Il benvenuto, si fa per dire, ai grillini nel mondo rischioso delle banche

            Ancora una volta una vignetta fulminante riesce a battere ogni commento e a rappresentare una situazione meglio di una fotografia. E’ il caso del disegno pubblicato in prima pagina dal giornale storico di Genova –Il Secolo XIX- sulla vicenda della Carige, che è la Cassa di Risparmio di Genova, appunto, clamorosamente esplosa politicamente fra le mani dei grillini. I quali sono intervenuti, al governo, con un decreto legge per salvare la banca  dal rischio del fallimento e predisporla ad un progetto di nazionalizzazione, con tutto ciò che ne deriverebbe per nomine e altro, sfuggito alla bocca del vice presidente del Consiglio a 5 stelle Luigi Di Maio.

            In questo incidente il capo del movimento di Grillo è caduto fra un’intervista e l’altra, anche al fidato Fatto Quotidiano, a favore dei rivoltosi francesi in gilet giallo: si è visto con quali e quante rovinose reazioni, per l’Italia, daFatto su Di Maio.jpg parte dell’Eliseo. Dove il presidente Emmanuel Macron, pur negando a parole ogni carattere ritorsivo della sua iniziativa, ha fatto scattare in 48 ore a Bruxelles, con l’appoggio  dei tedeschi, una procedura quanto meno di disturbo contro la pur concordata acquisizione dei Cantieri francesi dell’Atlantico da parte della Fincantieri italiana. Un genio, questo Di Maio, per quanto alla rovescia.

           E’ appunto a Di Maio che il vignettista Stefano Rolli sul quotidiano genovese fa chiedere al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, reduce dal fulmineo intervento sulla Cassa di Risparmio della città peraltro cara a Beppe Grillo, non foss’altro per ragioni di campanile: “Allora abbiamo una banca?”. La stessa cosa chiese per telefono nel 2005, rovinosamente intercettato a sua insaputa, l’allora segretario dei Democratici di Sinistra Piero Fassino a Giovanni Consorte. Che per conto delle cooperative rosse stava conducendo la scalata alla Banca Nazionale del Lavoro, poi saltata per un sacco di complicazioni economiche, giudiziarie e politiche, esterne ma anche interne allo stesso partito di Fassino.

           Ora molti grillini, come certi diessini di 13 e 14 anni fa, pur dietro le quinte della disciplina di un partito dove si rischia l’espulsione anche per uno starnuto, si stanno interrogando sulla compatibilità fra Conte in banca.jpgle loro abitudini contro i salvataggi delle banche compiute dai governi degli odiati Matteo Renzi e Paolo Gentiloni e l’operazione appena eseguita dal loro partito. E per giunta adottando, da parte dell’illustre professore di diritto e avvocato civilista Conte, pizzicato anche per questo da un titolo sarcastico del manifesto, un decreto legge copiato da quello usato dagli avversari, e bistrattato, per salvare a suo tempo il Monte dei Paschi di Siena.

           Potrebbero seguire addirittura problemi di conflitti d’interesse, a sentire i più maliziosi, immancabili in queste occasioni, che stanno rovistando fra le conoscenze e le frequentazioni professionali del presidente del Consiglio, giunto a Palazzo Chigi nella primavera scorsa non certo da un Monastero di clausura, o dalla luna, per stare nel firmamento evocato dal nome stesso del movimento grillino.

           Per un governo come quello gialloverde in carica, nato all’insegna del “cambiamento”, non debbono essere ore e giorni comodi, come dimostra peraltro anche lo scontro esploso fra lo Salvini.jpgstesso Conte e il vice presidente leghista del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini sull’ennesima vicenda dei profughi bloccati in mare e, più in generale, su sicurezza e immigrazione. Alla cui disciplina si è voluto procedere con una nuova legge che doveva servire a stringere le maglie ma è stata fatta così poco avvedutamente da finire sui binari allestiti da un bel po’ di regioni per un viaggio diretto, senza fermate, alla Corte Costituzionale.

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it policymakermag.it

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