Dario Franceschini contraddetto dalla moglie nel giudizio politico sui grillini

Non so, francamente, se fra i più convinti ma di sicuro fra i più esposti nel Pd a favore del carattere non tattico ma strategico dell’alleanza di governo con i grillini, estendendola quindi il più possibile in periferia, il ministro Dario Franceschini ha qualche motivo più di altri per riflettere sull’intervista rilasciata al Corriere della Sera dalla giovane moglie Michela Di Biase. Che lui conobbe, innamorandosene, come lei stessa ha voluto precisare per smentire di averne ricavato chissà quali vantaggi politici, quando era già capogruppo del Pd in Campidoglio, prima di essere eletta al Consiglio regionale del Lazio.

Come capogruppo capitolina del Pd la signora si era già guadagnata dai colleghi di partito e da altri la qualifica dell’”anti-Raggi” per la puntigliosa denuncia -ha ricordato- delle “storture” della sindaca grillina. Che con un coraggio pari, secondo me, alla temerarietà ha Virginia Raggi.jpegappena confermato di volersi ricandidare l’anno prossimo, nonostante Beppe Grillo in persona avesse cercato nei mesi scorsi di dissuaderla dicendo, o facendo scrivere in rime romanesche ad un amico sul suo blog, che i cittadini della Capitale non la “meritano”.

“Daje”, ha detto invece adesso il fondatore, garante, “elevato” e quant’altro del Movimento 5 Stelle arrendendosi anche lui -temo-al caos in cui si è trasformato quello che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte l’anno scorso, dopo il dimezzamento subìto nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo rispetto ai voti del 2018, definì generosamente “il travaglio” politico e identitario del partito che lo aveva portato a Palazzo Chigi.

“Mi dispiace -ha detto la signora Franceschini al Corriere– che Raggi non voglia fare un’operazione verità su se stessa e l’operato della giunta. Non so come faccia ad affermare che i conti sono Di Biase al Corrierein ordine, visto che non si presenta all’approvazione dei bilanci come socio Ama, l’azienda municipalizzata” forse più invisa ai romani, oltre che più dissestata, per i rifiuti che sovrastano e impuzzolentiscono la città. Dove ci sono “quartieri interi” -ha raccontato l’ex capogruppo del Pd in Campidoglio- in cui la spazzatura non è stata raccolta per 40 giorni di seguito”.

Per fortuna della Raggi l’intervistata dal Corriere né di suo né stimolata dalle domande ha parlato delle condizioni delle strade e del traffico a Roma. Dove la sindaca ha appena assicurato che entro la scadenza del suo mandato avrà fatto “sistemare 780 degli 800 chilometri di strada” del territorio comunale. Peccato che alla fine dell’operazione -lo scommetto- saranno moltissimi i romani convinti di vivere e di muoversi nei 20 chilometri mancanti della bonifica immaginata dalla sindaca uscente.

Dalla sua postazione attuale del Consiglio regionale del Lazio, dove pure il Pd  con Nicola Zingaretti nella doppia veste di segretario del partito e di “governatore” ha un rapporto abbastanza buono con l’opposizione grillina. Michela Di Biase ha indicato i pentastellati come “i capponi di Renzo che si beccano tra di loro” e la Raggi in Campidoglio contemporaneamente “eterodiretta” dal suo movimento, che infatti quasi si vantò all’inizio del mandato di averla “commissariata”, ed “egoriferita”, cioè accentatrice e impegnata Manifeso su Raggi.jpega “pensare a se stessa”, ridotta ormai su facebook a “festeggiare cose ordinarie come l’accensione dei lampioni”, o a raccontare balle come quella degli “autobus che vanno a fuoco per colpa del Pd”. O a riproporsi sindaca per evitare che tornino a mangiare quelli di prima, cioè i piddini, non rendendosi conto che ormai non c’è più neppure “la tavola” a cui sedersi per come le cose sono state ridotte in Campidoglio. Non ha evidentemente torto il manifesto a parlare della Raggi come di un rischio capitale con un felice gioco di parole e immagini su tutta la prima pagina.

In questa situazione così degradata è comprensibile che la signora Franceschini, anagraficamente anche  più fresca della Raggi con i suoi 39 anni contro i 42 della sindaca, si sia sentita  tentata dall’idea prospettale dall’intervistatrice del Corriere, pratica di politica come Monica Guerzoni, di partecipare alle primarie prospettate dal grande consigliere o suggeritore di Zingaretti, che è Goffredo Bettini, per trovare il candidato o la candidata da contrapporre per il centrosinistra alla Raggi. Ma la signora  parteciperebbe alle primarie “non certo per vedere l’effetto che fa”, secondo le parole della giornalista prese da una “celebre canzone”.

La partecipazione della signora Franceschini alla gara del Campidoglio sarebbe vera, con buona pace -penso- anche di quelli del Fatto Quotidiano che hanno appena attribuito alle primarie di Bettini il machiavellico progetto di lasciare uscire dalla consultazione interna al Pd, vista la indisponibilità sinora annunciata da pezzi da novanta come Enrico Letta e Domenico Sassoli, un somarello, o una somarella, da eliminare dalla partita nel primo turno. Così arriverebbero al ballottaggio il candidato o la candidata del centrodestra e una Raggi da fare ingoiare all’elettorato di sinistra in chiave antileghista o anti-destra, intesa più in generale.

Sarebbe un po’ la ripetizione dello schema di gioco della crisi di governo dell’estate scorsa: accettare il governo con i grillini, senza neppure la discontinuità in Campidoglio,  come a Palazzo Chigi, pur di non darla vinta allo schieramento dove la Lega continua ad essere la forza trainante, pur tallonata dai fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Che peraltro a Roma è gia forte di suo, e lo sarebbe ancora di più se accettasse di candidarsi direttamente a sindaca.

In fondo neppure al Fatto Quotidiano debbono credere davvero, con o senza l’arrampicatura sugli specchi La Cattiveria sulla Raggi.jpegdi Bettini, alla partita capitolina della Raggi se le hanno dedicato la “cattiveria” di giornata sulla prima pagina paragonando alla “seggiovia” da lei proposta a Roma per collegare due parti peraltro vicinissime della città al tunnel appena lanciato dal presidente del Consiglio Conte come alternativa al ponte sullo Stretto di Messina.

 

 

 

Pubblicato sul Dubbio

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