La Repubblica di carta chiede ai lettori quanto potrà durare ancora il Governo

              La Repubblica, quella di carta, che per un bel pò di anni  ha potuto vantarsi non a torto di avere dettato la linea a fior di partiti e di governi, umiliata nel lontano 1992 solo dal Pds-ex Pci, che dopo Repubblica.jpgla strage di Capaci non accettò la candidatura di Giovanni Spadolini al Quirinale sponsorizzata da Eugenio Scalfari preferendogli il democristiano Oscar Luigi Scalfaro, ha scelto per il numero oggi in edicola non di dare una notizia, come dovrebbe fare un giornale, ma di rivolgere ai lettori una domanda: “Governo sino a quando?”.

              Qui siamo al rovesciamento delle parti. Chi deve informare e anche indirizzare il pubblico fa mostra di volere essere informato e indirizzato. E’ uno dei tanti paradossi di questa curiosa congiuntura politica, forse più grave di quella economica.

            Va inoltre contestato quel singolare: il Governo, con la maiuscola. E’ infatti sempre più evidente che i governi -consentitemi a questo punto la minuscolo- che convivono nel condominio del portiere, o amministratore, Giuseppe Conte sono più di uno: almeno tre, stando alle ultime cronache. C’è il governo dei ministri targati cinque stelle, i più numerosi e nutriti, per i portafogli di cui dispongono i loro dicasteri, a causa dei voti ottenuti nelle urne l’anno scorso, e non confermati il 26 maggio scorso, quando si è tornati a votare in tutta Italia, anche se per il Parlamento europeo e non per quello nazionale.

           Poi c’è il governo dei ministri targati Lega, meno numerosi per le ragioni appena indicate a proposito delle cinque stelle, ma più visibili, in Italia e all’estero, per le funzioni, l’esposizione mediatica, la indubbia capacità di comunicazione, e ora anche per la consistenza elettorale, maggiore rispetto ai grillini, del leader, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Che non vuole rimettersi a livello nazionale con Silvio Berlusconi, dopo averlo Mattarella e Salvini.jpgpraticamente stracciato come socio del centrodestra, ma ne ha ereditato la capacità, tante volte vantata dal Dibba.jpgCavaliere dai giorni di Pratica di Mare in poi, di trovarsi in sintonia sia con gli Stati Uniti sia con la Russia-ex Unione Sovietica. E di questa posizione cerca di farsi forte nei rapporti con l’omologo grillino Luigi Di Maio, sostanzialmente paralizzato dalla paura di una crisi e di possibili elezioni anticipate, cui si è appena prenotato nel suo partito quel mezzo amico e mezzo concorrente Alessandro Di Battista.

           Infine c’è il governo apartitico, tecnico, istituzionale, e altro ancora nella fantasia dei cronisti, retroscenisti e persino costituzionalisti, di Sergio Mattarella, che li ha nominati insieme con tutti gli altri, del presidente del Consiglio Conte, che è riuscito a far dimenticare l’adesione di piazza al movimento dei grillini nel raduno al Circo Massimo dell’autunno scorso, del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e del ministro dell’Economia Giovanni Tria.

          Tutti assieme questi tre governi si sono incontrati e intrattenuti a colazione al Quirinale in vista del vertice europeo dove si discuterà, davanti e dietro le quinte, di tutti i problemi comunitari Rolli.jpge anche italiani aperti dopo le elezioni del 26 maggio, compresa la pratica, formalmente estranea agli ordini del giorno, della procedura d’infrazione per eccesso di debito messa in cantiere dalla Commissione uscente di Bruxelles. Che si è mossa un po’ perché i conti di Roma in effetti non tornano molto e un po’ per indebolire la posizione contrattuale dell’Italia nelle trattative per la distribuzione delle cariche comunitarie. Chi nega quest’ultima circostanza è solo un disinformato o, peggio, un ipocrita.

           Quanto potranno durare il Governo, con la maiuscola, o i tre governi, con la minuscola, che lo compongono, o la federazione virtuale che è stata realizzata almeno in Italia, visto che in Europa non si riesce proprio a farla una federazione, dipenderà non tanto da noi italiani quanto da loro -i  nostri cosiddetti soci nell’Unione- giudicando l’aggiornamento di bilancio improvvisato a Roma, con tagli di spese per due miliardi di euro, per spegnere il fuoco della costosa procedura d’infrazione. Questa è la pura verità. Chiunque ve ne racconti un’altra mente sapendo di mentire. Scusate la franchezza, ma abbiamo per fortuna la libertà di scrivere quelle che pensiamo, senza inseguire sotto l’arco di Tito le farfalle dei mini-bot, della tassa piatta e altro ancora.

             La ciliegina su questa torta della sostanziale impotenza o inconsistenza italiana in questo momento, chiamatela come volete, è stata messa con involontario umorismo dai funzionari, portavoce e quant’altri del Quirinale quando hanno dato notizia dell’incontro di Mattarella con i ministri e della colazione Gazzetta.jpgche ne è seguita, con tutti i conforti e la solennità del caso, precisando che tutto si è svolto in un “clima disteso” e “nessuna discussione”, letterale. Si è quindi mangiato soltanto, discorso del più e del meno, magari del gran caldo arrivato, e poi, si spera per tutti i commensali, ognuno ha digerito per conto suo.

           L’imbarazzo, a questo punto, è solo di dirsi o sentirsi soddisfatti più delle foto ufficiali dell’incontro fra i tre governi o delle vignette  che, grazie a Dio, riescono a farsi capire sui giornali dai lettori più degli articoli, dei più o meno dotti commenti e delle domande sparate nei titoli al posto delle notizie.

 

 

 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

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