Il riscatto di Virginia Raggi dalla disavventura di Spelacchio

Fresca di riconciliazione col marito, Virginia Raggi è riuscita a conquistare le prime pagine dei giornali con una iniziativa che la riscatta come avvocato dopo i tanti incidenti in cui è incorsa come sindaca di Roma: un ruolo obiettivamente sproporzionato rispetto alla sua esperienza, con tutte le complessità che ha una città come la Capitale. Non dimentichiamoci la professione forense della signora, per quanto incorsa in una infinità di polemiche, anche o soprattutto all’interno del suo stesso movimento politico, quello delle 5 stelle, per aver fatto pratica a suo tempo nello studio di Cesare Previti, legale e amico storico del mai abbastanza odiato Silvio Berlusconi. E, in più, condannato in via definitiva, interdetto per sempre dai pubblici uffici e conseguentemente espulso dall’ordine professionale, per corruzione in atti giudiziari.

Con mossa una volta tanto avveduta, viste le complicazioni procuratesi, a torto o a ragione, con tante decisioni prese in Campidoglio dal giorno della sua elezione, la Raggi ha preceduto l’udienza preliminare del 9 gennaio sulla richiesta della Procura di Roma di rinvio a giudizio per falso in atto pubblico. Ha invece chiesto lei stessa di essere giudicata col rito immediato, sia pure nella solita variante italiana. Che di immediatezza ha solo il termine, essendo destinato per le solite questioni procedurali, organizzative e quant’altro, a scavalcare la scadenza delle elezioni politiche del 4 marzo. Alle quali la sindaca di Roma non è interessata, ma lo è naturalmente il suo partito, dove non mancano certamente i problemi e avrebbe potuto procurarne di aggiuntivi un rinvio a giudizio subìto, con tanto di sostanziale convalida dell’accusa da parte di un giudice, e non da lei stessa sollecitato nella convinzione di poter essere assolta.

            Sul piano della propaganda, che è tutto in una campagna elettorale , specie per un partito come quello della Raggi, che aspira a governare anche da Palazzo Chigi, e quindi sull’intero Paese, e non solo dal vicino Campidoglio sulla sola Roma, l’iniziativa della “sindaca di Spelacchio”, come i suoi avversari l’hanno chiamata dopo l’infortunio dell’albero di Natale seccatosi in Piazza Venezia, ha avuto una sua logica felice. E’ stata di un’astuzia che in politica non guasta. E che potrebbe persino funzionare anche in sede giudiziaria, nonostante la palla al piede di un coimputato ingombrante come Raffaele Marra, ex capo del personale del Comune di Roma, già suo braccio destro, sotto processo anche per corruzione. 

            E’ stato proprio Marra, che non intende rinunciare in tribunale al rito ordinario,  a mettere la sindaca nei guai con quelle conversazioni in chat conservate nella memoria del telefono cellulare in cui la signora si doleva con lui di non essere stata informata sull’aumento dello stipendio derivato al fratello Renato, vice comandante dei vigili urbani, da una promozione al vertice della Direzione Turismo del Campidoglio. Di quella nomina di Renato Marra invece la Raggi si era assunta tutta la responsabilità in una comunicazione all’Autorità anticorruzione, esponendosi così all’accusa di falso.

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