I grillini disertano l'”armeria” festeggiata al Senato dai leghisti

            Ministri e sottosegretari grillini si sono tenuti lontani dai banchi del governo quando il Senato ha approvato in via definitiva la riforma della legittima difesa. Essi hanno voluto lasciare la festa Votazione.jpgtutta o sola ai leghisti. Il cui leader Matteo Salvini, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, orgoglioso del risultato, si è diviso festante tra le postazioni governative e i banchi del gruppo leghista, con una gestione degli spazi già sperimentata nella sedutafestaSalvini 2 .jpg conclusiva, sempre al Senato, del fallito tentativo della magistratura di Catania di processarlo per sequestro aggravato di oltre 170 immigrati: quelli regolarmente soccorsi in alto mare nella scorsa estate dal pattugliatore della Guardia Costiera  “Diciotti” ma trattenuti a bordo per alcuni giorni, e in porto, allo scopo di distribuirli fra vari paesi europei ed enti disponibili all’accoglienza. Con la riforma della legittima difesa, come con l’epilogo della vicenda “Diciotti” , va comunque detto che Salvini si è ritrovato, quanto a presenze e appoggi, col o nel centrodestra. 

            Banchi del governo e banchi leghisti nell’aula pur “bomboniera” di Palazzo Madama debbono essere stati scambiati dagli alleati a cinque stelle del Carroccio per quelle armerie che i critici della nuova legge immaginano destinate ad andare controcorrente rispetto alla recessione in corso. Rolli.jpgEsse potrebbero essere sommerse da richieste di acquisti di pistole, fucili e quant’altro occorrente a chi intende stendere secchi i ladri dentro o davanti a casa. E poi ad appuntarsi sulla camicia da notte, o di giorno, una bella stella da sceriffo da opporre al primo magistrato ancora convinto di poter indagare sull’accaduto, visto che neppure la nuova legge, per fortuna, glielo vieta.

            Ironia e vignette a parte, che certamente non sono mancate sui giornali, le distanze -chiamiamole così- che i pentastellati hanno voluto prendere fisicamente e politicamente da una legge pur contemplata nel famoso “contratto” di governo stipulato con i leghisti l’anno scorso, al pari di quelle che i leghisti a loro volta prendono da altre leggi di stampo maggiormente grillino, danno la misura peraltro crescente di una situazione a dir poco anomala. Che si trascinerà sicuramente sino alle elezioni europee ed amministrative di fine maggio, ma potrebbe anche scavalcarle se risultassero veri, e non solo tattici, i propositi manifestati sia da Salvini sia Giannelli.jpgdal suo omologo Luigi Di Maio di andare avanti così sino alla fine ordinaria della legislatura, fra quattro anni, scambiandosi graffi -come dice lo stesso Di Maio- o sgambetti o dispetti o minacce, o tutte queste cose insieme ogni volta. E ciò persino nei passaggi a dir poco drammatici che aspettano i due partiti, e i loro uomini e donne, sul percorso ineludibile della cosiddetta manovra correttiva di bilancio e della prossima legge ex finanziaria sotto le stelle -si fa per dire- di una recessione più forte delle parole che la smentiscono, o cercano inutilmente di ridurne dimensioni ed effetti.

            Qualche giorno fa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, parlando nella sua terra, ha spiegato che “la pugliesità è sorridere alla vita e conservarsi umili, non farsi girare la testa per l’ambizione e il successo”. Ma, tornato a Roma, deve avere parlato con qualche persona sbagliata se il più diffuso giornale italiano ha raccontato di suoi malumori per i comportamenti dei leghisti nel governo e nella maggioranza e di sue tentazioni, o addirittura propositi, di ricambiarli della stessa moneta spalleggiando più di quanto non abbia già fatto sinora il suo vice presidente a cinque stelle. Un esempio per tutti: la gestione della pratica Tav, intesa come linea ferroviaria ad alta ma contestatissima velocità per il trasporto delle merci da Lione a Torino, e viceversa.

            Durante la cosiddetta prima Repubblica c’erano gli autunni politicamente caldi. In questa terza, incipiente Repubblica, promessa agli italiani da grillini e leghisti firmando il loro contratto di governo, potremmo essere già arrivati sulla soglia di una estate gelida, per le sorprese che potrebbe riservarci. O torrida, all’opposto, se preferite essere più tradizionalmente stagionali.

 

 

 

 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

 

 

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