La cronaca di Giuseppe Conte si è fatta forse storia troppo presto

Il limite politico del pur prestigioso Ernesto Galli della Loggia, con capelli e barba semiargentata che una volta tanto non dilatano ma contengono i 78 anni che compirà in estate, sta nella sua consolidata professione di storico. Che a sua stessa insaputa, per forza di cose, come il granchio che punge la rana compromettendo il percorso verso la propria salvezza sull’altra sponda del corso d’acqua, storicizza troppo presto la cronaca politica che noi giornalisti di strada raccontiamo consumando suole di scarpa e origliando nei corridoi e dietro le porte dei palazzi del potere. Il professore poi interviene con eruditissimi editoriali finendo per innalzare ciò che scende o viceversa.  

            Ciò è successo anche sul Corriere della Sera di sabato scorso a proposito del “ruolo che verrà” per Giuseppe Conte -quello di Volturara Appula, non di Betania, come Lazzaro- dopo Articolo Galli su Conte.jpegil soccorso paradossalmente miracoloso che gli sarebbe stato prestato dall’esplosione dell’emergenza virale.  Il presidente del Consiglio faticava in effetti nella composita maggioranza giallorossa a portare avanti la verifica programmata alla fine dell’anno scorso per mettere a punto addirittura “l’agenda 2023”: quella che avrebbe dovuto portarlo alla fine ordinaria della legislatura uscita dalle urne del 2018, scavalcando la scadenza istituzionale dell’elezione del successore di Sergio Mattarella al Quirinale, nel 2022.

L’emergenza del coronavirus, che ha seminato morte al Nord dell’Italia e conati di rivolta da paura e povertà insieme al Sud, non so -francamente- sino a che punto contenibili con quei quattro miliardi e rotti di euro destinati ai sindaci perché li impieghino in assistenza e beneficenza, avrebbe tolto a Conte, secondo Galli della Loggia, tante castagne dal fuoco di una maggioranza divisa fra la crisi d’identità dei grillini e l’irrequietezza quasi endemica di Matteo Renzi. Gli avrebbe aperto non una ma due nuove prospettive. Una sarebbe quella di profittare dei problemi dei partiti alleati per metterne su uno tutto suo, come fece alla fine del 2012 un altro professore prestato alla politica, Mario Monti, stancandosene però il giorno dopo le elezioni del 2013. L’altra prospettiva sarebbe la più astuta assunzione della funzione di “padre nobile”, non quella pericolosa di “capo”, di uno dei due maggiori partiti del suo governo, o addirittura di entrambi, dando magari più tempo all’uno nei giorni pari e all’altro nei giorni dispari, ma sempre restando a Palazzo Chigi per la necessaria opera di ricostruzione economica, sociale e persino istituzionale del Paese dopo i guasti dell’epidemia virale, se non gli dovesse capitare, anche la fortuna di scalare il Quirinale passeggiando a piedi.

D’altronde, la voglia di un presidente della Repubblica con più poteri di quello attuale e dei suoi predecessori, con o senza un’elezione diretta, è cresciuta in questi ultimi tempi di emergenza. Iva anche detto che i poteri del capo dello Stato sono sempre stati fisarmonici, come dicono non a torto i costituzionalisti, secondo le circostanze e i caratteri degli inquilini del Quirinale succeduti ai Papi e ai Re.

L’inconveniente, o il guaio vero e proprio, per una visione così distaccata e storicistica del futuro di Conte visto dalla loggia dell’editorialista del Corriere della Sera deriva dal sopraggiunto arrivo sulla scena politica, con un semplice intervento sull’autorevolissimo Financial Times, dell’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi. Che, conNerkel e Draghi.jpeg o senza il governo o governissimo di  vera unità nazionale immaginato, auspicato o temuto, secondo i gusti e i casi, sembra obbiettivamente avere più autorevolezza e carte da giocare, rispetto a Conte, sia per trattare e accordarsi sia per rompere Merkel e Conte.jpegcon la cancelliera tedesca Angela Merkel, e dintorni maschili e femminili, per la doppia prospettiva aperta dall’emergenza virale. Che è da una parte una Unione Europea non solo di nome o facciata, come adesso, ma anche di fatto, e dall’altra lo smontaggio o la demolizione di quel che ne resta, vista l’inadeguatezza dimostrata dai successori dei più generosi e avveduti fondatori, usciti personalmente dalla carneficina della seconda guerra con le piaghe sulla loro carne, per cui avvertirono il bisogno vitale di cambiare pagina.

Immagino l’orrore che proverebbero Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Paul-Henri Spaak, non la nipote Catherine italianizzata e felicemente vivente, di fronte alle cronache odierne, tra vertici e video-conferenze, del vecchio continente paradossalmente danneggiato, anziché aiutato dalla caduta del comunismo e della churchilliana cortina di ferro.

 

 

 

Pubblicato sul Dubbio

2 risposte a "La cronaca di Giuseppe Conte si è fatta forse storia troppo presto"

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  1. Galli Della Loggia forse prevede (ma teme allo stesso tempo)il consolidamento di Conte. Pensa forse che parlarne( e sotto sotto paventarlo) possa avere un effetto scaramantico…

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