I fratelli d’Italia ritrovano una sorella: Daniela Santanchè

I Fratelli d’Italia hanno dunque trovato, o ritrovato, la loro sorella maggiore. Che è Daniela Santanchè, la Santa, come la chiamano con un diminutivo affettuoso amici e amiche, e come lei stessa si è incoronata in una recente biografia. Con i suoi 56 anni affiancherà, salvo ripensamenti, la sorella minore Giorgia Meloni, che a 40 anni ha però sulle spalle una carriera politica più lunga e lineare di lei, per cui non rischia nel campo della destra post-missina di perdere i gradi che si è guadagnata sgobbando, e non vivendo solo della rendita di ex vice presidente della Camera e di ex ministra della gioventù. E di che sennò all’età che la romana verace aveva allora?

A riportare la Santa a casa, quando ha saputo delle sue difficoltà ad essere ricandidata al Parlamento da Forza Italia, si è messo a lavorare di brutto l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, che ne fu in qualche modo lo scopritore politico mandandola alla Camera nel 2001 per l’allora Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini. Ma già nel 2008 la signora, gradendo poco la incauta confluenza della destra finiana nel PdL inventato da Silvio Berlusconi sul predellino di un’auto in piazza Santa Babila, a Milano, si candidò addirittura a Palazzo Chigi in concorrenza col Cavaliere per conto di una destra pura e dura allestita per l’occasione da Francesco Storace, col nome e il simbolo della Fiamma tricolore.

Nella campagna elettorale la Santa andò giù pesante contro Berlusconi, vantando la propria posizione abitualmente e fisicamente “verticale”, e non “orizzontale”. Perché non ci fossero dubbi su ciò che voleva dire, la signora gridò chiaro e tondo in televisione che lei al Cavaliere non gliel’avrebbe data. Non parlava naturalmente della sua valigia.

Va detto tuttavia con assoluta onestà che ad elezioni avvenute, e perse,  e col Cavaliere tornato alla guida del governo ma rapidamente sgambettato da un Fini pur diventato grazie a lui presidente della Camera, la signora fu con Berlusconi davvero solidale, più  di tanti berlusconiani e berlusconiane della prima ora, o a denominazione controllata. Lo difese anche con l’astuzia di un serpente. Che, trattandosi di una donna, le procurò il soprannome di pitonessa, con

sua grande soddisfazione. Grato, il presidente del Consiglio le fece provare i brividi della partecipazione al governo nominandola sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, con l’incarico di controllare l’attuazione del programma.

Che cosa esattamente fra i due sia ad un certo punto successo, tanto da separarli politicamente, sia pure continuando a stare insieme nel condominio del centrodestra, non ho ben capito. Può darsi che un certo peso, più forte persino degli affari in comune nel settore editoriale, lo abbia avuto la fine della relazione sentimentale con Alessandro Sallusti, il  blindato direttore del giornale di famiglia di Berlusconi. Ma la sofferenza, o insofferenza, politica della Santanchè sembrava destinata a svilupparsi in direzione della Lega, ai cui raduni la signora soleva partecipare senza trovarsi minimamente in imbarazzo per gli affondi di Matteo Salvini contro Berlusconi e la rivendicazione della leadership della coalizione.

Nulla lasciava supporre che la signora  di casa a Milano volesse privilegiare la destra della Meloni, che nella piazza politica ambrosiana è messa davvero male, come dimostrano quei modestissimi due punti e mezzo, per giunta scarsi, raccolti nelle elezioni comunali dell’anno scorso, contro gli otto e mezzo ottenuti dieci anni prima da Alleanza Nazionale. A meno che Ignazio La Russa, presidente dei Fratelli d’Italia, non abbia visto, o intravisto, nella Santa la persona giusta per tornare a sperare in una divina provvidenza elettorale.

La prima missione televisiva della sorella maggiore dei Fratelli d’Italia è stata svolta, pur collegata dall’esterno, a Otto e mezzo di Lilli Gruber. Dove la signora ha ricordato lapalissianamente che senza la destra non ci può essere il centrodestra, per cui c’è da chiarire ben bene che dopo le elezioni non si potrà fare ciò che si è escluso prima, come un nuovo patto del Nazareno fra Matteo Renzi e Berlusconi. Al quale già la Meloni nei mesi scorsi aveva chiesto con impertinenza sgradita “un accordo dal notaio”, prima che questa immagine o procedura le fosse copiata con maggiore eco da Matteo Salvini, come la stessa Meloni si è lamentata in una pepata intervista ad Antonello Caporale.

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