Mattarella chiede, anzi reclama di tenere aperte le Camere anche nell’emergenza

            E’ a dir poco curioso che si sia dovuto cercare col classico lanternino, pur sulla prima pagina del più diffuso giornale italiano, che è notoriamente e giustamente il Corriere della Sera, generalmente il più pacato ed equilibrato fra i quotidiani del nostro Paese, la notizia istituzionale e politica più importante in questi giorni di Coronavirus. Si trova solo in quello che tecnicamente Corriere.jpegsi chiama “occhiello” del titolo di apertura del giornale l’annuncio della raccomandazione, chiamiamola così, del presidente della Repubblica di tenere aperto il Parlamento, dove peraltro sta arrivando per la necessaria conversione nei sessanta giorni prescritti dalla Costituzione il decreto legge anti-virus o “Cura Italia”. Così ha preferito chiamarlo personalmente il presidente del Consiglio Giuseppe Conte esponendone il contenuto in una rarefatta ed emergenziale conferenza stampa mentre gli uffici di Palazzo Chigi e attigui ancora ne perfezionavano il voluminoso testo per mandarlo alla firma del capo dello Stato.

            Il carattere per niente formale del richiamo, appello e quant’altro del presidente della Repubblica Breda dal Colle.jpegalle Camere, peraltro nel giorno in cui le loro facciate venivano illuminate di tricolore per la celebrazione dei 159 anni trascorsi dall’unità d’Italia, è così spiegato, fra l’altro, proprio sul Corriere dal quirinalista Marzio Breda: “Mentre qualcuno teorizza l’opportunità di “chiudere” il Parlamento e ricorrere all’informatica sia per il dibattito sia per eventuali voti a distanza, è chiaro che il Capo dello Stato non può essere favorevole a ipotesi del genere”.

            Non vorrei esagerare e scivolare sul qualunquismo, ma temo proprio che i parlamentari tentati dalla voglia di confondersi con tutti gli altri italiani esortati dall’emergenza, e persino obbligati, a restare a casa per non partecipare alla diffusione del contagio, possano ben essere paragonati a quei 250 medici “malati immaginari” di Napoli Il Fatto.jpegliquidati giustamente come “disertori” dal Fatto Quotidiano: medici, a parole, che disonorano i loro tanti colleghi e collaboratori che stanno dando anche la vita in altre parti d’Italia per assistere i pazienti e fronteggiare quella che ormai è anche ufficialmente una pandemìa. Le cui vittime nel nostro Paese hanno raggiunto un record che Libero su Conte.jpegnon può essere dignitosamente rinfacciato al presidente del Consiglio, come con polemica avventata cerca di fare in un titolo il giornale Libero confutandogli il merito rivendicato di avere intrapreso un percorso di lotta al coronavirus avvertito come “modello” in altri paesi, pur con tutti i limiti, le contraddizioni e le improvvisazioni via via rivelatesi e corrette, in una successione che non è di certo finita.

         Quel Gazzetta.jpegcarro funebre che il vignettista della Gazzetta del Mezzogiorno si è inventato per le strade d’Italia per diffondere il richiamo a “stare chiusi in casa” anche “contro l’interesse” delle pompe funebri, non può certamente passare metaforicamente anche davanti a Montecitorio e a Palazzo Madama per tutelarne, al rovescio, formale o sostanziale che sia, il vuoto.

 

 

 

 

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