La sfidante felicità del pensionato Prodi

         La notizia, credetemi, non è la “firma” che l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha annunciato di volere apporre all’ipotesi di Romano Prodi candidato ad una nuova edizione del centrosinistra. Che gli è già capitato due volte di guidare a Palazzo Chigi, a dieci anni di distanza, nel 1996 e nel 2006, ma con lo stesso, infausto risultato di cadere a meno della metà della legislatura per mano di qualche alleato.

         La notizia, credete sempre a me, non sta nemmeno nella indisponibilità dell’ex presidente del Consiglio, prevista d’altronde dallo stesso Pisapia e confermata dall’interessato personalmente a Matteo Renzi in un incontro organizzato a casa di un comune amico, ad offrirsi per un’altra sfortunata avventura. Che peraltro gli costerebbe anche un bel po’ di soldi, di vario conio, per l’interruzione che subirebbe la sua remuneratissima attiività di conferenziere in vari continenti. Dove peraltro con le lingue il professore se la cava benissimo, meglio comunque di Renzi.

         La notizia non sta -fidatevi sempre di me- neppure nelle perplessità attribuite, a torto o a ragione, al solito Massimo D’Alema. Che, secondo le cattive lingue, ritiene di avere già pagato ogni debito a Prodi dopo averlo sostituìto, nel 1998, a Palazzo Chigi con un cambio repentino di governo e di maggioranza, quando ne sponsorizzò con successo l’importante nomina a presidente della Commissione dell’Unione Europea. E forse, se fosse stato ancora deputato, lo avrebbe anche votato per il Quirinale all’ìnizio di questa sfortunata e non a caso diciassettesima legislatura, nonostante la leggenda attribuita ai suoi compagni di corrente di avere contribuito come “franchi tiratori”, insieme con i renziani, ad affondarne la candidatura   imprudentemente lanciata dall’allora segretario del Pd Pier Luigi Bersani con un’acclamazione nell’assemblea dei gruppi parlamentari. E dopo che era già stata impallinata la candidatura del presidente del partito, Franco Marini.                       Nossignori, la notizia è l’annuncio dato dallo stesso Prodi di sentirsi “un pensionato felice”, fra una presentazione e l’altra di un suo saggio che potrebbe funzionare come programma per il prossimo presidente del Consiglio desideroso di portare fuori l’Italia dal “piano inclinato” dove si trova in compagnia di altri Paesi. Il “piano inclinato” è proprio il titolo del suo libro.

         Come faccia il professore emiliano, con tutte le buone pensioni, immagino, che ha potuto maturare e accumulare a sentirsi “felice”, Dio solo può saperlo, vista la campagna di denigrazione di cui sono vittime in Italia tutti i pensionati del suo livello, scambiati e rappresentati all’opinione pubblica come ladri, estorsori e simili. E i loro “diritti acquisiti”, col calcolo retributivo e non contributivo dei trattamenti di quiescenza, sono rappresentati come una sfida al buon senso, alla moralità, all’equità e a quant’altro, per cui quei pensionati vengono continuamente minacciati di revisione del loro trattamenti, con conseguenti tagli o contributi obbligatori di “solidarietà”.

         Solo qualche giorno fa, durante la rassegna stampa di Rai 3 “Prima pagina” ho sentito il conduttore di turno, il professore Alessandro Campi, sentirsi in obbligo di leggere un messaggino telefonico d’insulti a Giuliano Amato ricevuto per averne riferito un’intervista al Corriere della Sera. La reazione però era non a ciò che il giudice costituzionale aveva dichiarato, ma alle sue pensioni, per quanto in parte devolute in beneficenza prima di essere state sospese, peraltro, con l’incarico alla Consulta.

         Questo lo scrivo per dare un’idea del livello di civiltà al quale hanno ridotto l’opinione pubblica italiana i cultori della cosiddetta anti-casta: una cosa semplicemente orribile. Da cui Prodi evidentemente, e giustamente, non si sente toccato.

                               

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