Tutti i travestimenti dell’inesauribile presidente degli Stati Uniti d’America

       Altro che il “finale” visto e annunciato in Italia, congiuntamente, dal Corriere della Sera e dalla Repubblica di carta nello scontro ripetutosi ieri fra Trump e Meloni.  Di finale inteso come l’ultima partita, conclusiva di un campionato, c’è poco. Propendo più per il “secondo round” prudentemente visto, una volta tanto, dal solitamente esasperato Fatto Quotidiano. I due continueranno a dirsele, e darsele, di santa ragione, ritenendo di averci tutto da guadagnare: Trump per soddisfare la sua cafonaggine istintiva e la Meloni per affrancarsi da un rapporto che le ha procurato, tutto sommato, più guai che altro. E non solo in termini di popolarità, o impopolarità, incautamente chiamata in causa dal presidente americano sentendosi invitato dalla premier italiana a pensare piuttosto alla sua, negli stessi Stati Uniti e altrove giungano la sua voce, le sue minacce, i suoi insulti, i suoi attacchi inconsulti d’ira che lui scambia forse per ironia, come in quei travestimenti da Papa, da Gesù Cristo, da Dio, da Spirito Santo.

       Il travestimento più riuscito o appropriato di Trump è forse quello immaginato da Emilio Giannelli nella vignetta di prima pagina sul Corriere della Sera: un bandito, più che uno sceriffo, che spara “fregnacce” davanti al saloon di turno. Fregnacce a stelle e strisce per disgrazia degli americani, anche se purtroppo se la sono cercata, direbbe la buonanima di Giulio Andreotti.

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