Miracolo a Roma, e a Ischia, grazie alla capogruppo forzista del Senato

              Miracolo a Ischia. O, se preferite, miracolo a Roma per gli elettori di Ischia, sorpresi dall’infortunio occorso al loro beniamino Luigi Di Maio nella commissione del Senato, col ridimensionamento del condono edilizio insaccato nel decreto legge sul crollo del lontano ponte Morandi di Genova.

             In meno di 24 ore tutto è tornato come prima. Arrivato in aula, l’articolo ischitano del provvedimento, peraltro già approvato alla Camera, è stato ripristinato nella formula originaria. E ciò non perché i due dissidenti grillini che hanno sgambettato il governo in commissione facendo passare l’emendamento di una senatrice siciliana di Forza Italia hanno cambiato idea durante la notte, magari temendo l’espulsione già minacciata. Per niente. I dissidenti grillini sono anzi saliti di numero dopo l’incidente, pronti ad aumentare il distacco di un solo voto tra il sì e il no verificatosi in commissione.

             A ripensarci sono stati invece i senatori di Forza Italia. Che col pretesto di ridare dignità alla pratica del condono sostenuta in passato dal loro partito, e che i grillini vorrebbero adottare nascondendola con qualche altro nome, ma in realtà per non deludere le attese e gli interessi dei propri elettori nell’isola di Ischia si sono rivoltati alla collega sicula che aveva terremotato la legge in commissione.

            Tre senatori forzisti, in particolare, si sono autosospesi dal gruppo per potere liberamente votare a favore del ripristino del testo voluto dal governo. Ma, forse nel timore che i tre non potessero bastare, visto il malumore crescente fra i grillini, la capogruppo di Forza Italia  Anna Maria Bernini, avvolta nei suoi abiti aderentissimi e sempre in bilico su quei tacchi a spillo che porta, ha lasciato a tutti gli azzurri libertà di voto. E ciò, immagino,  con grande e sia pur nascosto sollievo del capo delle 5 stelle Di Maio. Che a dire il vero, all’esordio di questa legislatura, sarebbe stato ben felice di fare votare dai suoi senatori alla presidenza di Palazzo Madama proprio la Bernini, proposta dal leader Matteo Salvini al posto del candidato e capogruppo forzista Paolo Romani, indicato da Berlusconi ma contestato dai pentastellati per la vecchia faccenda di un telefonino di servizio  fatto usare dalla figlia quando  egli era assessore a Monza.

               Costretto a cedere, Berlusconi lo fece a vantaggio di Maria Elisabetta Alberti Casellati, più anziana anche di militanza forzista. E alla Bernini toccò la consolodazione della presidenza del murales.jpggruppo, dove la signora non lascia passare giorno senza auspicare diligentemente che Salvini si decida a rompere l’esperienza di governo con i grillini, pur autorizzatagli a suo tempo dal Cavaliere, e a ripristinare a tutti gli effetti il centrodestra. Ma questa del condono a Ischia non era evidentemente l’occasione buona per una crisi. Potenza dei condoni. Così Salvini e Di Maio possono ancora spalleggiarsi, come sui murales apparsi a Milano, e vivere allegramente i loro scontri quotidiani con l’Unione Europea sui conti del 2019 nelle mutevoli versioni  sfornate con lettere e quant’altro dal  ministro dell’Economia Giovanni Tria. Che tuttavia non si muove “di un millimetro”, come gli chiedono all’unisono i due vice presidenti del Consiglio , dalla sua ultima postazione di turno.

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

 

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