in quelle che lui chiama “giunture critiche”. Fra le quali può ben iscriversi la guerra che ci sta facendo questo maledetto Coronavirus, per giuntaCassese sul Corriere.jpeg senza avercela neppure dichiarata. E ha un bel ricordare, il professor Cassese, questa realtà al Parlamento. Che è alle prese in questi giorni, anche sotto lo stimolo allarmato del presidente della Repubblica, con la “difficile ricerca  di un modo per conseguire il rispetto del diritto alla salute dei suoi membri e il dovere di far sentire la voce della società civile nelle istituzioni”.

E che voce, aggiungerei ricordando che il governo in carica, alle prese ogni giorno, ogni ora, ogni minuto con l’emergenza virale, sfornando decreti di varia natura e grandezza, avrà pure conquistato nell’ultimo sondaggio Demos, per Repubblica, un gradimento del 71 per cento, il più alto negli ultimi dieci anni, come ha sottolineato Ivo Diamanti, ma continua a dipendere dalle Camere. Dove gli hanno concesso la fiducia, certo, confermandogliela anche nelle varie occasioni in cui Conte vi ha fatto ricorso per rimuovere ostacoli di vario tipo a leggi in difficoltà, ma potrebbero revocargliela in qualsiasi momento, secondo le procedure stabilite dall’articolo 94 della Costituzione.

Cassese, dicevo, ha un bel dire, o scrivere, di uno Stato sempre all’erta, ma penso che anche lui si sarà posto qualche domanda su ciò che accade in questi giorni perigliosi in qualche ufficio giudiziario che pure rappresenta a tutti gli effetti lo Stato nelle sue articolazioni, e persino sottotetti, dove a volte sono confinati -spero non a Genova, che è la città di cui sto scrivendo- magistrati alle prese con il loro lavoro.

A Genova, appunto, è accaduto che il procuratore aggiunto, come ha raccontato ai lettori del Dubbio con dovizia di particolari e aspetti tecnici Giovanni M. Jacobazzi, ha dovuto occuparsi, per poi archiviarle, cioè bocciarle, di molte denunce pervenute alla Procura dalle forze dell’ordine per “inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità e falsa attestazione in relazione all’emergenza” da coronavirus. Insomma, “il reato di passeggio”, come efficacemente indicato nel titolo del pezzo, “non esiste”, o non esiste in gran parte delle volte in cui se lo sono visti praticamente contestare i genovesi. Che -detto per inciso- ai problemi di mobilità, di ogni tipo, sono diventati particolarmente sensibili per le condizioni in cui si trovano da tempo la loro città e dintorni.

Capisco che la fretta può avere provocato pasticci e incidenti nella formulazione dei vari provvedimenti, legislativi e non, usciti dagli uffici dello Stato -per tornare a Cassese- in questi giorni di grandi paure e confusione, ma converrete che di fronte a ciò che è accaduto a Genova gli italiani, a piedi o in automobile, avranno ancora più dubbi di quanti già non ne avessero per conto loro su come comportarsi, e fronteggiare eventuali controlli.

Nel seguire il bravo Jacobazzi lungo lo slalom che ha fatto fra gli articoli 483, 495 e 650 del codice penale, tutti in qualche modo investiti o coinvolti -come si dice per le indagini- nelle misure adottate per prevenire la diffusione del contagio, anzi della pandemìa ormai ufficialmente dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, mi è venuto un terribile sospetto, spero infondato. E’ quello che a qualcuno possa davvero venire in testa la tentazione, presumendo addirittura di interpretare o prevenire  sorprese da qualche Procura della Repubblica, di stringere ulteriormente la rete di protezione sino a richiamare su qualcuno dei moduli che continuamente siamo invitati a stampare o a riprodurre sui nostri telefonini l’articolo 438 del codice penale.

E’ una norma che laconicamente dice, minacciandoci di mandarci davanti a una Corte d’Assise: “Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo”. E finisce in galera, o “custodia cautelare”, senza aspettare il processo.

Mi è andato di traverso, di fronte a questo scenario, anche il gusto procuratomi dall’articolo erudito e divertente di Antonella Rampino, fra citazioni di Umberto Eco, Remo Bodel, Emile Zola e persino Montesquieu, sul cane che in questi giorni porta a spasso il padrone, o sul carrello che al supermercato, dopo la debita fila, accompagna la cliente, anziché esserne spinto.

Cerchiamo anche nella tragedia, e negli arresti domiciliari ai quali sono tornato dopo quelli comminatimi ingiustamente dalla magistratura nel 1985 addirittura per violazione del segreto di Stato, di non perdere un minimo di buon umore.

 

 

 

Pubblicato sul Dubbio

Ripreso da http://www.syartmag.it il 21 marzo

Si impenna il gradimento del governo, e Berlusconi ne prende le distanze

            Non si impennano solo i dati dei contagiati e dei morti  in questa guerra del Coronavirus che ha investito paradossalmente l’Italia più della stessa Cina, da dove si è mosso questo mostro invisibile. Si impennano, a consolazione di Giuseppe Conte e del modo in cui sta fronteggiando l’emergenza, anche i dati di Repubblica.jpeggradimento del suo secondo governo: “il più alto” – 71 per cento- fra quelli succedutisi negli ultimi dieci anni. Lo ha precisato Ivo Diamanti illustrando i risultati del sondaggio appena effettuato da Demos per il giornale La Repubblica. Che lo ha diffuso, in verità, con evidenza misurata, dando l’impressione di esserne rimasta per primo sorpreso.

            Ma ancora più sorprese debbono essere rimaste le opposizioni di centrodestra, questa volta senza distinzioni fra le sue componenti. Si deve forse anche a questa notizia, anticipatagli in tempo per tenerne conto, se Silvio Berlusconi dal suo rifugio in Provenza in una lunga intervista telefonica al direttore del Giornale di famiglia, Alessandro Sallusti, ha un po’ ridimensionato gli apprezzamenti della prima ora -o addirittura i ringraziamenti dello stesso Sallusti, formulati in una diretta televisiva su una rete di Mediaset–  per il voluminoso decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri e chiamato “Cura Italia” da Conte in persona.

            “Così Berlusconi al Giornale.jpegnon va” ha titolato oggi il Giornale su tutta la prima pagina riportando all’interno questo “appello” del presidente e fondatore di Forza Italia al capo del governo, già duramente contestato a caldo nel centrodestra da Matteo Salvini Brlusconi 2 .jpegper la Lega e da Giorgia Meloni per i Fratelli d’Italia: “Ascolti le nostre proposte. Il decreto appena varato ne percepisce purtroppo solo alcune, ma è ancora largamente insufficiente per le categorie economiche. Bisogna fare molto di più soprattutto per le piccole e medie imprese, per il lavoro autonomo, i professionisti, gli artigiani, le partite Iva. In Parlamento deve essere ampiamente modificato e migliorato perché possa avere il nostro appoggio”.

            Nessun rilievo tuttavia è stato espresso da Berlusconi sulle restrizioni personali imposte a più Il Foglio.jpegriprese dal governo, e non ancora terminate, per contenere il contagio: restrizioni peraltro sollecitate, e non sempre del tutto esaudite, dai governatori di centrodestra delle regioni del Nord più colpite dalla diffusione del coronavirus. E dove, come in altre parti del Paese, sono in molti a lamentare – come da vignetta sul Foglio- che siano ancora in troppi a non starsene in casa, abusando delle necessità di spesa, assistenza e quant’altro ammesse per muoversi. Il capo di Forza Italia ha riconosciuto che siamo ormai come in una guerra vera e propria, che non ammette leggerezze e comportamenti pericolosi.

            Su questo fronte dell’emergenza le sorprese sono arrivate invece a Conte e al suo governo da qualche Procura della Repubblica: in particolare, da quella di Genova. Il cui aggiunto Paolo D’Ovidio ha diffuso una circolare alle forze dell’ordine in cui si contestano praticamente i riferimenti al codice penale contenuti nei vari moduli elettronicamente disposti dal Ministero dell’Interno, cioè dalla Polizia, per l’uso da parte di chi si muove da casa e viene fermato per giustificarne i motivi. Si profilano pertanto complicazioni di carattere anche giudiziario, e non solo burocratiche, a meno che non si voglia ricorrere -ma forse a rischio di ulteriori complicazioni- al reato, già ventilato d’altronde da qualche parte, di diffusione di epidemia. Che è contemplato in due righe dall’articolo 438 del codice penale, con arresto obbligatorio e pena dell’ergastolo.

 

 

 

 

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Al Foglio di Giuliano Ferrara sfottono l'”amor loro” Silvio Berlusconi

         Oddio, anche Silvio Berlusconi, “l’amor nostro”, come continuano a chiamarlo in redazione per senso di doverosa riconoscenza ricordando la generosità dalla quale deriva la nascita della loro testata, è incorso nella ironia neppure tanto leggera del Foglio, fondato da Giuliano Ferrara e da qualche anno diretto da Claudio Cerasa. Il quale, quando ne scrive o lo intervista, non nasconde di certo un’empatia inferiore al suo predecessore per l’uomo di Arcore, anche quando questi non si attiene ai consigli “foglianti”, come fece nel 2016 battendosi contro la riforma costituzionale di Matteo Renzi. 

            Il Cavaliere è incorso nello sfottò, diciamo così, del vignettista Marco D’Ambrosio, in arte Makkox, guadagnatosi di recente sul Corriere della Sera una citazione d’oro di Walter Veltroni per il Coronavirus affamato e furente in giro per le strade vuote della città.

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E’ stato un bel gesto -ha commentato in francese il vignettista- ma quei dieci milioni di euro, che pure non sono bruscolini,  offerti e già versati dall’ex presidente del Consiglio per l’allestimento di un nuovo ospedale a Milano standosene prudentemente lontano, ad una trentina di chilometri da Nizza, con la sua nuova e onorevole fidanzata, ospiti entrambi della figlia Marina in una villa assolata e coi fiocchi, hanno fatto storcere il muso, o il naso, a D’Ambrosio. E a chi ne ha collocato la vignetta bene in vista in prima pagina, a colori.

            Per una volta al Fatto Quotidiano di Marco Travaglio, forse non estraneo al cambiamento di fidanzata del Cavaliere, essendosene la precedente  -Francesca Pascale- guadagnata una benevola attenzione con tanto di intervista, debbono avere invidiato quelli del Foglio. Che sono solitamente declassati dal “Fattaccio”, come lo chiamano gli intimi di Berlusconi, a redattori e collaboratori più o meno parassiti, diciamo così, di un giornale “clandestino” e sostenuto da un finanziamento anche pubblico. 

Mattarella chiede, anzi reclama di tenere aperte le Camere anche nell’emergenza

            E’ a dir poco curioso che si sia dovuto cercare col classico lanternino, pur sulla prima pagina del più diffuso giornale italiano, che è notoriamente e giustamente il Corriere della Sera, generalmente il più pacato ed equilibrato fra i quotidiani del nostro Paese, la notizia istituzionale e politica più importante in questi giorni di Coronavirus. Si trova solo in quello che tecnicamente Corriere.jpegsi chiama “occhiello” del titolo di apertura del giornale l’annuncio della raccomandazione, chiamiamola così, del presidente della Repubblica di tenere aperto il Parlamento, dove peraltro sta arrivando per la necessaria conversione nei sessanta giorni prescritti dalla Costituzione il decreto legge anti-virus o “Cura Italia”. Così ha preferito chiamarlo personalmente il presidente del Consiglio Giuseppe Conte esponendone il contenuto in una rarefatta ed emergenziale conferenza stampa mentre gli uffici di Palazzo Chigi e attigui ancora ne perfezionavano il voluminoso testo per mandarlo alla firma del capo dello Stato.

            Il carattere per niente formale del richiamo, appello e quant’altro del presidente della Repubblica Breda dal Colle.jpegalle Camere, peraltro nel giorno in cui le loro facciate venivano illuminate di tricolore per la celebrazione dei 159 anni trascorsi dall’unità d’Italia, è così spiegato, fra l’altro, proprio sul Corriere dal quirinalista Marzio Breda: “Mentre qualcuno teorizza l’opportunità di “chiudere” il Parlamento e ricorrere all’informatica sia per il dibattito sia per eventuali voti a distanza, è chiaro che il Capo dello Stato non può essere favorevole a ipotesi del genere”.

            Non vorrei esagerare e scivolare sul qualunquismo, ma temo proprio che i parlamentari tentati dalla voglia di confondersi con tutti gli altri italiani esortati dall’emergenza, e persino obbligati, a restare a casa per non partecipare alla diffusione del contagio, possano ben essere paragonati a quei 250 medici “malati immaginari” di Napoli Il Fatto.jpegliquidati giustamente come “disertori” dal Fatto Quotidiano: medici, a parole, che disonorano i loro tanti colleghi e collaboratori che stanno dando anche la vita in altre parti d’Italia per assistere i pazienti e fronteggiare quella che ormai è anche ufficialmente una pandemìa. Le cui vittime nel nostro Paese hanno raggiunto un record che Libero su Conte.jpegnon può essere dignitosamente rinfacciato al presidente del Consiglio, come con polemica avventata cerca di fare in un titolo il giornale Libero confutandogli il merito rivendicato di avere intrapreso un percorso di lotta al coronavirus avvertito come “modello” in altri paesi, pur con tutti i limiti, le contraddizioni e le improvvisazioni via via rivelatesi e corrette, in una successione che non è di certo finita.

         Quel Gazzetta.jpegcarro funebre che il vignettista della Gazzetta del Mezzogiorno si è inventato per le strade d’Italia per diffondere il richiamo a “stare chiusi in casa” anche “contro l’interesse” delle pompe funebri, non può certamente passare metaforicamente anche davanti a Montecitorio e a Palazzo Madama per tutelarne, al rovescio, formale o sostanziale che sia, il vuoto.

 

 

 

 

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