Come i radicali sono caduti nella trappola della loro dolorosa diaspora

Ringrazio naturalmente Maurizio Turco e Irene Testa, segretario e tesoriere del Partito Radicale, per l’attenzione riservata al mio amichevole invito  -non so fino a che punto avvertito come tale- a non lasciarsi coinvolgere, e tanto meno travolgere, in quella che ho chiamato “guerra dei pidocchi”, scatenata dagli avversari degli eredi di Marco Pannella dopo l’arresto di Antonello Nicosia per mafia. Li ringrazio anche per avere consentito, ispirato e quant’altro, con la loro reazione, l’approdo della mia polemica sulla prima pagina del nostro Dubbio, cui Turco e Testa molto giustamente hanno riconosciuto il merito di una dissonanza a volte persino solitaria dalla diffusissima abitudine di attaccare o ignorare i radicali, le loro battaglie, i loro congressi, i loro dibattiti.

Purtroppo non è stata mia, o non solo mia, e neppure capricciosa, l’interferenza delle polemiche sull’arresto dell’ex assistente parlamentare Nicosia, e dell’uso da lui fatto delle visite nelle carceri effettuate in quella veste, con la dolorosa -mi consentirete almeno questo aggettivo, cari Turco e Testa- diaspora radicale.

Per l’abitudine che ho, e non intendo abbandonare, di seguire e sostenere da ogni forma di aggressione Radio Radicale, peraltro generosa con le mie opinioni, che spesso raccoglie citando miei articoli, o sollecita intervistandomi, mi è toccato qualche giorno fa di ascoltare di prima mattina, dopo la consueta rassegna Stampa e Regime, l’amica Rita Bernardini accusare i giornali di avere attribuito Nicosia a un organismo non del Partito Radicale ma dei radicali italiani “di Emma Bonino”. Da ciò e solo da ciò è derivato il mio improvvido ricorso, secondo Turco e Testa, alla semplificazione di un discorso “praticamente” diretto anche alla senatrice Bonino.

Sul conto di Emma -lo dico con tutta franchezza e onestà, ripetendo ciò che altre volte ho scritto sul Dubbio polemizzando amichevolmente con Valter Vecellio- non ci saranno radicali di qualsiasi appartenenza o registro che mi faranno cambiare idea e giudizio. Per me rimane e rimarrà la compagna di lotta del nostro comune amico Marco Pannella, del cui rapporto mi sono sempre sentito onorato, ovunque mi sia capitato di scrivere e di lavorare durante la mia non breve attività professionale, sia nel consenso sia nel dissenso. Che si sono alternati nella comune consapevolezza -di Marco e mia- di essere persone oneste e perbene. Non aggiungo altro perché mi costa molto già quello che ho dovuto scrivere per rispondere al segretario e alla tesoriera -per carità- del Partito Radicale.

 

 

 

Pubblicato su Il Dubbio

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