Le danze politiche attorno al detenuto eccellente Cesare Battisti

           E’ la concorrenza, bellezza. Così -parafrasando la bellezza, appunto, della stampa celebrata al cinema tanti anni fa dall’indimenticale Humphrey Bogart- si potrebbe commentare la gara svoltasi fra i ministri dell’Interno e della Giustizia, il leghista Matteo Salvini e il grillino Alfonso Bonafede, per reclamizzare la cattura boliviana, l’arrivo a Roma e infine l’incarcerazione a Oristano del pluriomicida e pluricondannato Cesare Battisti. Che ha smesso finalmente -va detto presto, e chiaro- di ridere spavaldamente della sua quasi quarantennale latitanza e del dolore dei familiari delle sue vittime. Un dolore che lui contribuiva a trasformare in rabbia vantandosi a distanza della sua libertà.

          Entrambi i ministri sono riusciti a esagerare nella gestione della vicenda: l’uno, con un giubbotto della Polizia di Stato abitualmente addosso, augurandosi che adesso il detenuto “marcisca” fra le sbarre, Bonafede.jpganche se la Costituzione gli garantisce un trattamento umano e una pena rieducativa, e l’altro, con un giubbotto della Polizia Penitenziaria infilato per l’occasione, diffondendo sulla sua pagina facebook un filmino di circa quattro minuti, con musica annessa, sui passaggi più significativi della trasferta, diciamo così, di Battisti dalla Bolivia alla pista  di decollo di Ciampino per raggiungere la meta finale del carcere sardo di provata sicurezza.  Da cui, almeno sinora, nessuno è riuscito mai a fuggire.

         Ai due ministri in gara, per conto proprio e dei rispettivi partiti, nell’assegnazione del trofeo di giornata vanno addebitate alcune aggravanti. A Salvini la funzione di vice presidente del Consiglio, la violazione almeno verbale della Costituzione su cui pure ha giurato, che vieta di far marcire in carcere anche il peggiore degli assassini, le spallucce che oppone, anche davanti alle telecamere, a chi glielo fa notare e la consapevolezza, rimproveratagli in una vignetta di Sergio Staino sul Dubbio, delle condizioni a dir poco pericolose delle carceri italiane. A Bonafede, a dispetto dell’aria ingenua con la quale si è difeso dicendo di avere voluto valorizzare con quel video solo presenza e ruolo della Polizia Penitenziaria ai suoi ordini, qualcuno ha giustamente ricordato sulla sua stessa pagina elettronica di informazione e propaganda la dichiarata professione di avvocato. Che lo mette in grado di conoscere leggi e regolamenti più di Salvini, fermatosi al pur apprezzabile diploma di maturità classica, conseguito al Liceo Alessandro Manzoni di Milano nel 1992 con un voto di 48 su 60. Cui seguirono percorsi universitari interrotti di scienze politiche e di storia. Così almeno dicono le biografie accessibili, a meno di errori o di lauree ad honorem.

         Nel caso tuttavia del guardasigilli Bonafede -non so come aggravante sul piano politico o Il Fogliojpg.jpgcome attenuante sul piano emotivo, considerando talune dichiarazioni da lui rilasciate a questo proposito- c’è da considerare il turbamento provocatogli dalla notizia della partecipazione diretta o indiretta del suo collega di governo ad una pur affollata cena organizzata dalla giornalista del Foglio Annalisa Chirico, chiamata affettuosamente Chirichessa dal fondatore Giuliano Ferrara. Una cena in qualche modo galeotta, utile anche a facilitare la conoscenza e la frequentazione di leghisti e renziani: intesi, quest’ultimi, naturalmente come amici di Matteo Renzi:  “il Matteo sbagliato” , direbbe Salvini parafrasando l’odiato ex segretario del Pd. Che però è ancora provvisto di un certo seguito nei gruppi parlamentari del proprio partito, specie al Senato. Dove -guarda caso- i numeri della maggioranza gialloverde, già stretti all’avvio della legislatura, si sono ulteriormente ridotti per esodi o espulsioni di grillini. E i leghisti possono temere o desiderare, secondo i casi o le preferenze, loro o di chi li osserva, collassi e/o rimescolamento di posizioni e carte.  

 

 

 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

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