Se Macron e Draghi si facessero vaccinare con AstraZeneca….

             Se davvero l’AstraZeneca, il vaccino anti-Covid sospeso anche in Italia in attesa delle valutazioni sui decessi intervenuti dopo alcune somministrazioni, rischia di diventare per l’Europa “il cigno nero”, evocato da qualcuno perché ha praticamente messo in crisi la campagna di prevenzione seminando sfiducia, c’è un solo modo -diciamo la verità- perché riescano nel loro proposito i due leader comunitari accordatisi sulla ripresa delle somministrazioni subito dopo il via libera atteso per domani dall’Ema, l’agenzia competente per la valutazione scientifica del problema. Mi riferisco naturalmente al presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e al presidente del Consiglio italiano Mario Draghi.

             Proprio loro dovrebbero essere i primi a incoraggiare i loro connazionali facendosi iniettare quel vaccino. E’ inutile girarci intorno. Questo è il primo problema di cosiddetta comunicazione. Non a caso al Cremlino il presidente Vladimir Putin per accreditare il vaccino scoperto in Russia e chiamato Sputnik in onore dello storico successo sovietico nella corsa allo spazio oltre la Terra, se lo fece iniettare pubblicamente fra i primi, se non per primo.  

            Non mi si venga a dire, per cortesia, che il discorso non vale perché il tasso democratico della Russia è dubbio. Dovremmo allora dire lo stesso del tasso democratico degli Stati Uniti, dove l’allora presidente Donald Trump si fece iniettare il vaccino su cui aveva scommesso nella lotta al Covid. La democraticità degli Usa, nonostante l’assalto al Campidoglio e il suo sistema elettorale molto atipico, per cui un presidente può trovarsi eletto senza la maggioranza dei voti dei cittadini, è dimostrata proprio dal fatto che Trump non è più il presidente, essendo stato battuto dal suo rivale Joe Biden.

            Contro l’ipotesi di una vaccinazione di Macron e di Draghi con l’AstraZeneca come esempio per i loro connazionali e, più in generale, per gli europei minacciati -ripeto- dal presunto “cigno nero”, gioca la solita trappola demagogica -demagogica almeno quanto la stessa ipotesi dell’esempio- di cui sono capaci di rimanere intrappolati non solo i populisti ma anche gli antipopulisti. E’ la trappola paradossale del “ciascuno aspetti il suo turno”, a dispetto anche del buon senso.

            Proprio Draghi ha recentemente indicato come esempio lo scrupolo col quale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, recandosi disciplinatamente di persona all’ospedale romano Spallanzani, si è vaccinato sulla soglia, diciamo così, degli 80 anni regolamentari, che compirà il 23 luglio prossimo. Il presidente del Consiglio ne ha compiuto solo 73 il 3 settembre scorso. Non parliamo poi, per la Francia, di Emmanuel Macron, che ha compiuto solo 43 anni nello scorso mese di dicembre.

            Senza volere improvvisare un’edizione speciale di “Scherzi a parte”, mi verrebbe voglia di auspicare, una volta sbloccata la praticabilità dell’AstraZeneca, una corsa a Palazzo Chigi di quel bravo….Figliuolo del generale di Corpo d’Armata degli alpini, ancora fresco di nomina a commissario straordinario dell’emergenza pandemica, per fare iniettare una dose di quel vaccino da medici e infermieri militari  ad un Draghi disposto pure lui a saltare il turno nell’interesse superiore del Paese.  Che lo stesso Draghi è stato chiamato a governare dal capo dello Stato con tanto di fiducia regolarmente concessagli poi dal Parlamento. Con un tale onere sulle spalle, il signor Presidente del Consiglio avrà pure il diritto e il dovere di cautelarsi e cautelarci.

 

 

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it http://www.policymakermag.it

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