La corsa solitaria e vana dell’ex magistrato Luca Palamara alla Camera

Ospite dei radicali ma solo per i locali messigli a disposizione nell’annuncio della sua candidatura alla Camera nelle elezioni suppletive del 3 e 4 ottobre nel collegio romano di Primavalle, in sostituzione della deputata 5 Stelle Emanuela Del Re dimessasi per un incarico internazionale, l’ex magistrato Luca Palamara ha francamente ben poche possibilità di farcela.

            La crisi elettorale, identitaria e quant’altro dei grillini -di certo non superata con l’insediamento di Giuseppe Conte alla presidenza di un movimento di cui non si riesce a conoscere neppure la consistenza degli iscritti, ma solo il numero di chi di volta in volta partecipa alle votazioni digitali come quella appunta svoltasi sull’ex presidente del Consiglio- ha restituito sulla carta il collegio di Primavalle al centrodestra. Che, sfortunato anche per il nome del candidato Pasquale Calzetta, lo perse per un punto nel 2018 a vantaggio della grillina Del Re. Ma il centrodestra non ha mandato un solo segnale -dico uno- a favore di Palamara, non potendosi scambiare per tale l’aiuto giornalistico fornitogli nei mesi scorsi dall’ancora direttore del Giornale della famiglia Berlusconi, Alessandro Sallusti, ora alla guida di Libero, per diffondere la sua denuncia dei mali del “sistema” della magistratura. Che lo ha radiato come capro espiatorio di un carrierismo giudiziario politicizzato ancor più di quello politico.

Titolo del Giornale

            E’ stato lo stesso Giornale della famiglia Berlusconi ad annunciare oggi in prima pagina che “il centrodestra non sostiene Palamara a Roma”: un annuncio scontato dopo che il forzista Maurizio Gasparri aveva liquidato quella dell’ex magistrato come la candidatura di “uno che ha perso il lavoro”. “Un riempitivo”, ha aggiunto l’ex colonnello di Gianfranco Fini, che pure proviene da un partito di destra che di “riempitivi” ai suoi tempi ne aveva offerti a generali, ammiragli e quant’altri reduci da rotture clamorose con le amministrazioni pubbliche al servizio delle quali avevano lavorato.

            Lo stesso Palamara d’altronde, coerentemente attrezzatosi con un simbolo tutto suo, ha fatto ben poco per farsi accettare dal centrodestra in quanto tale. Si è rivelata zoppa la stessa adesione annunciata ai referendum sulla giustizia radical-leghisti vicini alle 500 mila firme richieste dalla Costituzione, ma ormai al sicuro per il già conquistato appoggio dei cinque consigli regionali anch’essi ritenuti sufficienti per fare maturare i passaggi successivi alla promozione dei quesiti abrogativi di nome in vigore. Sulla proposta non certamente secondaria della responsabilità civile dei magistrati Palamara si è infatti dichiarato contrario -rifiutando di sottoscriverla- al pari di Goffredo Bettini. Che è l’esponente del Pd capofila della politica di alleanza col MoVimento 5 Stelle.

Palamara al Riformista
Bettini sul Foglio

            “L’azione diretta, soprattutto da parte degli imputati che hanno maggiore forza finanziaria e relazionale, può creare un clima di intimidazione a procedere nei loro confronti”, ha appena scritto Bettini sul Foglio. “Non dobbiamo ritrovarci con una magistratura “difensiva”. Il tema è molto delicato e serve un approfondimento”, ha dichiarato Palamara al Riformista spiegando il suo no ad una responsabilità civile dei magistrati peraltro già reclamata dalla maggioranza referendaria degli elettori nel 1987 e disattesa dopo pochi mesi da una legge praticamente scritta dagli stessi magistrati negli uffici del Ministero della Giustizia per vanificare il responso delle urne.

Ripreso da http://www.startmag.it

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