La puntualità svizzera dei soccorsi ai migranti

Chiusa, almeno per ora, la partita del Pd con la rielezione di Matteo Renzi, e con le solite contestazioni degli sconfitti sui decimali, che danno da soli la misura della loro qualità politica, come quella dei fuoriusciti, rimane aperta, anzi si aggrava il giallo del Mediterraneo. Nelle cui acque non si è solo consumata a lungo la tragedia di troppi immigrati annegati con i loro sogni di fuga dalle guerre e dalla miserie, ma si sta celebrando la festa ipocrita di almeno una parte del volontariato. Che non accetta controlli e discussioni sui suoi ingenti mezzi e su come li usa, sostenendo che il salvataggio delle vite messe in pericolo dai trafficanti di carne umana debba bastare e avanzare per coprire tutto il resto, anche eventuali complicità con quei mascalzoni, raccogliendone i segnali prima delle vittime, e così aiutandoli a spendere meno, usando imbarcazioni fatiscenti, e guadagnando di più.

E’ severamente vietato, e comunque disdicevole, criticare o dubitare del volontariato come una volta accadeva con i sindacati, che potevano pure dissestare con la loro sostanziale cogestione le aziende pubbliche, dalle ferrovie in su o in giù, indifferentemente, ma non potevano essere contestate senza che gli incauti censori si beccassero l’accusa di attentato alla libertà, alla democrazia, alla Costituzione e via blaterando.

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Le ultime dal fronte del volontariato offeso dai sospetti, dai ragionamenti e dalle segnalazioni del capo della Procura di Catania Carmine Zuccaro, convocato dal Consiglio Superiore della Magistratura con una tempestività che da sola lo fa apparire come un imputato, provengono dalla Commissione Difesa del Senato. Dove, con una deformazione delle notizie che farebbe morire d’invidia il Ministero della cosiddetta cultura popolare di qualsiasi dittatura, è stata annunciata la smentita, o sconfessione, di Zuccaro ad opera del collega capo della Procura di Siracusa, Francesco Paolo Giordano. Il quale, gestendo un territorio portuale più affollato di immigrati rispetto a quello di Zuccaro, sarebbe doppiamente attendibile nella presunta esclusione di complicità, connivenza e quant’altro, voluta o solo casuale, fra i soccorritori privati e i trafficanti che operano sulle coste africane.

Ma si è trattato e si tratta di una esclusione, appunto, presunta perché Giordano ha detto anche altro. Che per fortuna si è potuto ascoltare, sia pure in differita, nei pur pochi minuti dedicati da qualche telegiornale all’audizione del magistrato davanti alla commissione parlamentare: telegiornali di cui ora si spera che i direttori non finiscano sotto processo politico e cacciati su due piedi.

Il capo della Procura di Siracusa, dopo gli apprezzamenti doverosi -non si sa mai- per la presenza delle venti e più organizzazioni di volontari in attività nel Mediterraneo con le loro imbarcazioni, le loro attrezzature ricetrasmittenti, il loro personale e la loro disponibilità a soccorrere più naufraghi possibile, ha detto ai senatori che non tutte collaborano allo stesso modo con chi è chiamato a controllarle, o vi tenta. Già, perché pure il volontariato ha regole e leggi da rispettare, anche quando si avventura fuori dalle acque cosiddette territoriali. Alcune collaborano di più e altre di meno -ha raccontato Giordano- per farsi identificare in tutti i sensi. E altre forse non collaborano per niente.

E’ perfettamente inutile quindi che i signori di queste organizzazioni, in barba o senza, in giubbotto di servizio o in abito civile, si mettano a pontificare sui loro meriti e sui demeriti di chi osa occuparsene senza trattarli da santi. Cerchino piuttosto di convincere i loro colleghi, soci o come altro debbano o possano essere chiamati, a collaborare con chi giustamente vorrebbe capire provenienze di mezzi, ragioni e modalità di tanti puntuali appuntamenti fra trafficanti e soccorritori.

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Un’altra notizia sbandierata dai detrattori del capo della Procura di Catania è la smentita dell’esistenza di un fascicolo, o qualcosa di simile, dei servizi segreti sulle operazioni di soccorso dei volontari. Sarebbe una smentita anch’essa del sapore e valore doppio, provenendo dal presidente del comitato parlamentare di sicurezza, e di vigilanza sugli stessi servizi segreti: il leghista Giacomo Stucchi, dello stesso partito guidato da Matteo Salvini, che dispone evidentemente di notizie diverse perchè, insieme con i grillini e altri esponenti politici sprovvisti di anello al naso, ha ripetutamente chiesto notizie su intercettazioni eseguite da servizi segreti stranieri e forse anche italiani. Di esse d’altronde ha parlato, o vi ha accennato, il procuratore di Catania lamentandone l’inutilizzabilità ai fini inquirenti perché non disposte e non gestite dall’autorità giudiziaria, secondo le modalità del codice di procedura penale.

Il Copasir, acronimo del comitato parlamentare presieduto dal legista Stucchi, è più volte incorso in passato in errori, paradossalmente imposti proprio dalla segretezza del lavoro proprio e dei servizi relativi. Ne fu vittima persino qualche presidente del Consiglio, che non nascose il proprio disappunto per avere dovuto incorrere alla Camera o al Senato, o in risposte scritte a interrogazioni, in figuracce: per esempio, a proposito dell’identità di informatori e quant’altri dei servizi. Figuriamoci, poi, del contenuto delle loro operazioni.

D’altronde, a ben pensarci, solo il concetto del controllo parlamentare dei servizi segreti è un ossimoro, per non dire un’ipocrisia. Non se l’abbia a male -perchè non c’è nulla di personale contro di lui in questa opinione- il senatore bergamasco Stucchi, diplomato di un istituto tecnico commerciale, già consulente aziendale e giornalista, come dice la sua biografia ufficiale. Che ne fa quindi in qualche modo persino un collega.

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