Le lacrime di coccodrillo per il mancato senatore a vita Franco Zeffirelli

            Al diavolo le cronache dei partiti, del governo, anzi dei due governi, quanti ne vedono fior di analisti incapaci di vedere davvero insieme i due movimenti che lo compongono, e persino di quel Consiglio che si continua a chiamare Superiore della Magistratura, ma che ogni giorno di più si rivela inferiore a tutte le peggiori aspettative, o paure, man mano che compaiono sui giornali le intercettazioni in libera uscita dagli uffici giudiziari che dovrebbero custodirle nell’inchiesta in corso a Perugia su Luca Palamara, ex consigliere e presidente dell’associazione nazionale delle toghe: tutto, per cortesia, al minuscolo. Oggi dobbiamo parlare del compianto Franco Zeffirelli, morto a 96 anni nella sua abitazione romana, sull’Appia Antica, con la mano nella mano del figlio adottivo Luciano. Che ha sacrosantemente definito il padre “un gioiello che Dio s’è preso e se lo terrà stretto”.

            Non vi è giornale, neppure quello che si considera il più anticonformista del mercato editoriale, cioè Il Fatto Quotidiano, che non abbia speso parole di elogio per Zeffirelli e sparso lacrimeIl Fatto.jpg che mi permetto però di definire qualche volta di coccodrillo, come i commenti affidati alle agenzie da tutte le Messaggero.jpgautorità, maggiori e minori, di questa davvero curiosa Repubblica. Un cui presidente, legittimamente eletto dal Parlamento, di suo ha sentito di poter conferire a un italiano già allora celebre in tutto il mondo, nel lontano 23 aprile 1977, solo il titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica, con tutte le maiuscole al loro posto.

              Eppure quel presidente era un uomo dal cuore generosissimo: Giovanni Leone, che l’anno dopo avrebbe Repubblica.jpgrimesso il posto al Quirinale, costretto alle dimissioni sei mesi prima della scadenza del mandato, per avereCorriere.jpg cercato di salvare la vita di Aldo Moro non allineandosi alla cosiddetta linea della fermezza adottata dal governo allora in carica dopo il sequestro dello statista democristiano effettuato dalle brigate rosse fra il sangue della sua scorta.

            Nessuno al Quirinale ha mai pensato di nominare un uomo come Zeffirelli senatore a vita applicandogli l’articolo 59 della Costituzione: quello che premia col laticlavio i “cittadini che Repubblica 2 .jpghanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. A portare l’artista, letteralmente, a Palazzo Madama fu nel 1994, facendolo eleggere in Sicilia, l’esordiente in politica Silvio Berlusconi con Forza Italia, lasciandovelo peraltro per due sole legislature, che furono poi una e mezza per la brevità della prima: dal 1994, appunto, al 2001. Poi, magari proprio col pretesto di quel primo e unico arrivo col partito Zeffirelli al Senato.jpgdel Cavaliere, non vi fu presidente della Repubblica politicamente tanto coraggioso da riportarlo, questa volta a vita, a Palazzo Madama. Dove il povero Zeffirelli, ormai avviato alla morte, fu riaccompagnato solo qualche mese fa, in aprile,  per una festa organizzata in aula in suo onore dalla presidente, guarda caso forzista, dell’assemblea Maria Elisabetta Alberti Casellati, che gli consegnò il premio di “Eccellenza e genio italiano nel mondo”.

            Scusa, Maestro, la insipienza e, direi, anche la volgarità di una Repubblica che semplicemente e dolorosamente non ti ha meritato.

 

 

 

 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

 

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