Il giovanotto grillino sulla strada di Rosalina: quella della ricottina….

            Proprio nel giorno della conferenza stampa di fine anno, e fine legislatura, del presidente del Consiglio uscente Paolo Gentiloni, e forse anche rientrante, uno legge sulla prima pagina del Fatto Quotidiano –e dove, sennò?- la promozione del candidato grillino a Palazzo Chigi, Luigi Di Maio, e pensa alla favola della contadinella Rosalina.  Che va al mercato a piedi con una ricottina da vendere e sogna lungo il cammino quanto potrà diventare ricca e riverita, con tanto di inchino, simulando il quale però la poveretta fa cadere dalla testa la cesta con la ricottina e si scopre quella che era: una poveretta.

            Il Di Maio del Fatto Quotidiano si sente già incoronato presidente del Consiglio “la sera dopo il voto”, quando gli scrutatori avranno finito di contare tutti i voti dei grillini e già l’insonne Sergio Mattarella lo avrà chiamato dal Quirinale per promettergli l’incarico di formare il governo non appena il nuovo Parlamento si sarà insediato, giusto per rispettare le regole. Allora “gli altri partiti si sfalderanno”. Si scioglieranno evidentemente come neve al sole, se avrà nevicato, o affogheranno nell’acqua se a Roma sarà tornata la pioggia in cui è appena annegata metaforicamente la sindaca grillina Virginia Raggi.

            Per quanto sfaldati, sciolti, annegati e quant’altro, il buon Di Maio si sente già all’opera “con tutti” per “trattare alla luce del sole” l’appoggio di cui sfortunatamente il suo governo avrà bisogno in Parlamento per ottenere la fiducia richiesta dalla Costituzione, avendo ottenuto il suo partito più voti degli altri, presi singolarmente, ma non la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera e al Senato, per quanto lui preveda di “triplicare” la rappresentanza parlamentare a 5 stelle.

            Di Maio è sicuro che nessuno potrà resistere né al suo  fascino fisico, né a quello delle sue proposte per la formazione –testuale- di “un esecutivo di competenti e sensibili, scelti anche fuori dal movimento” che lo ha candidato a Palazzo Chigi. Competenti in che senso è facile immaginare, sapendo ormai tutti  quanto lo siano Di Maio e i suoi amici in ogni campo: dalla geografia fisica e politica, senza confini fra Venezuela e Cile, ai vaccini e  ai congiuntivi. Sensibili in che senso, anche questo è facile immaginare conoscendo la sensibilità, appunto, con la quale i grillini usano appunto muoversi, discutere, confrontarsi, eccetera, eccetera. Lo sperimentò bene sulla sua pelle all’inizio di questa legislatura l’allora segretario del Pd Pier Luigi Bersani, messo alla berlina dai “portavoce” parlamentari di Grillo in veste di presidente del Consiglio incaricato, anzi pre-incaricato.

            In verità, Bersani, nel frattempo passato da una “ditta” all’altra, non ne ha avuto abbastanza, visto che continua a inseguire con i compagni di Liberi e Uguali l’intesa con i grillini, per giunta a parti rovesciate, con Di Maio presidente e lui dall’altra parte della scrivania, affiancato prevedibilmente dal sempre sorridente Pietro Grasso. Ma ciò non toglie nulla alla realtà di quel suo fallimento di quasi cinque anni fa, che lo portò a perdere tutto, ad un certo punto anche la salute, fortunatamente ripresa per i capelli che peraltro non ha.

            Dove e quando la ricottina di Di Maio farà la fine di quella di Rosalina è ciò he scopriremo non “la sera dopo il voto”, ma già l’indomani mattina.   

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