Cambia l’ora, da solare a legale, ma non il clima fuori e dentro il governo

              “Alta tensione”, titola su tutta la prima pagina il Corriere della Sera riferendo della situazione politica, ma più in particolare dei rapporti fra i due partiti del governo gialloverde. Che “fanno prove di divorzio”, titola con evidenza ancora maggiore la Repubblica, promuovendo a test politico generale lo scontro verificatosi nella maggioranza, in particolare, sui temi della famiglia trattati a Verona nel contestassimo raduno dei tradizionalisti. Dove il vice presidente leghista del Consiglio e ministro dell’Interno è corso per chiedere, fra l’altro, al presidente del Consiglio, naturalmente assente, l’accelerazione delle procedure per le adozioni, forse pensando di spiazzare i suoi avversari ma rimediandosi una mezza bocciatura scolastica. Quale è stato l’invito rivoltogli a distanza per ripicca dallo stesso Conte a “studiare” le competenze in materia. Che spettano più al ministro leghista della famiglia, non a caso attivissimo a favore del raduno di Verona, che a Palazzo Chigi.

            Se si passa dai temi della famiglia ad altri, quelli per esempio dell’economia, della finanza e delle banche, la temperatura politica sale ulteriormente. Mentre la presidente forzista, cioè berlusconiana, del Senato ha confermato la sua “obbedienza” alla lettera di raccomandazioni inviatale dal capo dello Stato, assicurando che sceglierà con la dovuta accortezza i venti senatori della commissione d’inchiesta parlamentare sul sistema del credito istituita con una legge promulgata con non nascoste preoccupazioni al Quirinale, il presidente grillino della Camera ha fatto sapere che c’è ben poco da chiedergli, e da aspettarsi da lui, perché saranno i gruppi parlamentari a designare i loro rappresentanti. E Roberto Fico procederà praticamente a ratificarne le scelte con le nomine formali, salvo clamorose sorprese.

            E’ cambiata insomma l’ora, da solare a legale, ma non la conflittualità nella maggioranza di governo, e nelle sue derivazioni istituzionali e mediatiche.  Dove cresce, in particolare, l’insofferenza ora legale.jpgdei grillini verso Salvini, non a caso rappresentato sulla prima pagina di quella specie di sesta stella che è il Fatto Quotidiano, per il movimento capeggiato da Luigi Di Maio, come un feto abortito: di quelli rappresentati con assai poco gusto, in verità, anche negli articoli da cartoleria o gadget  distribuiti a Verona. Un feto abortito e pronto ad essere immerso nella formalina. C’è addirittura, sotto le cinque stelle, chi si diverte a suggerire vari modi in cui eliminare il Salvini adulto o a cercare con disperazione, fortunatamente solo ironica sinora, un killer.

            A dire il vero, neppure le opposizioni se la passano tanto meglio. Silvio Berlusconi, per esempio, nel venticinquesimo anniversario della sua prima vittoria elettorale ha radunato gli amici eletti a vari livelli -quelli che i grillini chiamano “portavoce”- in un palazzo romano destinato Berlusconi .jpgai congressi degli altri partiti, visto che di quelli veri della sua Forza Italia personalmente non ne ricordo nessuno, per avvertire malpancisti e critici, a cominciare naturalmente dal governatore della Liguria Giovanni Toti, già suo consigliere politico o addirittura delfino, che sta esaurendo la propria “pazienza”. E spero, almeno per lui, che il nervosismo non gli prenda la mano nella campagna elettorale per il Parlamento Europeo, al quale il Cavaliere si è riproposto col permesso -hanno assicurato i retroscenisti- anche dei familiari in apprensione per la sua salute, più ancora che per i voti e il personale in uscita verso la Lega.

            Il Pd da poco guidato da Nicola Zingaretti, dal canto suo, ha scoperto come una targa o un monumento il simbolo col quale parteciperà anch’esso, naturalmente, alle elezioni europee di fine Zingaretti e Calenda.jpgmaggio, per metà conservato per sé e per l’altra metà ceduto, o prestato, al logo del movimento “Siamo europei” dell’ex ministro Carlo Calenda. Fintamente a cavallo fra i due settori c’è la sigla del Partito Socialista Europeo: fintamente, perché in realtà essa è situata sul confine meridionale, diciamo così, e a destra, non a sinistra, almeno per chi vede, della metà superiore conservata dal Pd. Per cui, al limite, si potrebbe pensare che i calendiani, chiamiamoli così, non si sentano poi vincolati a partecipare, se eletti, al gruppo del Pse a Strasburgo.  

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