Il ritorno dell’Unità e di Sergio Staino alla direzione

         Due buone notizie insieme, una volta tanto, da e sull’Unità, il giornale storico della sinistra comunista prima e post-comunista poi, fondato nel lontano 1924 da Antonio Gramsci, due anni prima che lui, per quanto deputato, fosse fatto arrestare da Mussolini. Che gli restituì la libertà nel 1937, ma solo quando non gli serviva più, mentre l’intellettuale moriva in una clinica romana per una malattia aggravata dalla lunga detenzione e dalle sofferenze procurategli anche dai compagni, ma soprattutto dai dirigenti del partito ormai in clandestinità. I quali ne scoprirono tutti i pregi, anche loro, troppo tardi, dopo il decesso, la fine della dittatura fascista e la diffusione, peraltro mutilata originariamente, dei famosi quaderni scritti in carcere. Di cui è in corso proprio in questi giorni a Montecitorio una mostra toccante, apprezzabile pure da chi non ha condiviso il comunismo o lo ha combattuto, anche a costo di essere scambiato per un reazionario.

         Il giornale, oggi di riferimento del Pd guidato da Matteo Renzi, non certo di cultura e formazione gramsciana, è tornato in edicola dopo sette giorni di sciopero della redazione contro la pretesa della società editrice di trattarla peggio dei padroni delle ferriere di una volta. E vi è tornata sotto la guida di Sergio Staino, che se n’era allontanato dissentendo a sua volta dai metodi di lotta scelti dalla redazione, prima ancora che la vertenza si aggravasse, e forse contribuendo ad aggravarla, come l’allora direttore aveva previsto o temuto, e inutilmente tentato di scongiurare.

         Sergio Staino, toscanaccio di 77 anni da compiere il mese prossimo, non è tanto un giornalista quanto un artista. Ogni sua vignetta vale più di un articolo di fondo, e a volte più dell’intero numero del giornale dove compare in prima pagina. La sua forte passione politica, ovviamente di sinistra, si coniuga straordinariamente col realismo, per cui alla sua età Staino è stato ed è capace di aggiornarla ai tempi e alle condizioni che cambiano.

         Ben tornato, Sergio. E in bocca al lupo. Crepi, naturalmente, il lupo.

        

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